Yara, la procura prende tempo Notizie non buone dal Ris di Parma
“Serviranno settimane per i risultati dell’autopsia”. Ancora analisi da fare all’istituto di Medicina legale di Milano. E le prime notizie da Parma non sono positive: niente dna.
"Speriamo bene, l’ottimismo è un obbligo del nostro mestiere": è un obbligo, appunto. Lo dice
chiaramente un investigatore al lavoro sul caso di Yara Gambirasio. Le sue parole tradiscono un ottimismo forzato, dovuto, che non rispecchia purtroppo la realtà anche dopo il ritrovamento del cadavere della giovanissima ginnasta, il 26 febbraio a Chignolo d’Isola.
Il quadro delle indagini utili per acciuffare "l’orco" resta ad un livello che sembra desolante. Dall’autopsia del 28 febbraio non è ancora emersa la causa esatta del decesso di Yara, forse lo strangolamento. La relazione preliminare dell’esame autoptico deve essere ancora consegnata al pm, che oggi in poche parole ha fatto capire che "serviranno settimane per avere il quadro completo dei risultati dell’autopsia". E all’istituto di medicina legale sono ancora in corso alcune analisi, probabilmente di carattere istologico.
Intanto da Parma non arrivano proprie notizie confortanti. E’ chiaro che le indagini prenderebbero una piega positiva se sul cadavere e sui vestiti di Yara venissero trovate tracce di dna. Per ora non è così. Nè dna nè impronte digitali utili. E senza questi indizi, o queste prove, dovremmo tornare a considerare le indagini al punto zero, come se il 26 febbraio non fosse accaduto nulla. E invece qualcosa, di drammatico, c’è stato. Yara è stata uccisa.






















































