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Casari, un bergamasco in Bolivia Quando la solidariet?? si fa stile di vita fotogallery

E??? soddisfatto Massimo Casari: il Confiab rinnover?? il finanziamento per la borsa di studio ai suoi ragazzi. I suoi ragazzi sono i giovani boliviani che lui, il figlio del'indimenticato portiere atalantino,da 17 anni segue con attenzione e concretezza.

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E’ soddisfatto Massimo Casari, ha appena avuto la conferma che il Confiab dell’Associazione artigiani di Bergamo rinnoverà il finanziamento per la borsa di studio per la scuola tecnica triennale che propone ai suoi ragazzi. I suoi ragazzi sono i giovani boliviani che Casari da 17 anni segue con attenzione e concretezza attraverso due diversi progetti.
Ma andiamo con ordine. Aveva poco più di 30 anni e praticamente tutto dalla vita nel 1987 Massimo Casari, figlio del Bepi, l’indimenticato portiere atalantino oggi 89enne. “Vendevo auto e quell’anno, ero senza fidanzata, volevo fare una vacanza diversa. Mi hanno consigliato la Bolivia. Attraverso il patronato San Vincenzo sono approdato alla Ciudad de los Ninos seguita da padre Arturo Berta, persona ricca d’umanità ed entusiasmo. Mi si è aperto un mondo”.
L’anno successivo il ritorno, con un po’ di soldi che da Bergamo gli han dato per i bambini, qualche centomila lire non di più. Poi di nuovo negli anni successivi. Nel ’92 la svolta: “Stavo ampliando il salone e i miei soci mi han detto ‘vai adesso in Bolivia perché poi con questo impegno non ti muovi più’. Ebbene sono stato sei mesi e poi ho deciso di fermarmi lì”.
Cosa c’era di tanto attraente lì, a Cochabamba e dintorni? Appena fuori dalla città c’era Danilo Gotti di Villa d’Almè che aveva aperto una casa nella quale ospitava una ventina di ragazzi della zona. Una zona povera, in compenso ricca di problemi. E Massimo Casari gli dà una mano. Poi il destino gli fa incontrare la donna della sua vita, Veronica, una psicologa boliviana che la laurea l’aveva presa a San Paolo del Brasile e che era tornata dopo la morte del padre con l’intenzione però di ripartire con la mamma per il Brasile. “Invece ci siamo conosciuti e si è fermata lì, poi ci siamo sposati. In quel periodo ho iniziato insieme a un sacerdote spagnolo, padre Raul, un progetto di adozioni a distanza attraverso gli Stati Uniti. Ma era un impegno più burocratico che pratico, non faceva per me. Così ho deciso di aprire una casa per far lavorare le mamme: piccoli lavori artigianali, cose così. Anche in questo caso è sorto un problema: le mamme preferivano stare a casa a fare i lavoretti, così da noi sono cominciati ad arrivare i loro figli che avevano preso dimestichezza con la casa”. E’ quello il nucleo del progetto: un doposcuola, un’accoglienza quotidiana dei bambini e dei ragazzi che non solo vengono aiutati nei compiti, ma accuditi, seguiti… Il numero di bambini cresce. Massimo e Veronica costruiscono un vero e proprio centro: “Un oratorio aperto che oggi è frequentato da oltre trecento piccoli studenti dai 6 ai 18 anni al giorno. In due turni, mattino e pomeriggio, bimbi che altrimenti sarebbero per strada dopo la scuola trovano, insieme a una carezza e alla colazione o la merenda, la possibilità di fare i compiti, di giocare a calcio, al volley, di giocare tout court… Insomma una chance e una sicurezza per ragazzini con famiglie particolari, magari che vivono con gli zii perché i genitori sono emigrati, oppure che a casa non hanno neanche un tavolo per fare i compiti.
Il doposcuola va e negli anni, grazie anche ai contributi che arrivano da Bergamo e dai bergamaschi che aprono volentieri le porte (e i portafogli) al Casari, i ragazzi possono sperare di continuare gli studi, addirittura grazie alla borsa di studio del Confiab, frequentare un triennio tecnico meccanico al termine del quale spesso trovano un posto di lavoro. Poi a volte tornano a dare un mano come educatori o sostenitori del progetto.
Intanto il sostegno si allarga. Arriva l’Inter, poi l’Unicef: insieme propongono l’Inter Campus, e la fondazione di Casari diventa il riferimento in Bolivia per questa iniziativa che si propone di restituire ai bambini in difficoltà il diritto al gioco attraverso il pallone: “Mi ha aiutato Giacinto Facchetti che aveva conosciuto il nostro progetto”.
Ma, lo sapete come sono i bergamaschi. Non basta. E Massimo Casari decide di avviare un altro progetto: stavolta si tratta di adozioni a distanza: “C’era chi, e non pochi, mi diceva: bello il tuo impegno ma a me piace l’adozione a distanza. Detto fatto. A 70 chilometri da Cochabamba è nato Jatun Sonqo che nella lingua quechua vuol dire Cuore Grande. Siamo arrivati a 280 famiglie che ne sostengono altrettante, praticamente un piccolo paese. Abbiamo attrezzato un centro che comprende una decina di laboratori artigianali, la panetteria, salute, taglio e cucito….”.
Insomma, impegno senza sosta. E senza pubblicità. Tutto grazie al passaparola, allo stupore di chi vede cosa è nato lì grazie a Massimo Casari. E’ nato un mondo che spera e che Bergamo sostiene (col sindaco Roberto Bruni il gemellaggi Bergamo-Cochabamba, col sindaco Franco Tentorio la benemerenza). E sono tanti i giovani e meno giovani che decidono di trascorrere un periodo di volontariato in aiuto alla fondazione. Fondazione che ha un sito tramite cui è possibile trovare il modo per sostenerla (www.comitatocasari.org)
 
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Commenti

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  1. Scritto da verita'

    Tanto di cappello al Sig. Casari,fa piacere vedere che in un mondo come quello attuale,esistono ancora persone di cuore e generose che pensano al prossimo.E anche il padre Bepi campione sportivo,puo’ essere orgogliosop del figlio campione di umanita’.