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Yara, niente impronte digitali su sim e iPod Difficile ricostruire il profilo dell’assassino

Dettagli che stridono tra loro. Da un lato un’esecuzione non da professionista del crimine, dall’altro particolari che fanno pensare ad una persona preparata.

Sembra davvero difficile per gli investigatori ricostruire un profilo dell’assassino di Yara Gambirasio. Tante ipotesi non sono escluse: potrebbero aver agito una o più persone. In azione, forse, anche una donna, ma sono tutte circostanze da verificare che per ora non trovano assolutamente riscontro. Da un lato finora sono emersi dettagli sulla morte di Yara che fanno pensare ad un omicidio consumato in modo approssimativo, un omicidio d’impeto si è detto e scritto più volte. Ma dall’altro altri elementi ormai certi fanno anche pensare ad un assassino preparato, che sapeva il fatto suo, che si è anche ben guardato dal lasciare impronte digitali sugli oggetti che Yara aveva con sè: la sim card del telefonino e l’iPod, ritrovati nei vestiti della ragazzina.
C’è poi il caso, lo ripetiamo, del cellulare di Yara che si spegne alle 18,55, solo 11 minuti dopo l’ultimo segnale di vita dato dalla ragazzina, con un sms ad un’amica della ginnastica ritmica. Chi ha spento o ha fatto spegnere a Yara il cellulare non aveva certo buone intenzioni, voleva cancellare ogni traccia della ragazzina. C’è la circostanza del possibile passaggio al cantiere di Mapello da parte di Yara e del suo rapitore. Quale maniaco sessuale porterebbe una ragazzina sequestrata in un cantiere dove gli operai dormono anche di notte, per di più attorno alle 7 di sera quando qualcuno forse è ancora al lavoro? E ci sono le ultime indiscrezioni sui rilievi del Ris di Parma e della polizia scientifica: nessuna impronta digitale di estranei sulla sim telefonica e sull’iPod di Yara. Per non dire di eventuali tracce biologiche, quindi di dna, sul corpo della ginnasta: finora le analisi non hanno portato a nessun risultato. Dal cadavere e dai vestiti è stato isolato un certo quantitativo di materiale: non si trova però nessun codice genetico, almeno per ora.
Sono dettagli che non fanno pensare ad uno sprovveduto, ad una persona che ha agito d’impeto. D’altro canto però c’è stato l’omicidio, sul quale anche ieri (8 marzo), un giornale come il Messaggero proponeva una possibile ricostruzione: l’assassino che si lascia sfuggire Yara dall’auto nel campo di Chignolo, la raggiunge, tenta di sferrarle alcuni colpi d’arma da taglio, non riesce a colpirla al meglio, le provoca solo ferite superficiali. Poi la soffoca, standole addosso con il suo peso. Quindi dovremmo credere ad un omicida che ha agito prima in modo perfetto, senza nemmeno lasciare una traccia di Yara al momento del sequestro, e poi d’istinto, d’impeto, da dilettante del crimine. Un giallo davvero oscuro.  

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