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"Moto in montagna: troppi pregiudizi" - BergamoNews
La replica

“Moto in montagna: troppi pregiudizi”

Paolo Sesti, presidente della Federazione Motociclistica Italiana, risponde al Cai: non ?? vero che la montagna vada vissuta solo a piedi.

Paolo Sesti, presidente della Federazione Motociclistica Italiana interviene e replica alla lettera aperta del Cai che chiedeva un intervento di controllo e di sensibilizzazione per contrastare il danneggiamento dei sentieri da parte dei mezzi motorizzati che scorrazzano indisturbati in montagna (leggi la lettera del Cai).

L’obiettivo di salvaguardare il patrimonio della montagna e dalla sua rete sentieristica rappresenta uno degli obiettivi prioritari per i Motoclub, affiliati alla Federazione Motociclistica Italiana, allo scopo di promuovere il turismo naturalistico, storico culturale, rurale e agroalimentare, in piena sinergia con l’ambiente così come viene promosso dal CAI nella lettera.
In particolare, nella Provincia di Bergamo e nel resto del territorio nazionale, vengono organizzati numerosi eventi sportivi ed amatoriali che, con l’uso consapevole delle motociclette, portano un significativo contributo all’economia della comunità locale ove, con la presenza degli appassionati in moto, si ha la possibilità di far conoscere i prodotti nati dalla montagna e le attrattive naturalistiche locali.
Lo stesso Motoclub Bergamo ha fatto conoscere il nome della sua provincia a livello Mondiale organizzando eventi titolati a livello internazionale sul suo territorio ma ha anche “esportato” la sua professionalità oltre oceano per contribuire alla gestione dei medesimi eventi in altri continenti portando ai massimi livelli il nome della Provincia che ha visto nascere campioni sportivi nella disciplina motorizzata “fuoristrada”
Tale contributo positivo però vede anche il mantenimento in vita della rete dei sentieri e delle mulattiere dovuto alla presenza delle escursioni motorizzate amatoriali che, prevalentemente, vengono effettuate sui tracciati più impervi e meno utilizzati dall’escursionismo pedonale.
In moltissimi casi di questi particolari tracciati, senza la presenza dei motociclisti, se ne perderebbe la fruibilità, il ricordo e con essa anche la storia rurale del territorio che li ha visti nascere.
Le segnalazioni dei nostri associati riportano infatti situazioni sempre più evidenti di accettazione dell’escursionismo motorizzato da parte dei reali abitanti del territorio, le Amministrazioni pubbliche vedono positivamente la presenza di manifestazioni organizzate che valorizzano il territorio tanto che, per le stesse, se ne ottengono i patrocini dalle stesse amministrazioni.
Dal punto di vista della sicurezza si sono verificate situazioni in cui la presenza dei motociclisti è stata fondamentale per la salvezza di cercatori di funghi o di persone smarrite che sono state ritrovate prima che fosse troppo tardi.
Dal punto di vista etico invece può essere meno condivisibile la posizione espressa dal CAI circa la necessità di avvicinarsi alla montagna solo a piedi per “godere appieno di tutto il benessere fisico e spirituale che ci trasmette” perché esistono modi e situazioni compatibili con la montagna che non necessariamente escludono l’uso di attrezzature moderne.
L’arrampicata in montagna, gli impianti di risalita per lo sci, la presenza dei rifugi alpini (tra l’altro molti gestiti dal CAI), la mountain bike, il parapendio, l’equitazione permettono alle persone di vivere la montagna però prevedono lo sfruttamento di combustibili fossili, l’utilizzo di mezzi a motore per avvicinarsi alla montagna, la presenza significativa e permanente di infrastrutture che
probabilmente sono molto più incisive sull’ambiente montano rispetto all’escursionismo motorizzato.
Per il frequentatore della montagna in moto o a piedi la possibilità di trovarsi in un contesto naturalistico incontaminato è prevalente rispetto all’esigenza di mutare le caratteristiche dello stesso per creare condizioni di utilizzo in altri modi della stessa montagna.
Per natura però lo spirito di tolleranza che ci contraddistingue non ci porta a pensare che l’uso etico della montagna sia esclusivo solo di una determinata porzione di persone e solo per un fine esclusivo.
Certo, siamo consapevoli che un uso indiscriminato del mezzo a motore può essere critico, infatti questa Federazione sta attivando iniziative specifiche finalizzate alla mitigazione di possibili impatti derivanti dall’attività motociclistica su viabilità a fondo naturale.
Obiettivo prioritario è perciò la riduzione delle emissioni dei mezzi a motore, la condivisione pubblica della natura sportiva di parte dell’attività motorizzata che trova una sua precisa collocazione nell’ambito delle attività del CONI, la promozione di borse di studio finalizzate a creare una nuova figura di esperti che possano generare ulteriori soluzioni indirizzate alla di riduzione dei potenziali impatti che si creerebbero da un uso indiscriminato dei veicoli a motore.
Siamo certi che quanto rappresentato dalla nota del CAI sia dovuta ad una visione incompleta del contesto dell’utilizzo dei mezzi meccanici in montagna, purtroppo probabilmente dovuta ad una visione etica che tiene conto di determinati aspetti pregiudiziali che, in realtà, trova meno riscontro tra le persone che “abitano” e conoscono la montagna ed il territorio.
In rete, in occasione dell’approvazione del Documento del Comitato Centrale nel 2006, lo stesso CAI promulgò un sondaggio sull’uso dei mezzi a motore che vide un netto vantaggio per questi ultimi rispetto a chi invece era contrario.
Nonostante ciò questa Federazione rimane disponibile ad aprire con gli organismi interessati un momento di confronto e concertazione sull’utilizzo dei mezzi a motore in montagna con l’obiettivo di condividere un percorso di ulteriore miglioramento sulla sostenibilità delle nostre discipline sportive ed escursionistiche in moto.

Cordialità
Paolo Sesti

LETTERA APERTA
Il Cai si mobilita: ora basta danneggiare con le moto i sentieri di montagna

IL CASO

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