Cellulare spento, cantiere e ritrovamento Tutti i dubbi sul grande giallo di Yara
Il presunto passaggio al cantiere e il cellulare spento quasi immediatamente fanno pensare ad un’azione premeditata. Ma le modalit?? dell’omicidio vanno in direzione opposta.
Non sono pochi i nodi ancora da sciogliere sulla scomparsa e l’omicidio di Yara Gambirasio, la
giovane studentessa e ginnasta di 13 anni, scomparsa da Brembate Sopra nel tardo pomeriggio del 26 novembre e ritrovata cadavere in un campo di via Bedeschi, a Chignolo d’Isola, sabato 26 febbraio.
IL CELLULARE SPENTO SUBITO
Il cellulare di Yara si è spento alle 18,55 di quel 26 novembre. Undici minuti prima la ragazzina aveva risposto al messaggio di un’amica, tranquillamente. In undici minuti qualcuno l’ha rapita e le ha spento il cellulare: quasi una dichiarazione di intenti, come se l’aguzzino della giovanissima avesse intenzioni già programmate. Un’azione organizzata? I rilievi di questi giorni, le presunte modalità di azione dell’omicida, fanno invece pensare ad un delitto non premeditato e non organizzato.
IL CANTIERE DI MAPELLO
Il fiuto dei cani molecolari che ha portato al cantiere del nuovo centro commerciale di Mapello è un elemento mai chiarito. Qualcuno ha preso Yara nei pressi del centro sportivo di Brembate Sopra per poi portarla al cantiere, tenerla lì alcune ore e poi portarla via? Sarebbe anche in questo caso una mossa organizzata e premeditata, di qualcuno che si sentiva tranquillo nell’entrare nel cantiere. Ma è una mossa che non ha mai trovato conferme, anche se i carabinieri restano convinti di quel passaggio a Mapello.
IL RITROVAMENTO DEL CORPO
Yara è stata ritrovata il 26 febbraio. Una coincidenza quasi incredibile, tre mesi dopo la scomparsa. Il cadavere era a 500 metri dal comando della polizia locale dell’Isola Bergamasca, dove sono state coordinate le ricerche. A soli 300 metri dal ritrovamento, la mattina del 15 gennaio, del corpo di Eddy Castillo, il ragazzo di origini dominicane che viveva ad Almenno San Bartolomeo, ucciso a botte. Coincidenze che in un primo momento hanno fatto pensare che il ritrovamento non poteva essere casuale, che forse qualcuno aveva portato Yara in quel campo di Chignolo proprio nei giorni a ridosso del 26 febbraio, per far ritrovare il cadavere. Ma la lieve inclinatura del terreno nel punto in cui era il corpo, e le ricerche che probabilmente in quel campo non sono state effettuate proprio a tappeto, fanno invece pensare che il corpo della piccola Yara fosse lì fin dall’omicidio, forse proprio il 26 novembre.
I VESTITI NON TAGLIATI
Yara Gambirasio al momento del ritrovamento indossava i vestiti che aveva il 26 novembre. Fuseaux neri, giubbetto, felpa, maglietta, scarpe da ginnastica. Sui vestiti, a parte un taglio sulle mutandine, non aveva segni di lacerazioni o tagli. Nessuno strappo violento. Anche in questo caso l’’indicazione di una mancata violenza sessuale premeditata, forse.
UN OMICIDIO NON ORGANIZZATO
Il cellulare, il trasporto al cantiere, il ritrovamento il 26 febbraio: in molti, anche tra gli inquirenti, in un primo momento hanno pensato dia vere a che fare con un killer che sa il fatto suo, che si è mosso senza sbavature. Ma le modalità dell’omicidio vanno in direzione esattamente opposta: almeno sei coltellate, o meglio fendenti d’arma da taglio, sul corpo di Yara, non sono state letali. Ferite superficiali. Nessun segno di violenza sessuale, e non è dato sapere se sul corpo ci sono tracce biologiche, di dna, riconducibili ad altre persone (un elemento fondamentale per le indagini). Un omicidio commesso forse da qualcuno che ha rapito Yara, voleva appartarsi con lei (ma allora perché spegnerle subito il cellulare), aveva con se un punteruolo o un coltello, è stato rifiutato e poi ha ucciso, forse soffocando la ragazzina dopo i fendenti.




































