Inaugurazione anno accademico
|Il rettore: “Ci aspettano grandi sfide, siamo in ritardo”
Parole amare quelle del rettore Stefano Paleari all???inaugurazione dell???anno accademico. Le sfide che attendono l???Universit?? di Bergamo sono ardue.
“Siamo stati molto tempo di fronte alla possibilità che la cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico non si potesse svolgere”. Parole amare quelle del rettore Stefano Paleari dal pulpito del teatro Sociale per l’inaugurazione dell’anno accademico. Le sfide che attendono l’Università di Bergamo, come tutte le altre in Italia, sono ardue. E per vincerle il paese deve colmare un gap
importante. “Era da molto tempo che l’Università non si trovava al centro dell’attenzione della politica e della discussione comune – hadetto nel suo intervento il rettore Paleari -. Si tratta di un fatto positivo che ha indotto tutti a una riflessione più approfondita sulla sua importanza per lo sviluppo culturale, sociale ed economico del Paese. Anche la nostra Università ha visto ridursi i finanziamenti dello Stato per il 2010.
Una decisione che si inserisce nella diminuzione delle risorse al sistema universitario pari al 3,7% per il 2010 e in ulteriore contrazione per il prossimo biennio. Peraltro, la comunicazione delle risorse da utilizzare per l’anno appena trascorso è giunta nell’anno successivo, fortunatamente prima di questa giornata.
Voglio credere che questo fatto sia riconducibile a quanto avvenuto nel 2010 fino all’approvazione della Riforma dell’Università. Anche per questo, l’anno che si è appena chiuso, potrebbe consegnare al passato un’epoca intera e quello
che si apre è probabilmente il primo anno di un nuovo corso.
Proprio per riconoscere l’importanza di quanto approvato dagli organi legislativi, accettando fino in fondo la sfida della comparazione anche internazionale, chiedo sin da ora un rapporto corretto tra Università e Stato, tra legali rappresentanti della stessa e potere esecutivo. Un rapporto nel quale siano chiari i diritti e i doveri di ciascuno. Anche le cattive notizie, mi riferisco alle risorse, quando note con anticipo e chiarezza, consentono una programmazione e una costruttiva capacità di reazione.
Il costo annuo per lo Stato dell’Università italiana è di circa 115 euro per abitante. Visto dalla Provincia di Bergamo, l’Università degli Studi di Bergamo costa 35 € all’anno per abitante. Il reddito procapite italiano annuo è superiore ai 24.000 €. E’ importante avere questo riferimento. E’ giusto infatti ridurre sprechi e inefficienze, giusto adottare un codice etico, giuste tante altre cose che fanno parte di questa nuova Riforma e giuste tante altre che non ci sono,
ma se uno Stato non può sostenere 100 € all’anno per persona per avere un sistema di didattica avanzata e di ricerca, é bene che si sfili dai Paesi che hanno ancora qualcosa da dire al mondo.
Come ha ricordato il Presidente della Repubblica nel suo messaggio di fine anno le risorse per la cultura, la scuola e l’Università vanno trovate pur in un quadro di rinnovato rigore delle finanze pubbliche. E’ un fatto positivo quindi che il sistema educativo abbia ritrovato l’attenzione della comunità; d’altro canto, molte delle nostre rapide conquiste, economiche e non, sono il frutto della diffusione della conoscenza su ampi strati della popolazione come mai in passato. Prima di chiedere un percorso di sostegno economico adeguato è legittimo, tuttavia, domandarsi su quali basi ideali poggi l’Università italiana.
Più precisamente: quale ruolo, quali valori e quali politiche. Nello svolgere questo pensiero mi permetterò di confutare quelli che ritengo in gran parte luoghi comuni. Il presente è difficile e il futuro non sarà facile. Anche quando la crisi economica e finanziaria sarà terminata o metabolizzata il modello passato della crescita e del debito non saranno più perseguibili e questo avrà degli effetti anche per l’Università.
Ne siamo consapevoli. Ma questo non ci impedisce di immaginare un futuro e di contribuire a costruire il domani, con passione ed entusiasmo. Se dobbiamo riscaldare qualcosa ebbene riscaldiamo i cuori. Cerchiamo fiducia e diamo fiducia. La fiducia, termine che non deve intendersi né come “affidamento cieco” né come atto formale ritirabile in ogni momento. Avere fiducia significa essere attrezzati o muoversi per esserlo per affrontare la vita e il mondo. Possiamo farlo per il sistema educativo, per l’Università, per la Città, per il Paese. Siamo molto in ritardo rispetto alle sfide che ci attendono e questa è la mia unica e grande preoccupazione.





