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Bergamo e il Risorgimento La storia, i volontari, gli eroi fotogallery

Carlo Salvioni, presidente degli Amici del Museo, ha preparato una sintesi della storia risorgimentale bergamasca, una ricostruzione comunque corposa (sono una quindicina di pagine) che vi proponiamo in questi giorni di attesa per l'arrivo del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

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Carlo Salvioni, presidente degli Amici del Museo Storico,  ha preparato una sintesi della storia risorgimentale bergamasca, avvalendosi dei testi di Bortolo Belotti e delle 180 biografie dei volontari bergamaschi. Si tratta di una ricostruzione comunque corposa (sono una quindicina di pagine) che vi proponiamo in questi giorni di attesa per l’arrivo del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che a Bergamo viene proprio per celebrare la Città dei Mille. Abbiamo deciso di offrire come introduzione quella che per Carlo Salvioni è la chiusura del lavoro, un lavoro che utilizza come spunto durante gli incontri a tema.
 
BERGAMO PER L’UNITA’ D’ITALIA

La partecipazione di Bergamo al Risorgimento è stata soprattutto la storia di alcune migliaia di giovani appartenenti a quel popolo di operai, artigiani, studenti, insegnanti, professionisti, che spinti dall’amore per la libertà e l’unità della patria italiana, non hanno esitato a rischiare la propria vita, spesso ancora acerba, per il grande ideale che li animava.
L’età romantica è stata un’epoca di forti passioni, difficile, a volte, da capire nel nostro tempo così segnato dalla sola dimensione dell’”homo oeconomicus”. Ma così è stato e fino a un certo punto reggono le analisi fondate prevalentemente sull’interesse all’allargamento dei mercati che avrebbe mosso la borghesia, in specie lombarda, al compimento del disegno unitario. I figli del popolo bergamasco accorsero generosamente al richiamo di Garibaldi con il quale stabilirono un rapporto speciale fin dal primo incontro di quell’estate del 1848 e che non sarebbe mai più cessato, al punto che ancora oggi i discendenti di quei volontari, a distanza di tanti anni trascorsi, si fanno giusto vanto dell’appartenenza a una stirpe che suscita sempre la nostra gratitudine e il nostro rispetto. Essi hanno scritto una pagina, tra le non molte della nostra recente storia, di cui non ci dobbiamo vergognare

Il 20 gennaio 1960 il Presidente della Repubblica Gronchi concedeva alla Città di Bergamo la facoltà di accompagnare lo stemma cittadino con l’iscrizione “Bergamo Città dei Mille”; la richiesta, avanzata dalla Città di Bergamo l’8 maggio 1959, riprendeva compiutamente una frase di Giuseppe Garibaldi, il quale, dopo la raggiunta Unità d’Italia, aveva individuato Bergamo come rappresentante dell’intero processo di Unità nazionale.
Così da Caprera scriveva il 10 febbraio 1861 il Generale a Giovanni Battista Camozzi, primo sindaco di Bergamo nell’Italia unita:

“Caro Camozzi
Nella gioventù Lombarda, sempre pronta a lanciarsi nel pericolo per la redenzione della patria – e che partecipò alla prima spedizione di Sicilia e Napoli – contano in prima riga i prodi figli di Bergamo. Se la provvidenza ha deciso ch’io divida le ultime battaglie della patria per l’intiero suo affrancamento io legherò alla generazioni venture – accanto a quelle di Bergamo – il nome della città Italiana – che con più figli avrà gettato più ferro sulla bilancia liberatrice. Un caro saluto alla famiglia – Vostro
G. Garibaldi”

Non era solo quindi perché la provincia orobica aveva dato 180 dei propri uomini alla spedizione dei Mille partita da Quarto la notte tra il 5 e il 6 maggio 1860, ma, e diremmo soprattutto, perché i cittadini bergamaschi avevano contribuito a tutto il processo risorgimentale.
Ne ricorderemo qui le principali tappe:
• Nel marzo 1797 Bergamo è la prima delle città della Terraferma a ribellarsi a Venezia. Un’autentica rivoluzione non solo politica, ma anche culturale e negli stessi modi di vita. Ma Bergamo era andata oltre: terminata l’esperienza della Repubblica Bergamasca, aveva contribuito con un giurista d’eccezione, Marco Alessandri, a compilare il nuovo codice legislativo napoleonico del Regno d’Italia; i principali industriali della città e della provincia avevano partecipato ai Comizi di Lione; i migliori scienziati avevano contribuito a delineare le conoscenze del territorio nazionale (si pensi ad esempio a Maironi da Ponte) e a rifondare il sistema delle unità di peso e di misura (il matematico Lorenzo Mascheroni membro della commissione scientifica insediata a Sèvres).
• Nel 1848 Bergamo è ancora in prima fila durante la “primavera dei popoli”; la rivolta, che temporaneamente scaccerà gli austriaci dalla Città, è partecipata da una gran moltitudine di popolo sia nel capoluogo sia in provincia. Per questi fatti d’arme, Bergamo sarà insignita di medaglia d’oro, con decreto reale del 15 giugno 1899.
Medaglia veramente meritata. Infatti, alla notizia dell’insurrezione milanese anche Bergamo insorge e si combatte per cinque giornate, dal 18 al 22 marzo, a Borgo San Leonardo, a Porta Broseta, alle caserme di Santa Marta e Sant’Agostino, alle carceri di San Francesco e alla polveriera situata presso il cimitero di San Maurizio. Sono scontri duri, che vedono il coinvolgimento di buona parte della popolazione e l’intervento, accanto al popolo urbano, di gruppi di valligiani e di contadini, come testimoniano le cronache coeve. Il 20 marzo in Piazza Vecchia si innalza l’albero della libertà, questa volta coronato dal tricolore.
Tutte le truppe austriache, 1600 uomini divisi in 15 compagnie distribuite tra le caserme di Sant’Agostino, della Fara, di San Giovanni e il Lazzaretto, sono costrette ad abbandonare la città entro il 23 marzo.
Contemporaneamente da Bergamo e dalla provincia gruppi di volontari partono per Milano e determinante è il loro contributo nella presa di Porta Tosa (oggi Porta Vittoria). Fra i nomi di coloro che si distinguono nei diversi combattimenti figurano, tra gli altri, molti di coloro che poi partirono con Garibaldi (Francesco Nullo, Vittore Tasca, Daniele Piccinini). E’ in questi frangenti che i bergamaschi incontrano per la prima volta i principali uomini del Risorgimento italiano: ai primi di agosto si trovano a Bergamo Garibaldi, Cattaneo e Mazzini.
Con Garibaldi si crea subito un rapporto speciale che durerà per tutta l’epopea risorgimentale e oltre. Il 30/07/1848 Garibaldi arriva a Bergamo. Veste all’americana e i garibaldini della Legione italiana di Montevideo indossano la camicia rossa. Gli altri vestono nelle fogge più strane. Si stabiliscono al Lazzaretto e al Seminario, mentre Garibaldi è ospite in casa Camozzi alla Rocchetta. Gli erano stati affidati due compiti: contenere l’avanzata austriaca verso Brescia e, se ciò fosse stato impossibile, portarsi sull’Adda in direzione di Milano.
Anche Mazzini si sposta da Milano a Bergamo, dove il 3 agosto 1848, dal balcone di una casa in Piazza della Legna, oggi Piazza Pontida, parla ai cittadini richiamando la guerra di popolo. L’armistizio di Salasco firmato dai piemontesi il 9 agosto 1848 sancisce però la fine dei combattimenti e il rientro degli Austriaci in tutta la Lombardia. Anche a Bergamo molti di coloro che si erano compromessi nell’attività insurrezionale e nel Governo provvisorio prendono la via dell’esilio. Alcuni patrioti bergamaschi, di fede mazziniana, non si arrendono e sotto la guida di Federico Alborghetti alimentano per oltre due mesi, dal settembre al novembre del 1848, una guerriglia contro l’occupante.

Il 14 marzo 1849 il Ministero della Guerra del Regno di Sardegna incarica Gabriele Camozzi, esule a Torino, di mettersi a capo di una colonna di 150 Lombardi emigrati per penetrare in Lombardia e suscitare l’insurrezione nelle città pedemontane. Camozzi entra in Bergamo da Longuelo e trova la popolazione già in armi asserragliata in Rocca. Regge la città per cinque giorni, poi capitola e si dirige verso Brescia che dal 23 marzo combatte contro gli austriaci. La colonna Camozzi, composta da circa 800 giovani, suddivisi in 4 compagnie comandate da Carlo Crivelli, Ercoliano Bentivoglio, Agostino Locatelli, Eugenio Pezzoli, riesce ad arrivare alle porte della città, ma nel frattempo la “Leonessa d’Italia” dopo 10 giorni di durissimi combattimenti è stata costretta a capitolare. I bergamaschi vengono sorpresi dagli Austriaci a Ospitaletto, sulla strada del ritorno. 35 i caduti, 11 i prigionieri che furono fucilati il giorno seguente nella fossa del castello di Brescia, come riferiscono le memorie di chi partecipò all’impresa. Così Garibaldi avrebbe detto: “Camozzi. Modesto come una vergine, ma coll’animo di un Camillo, faceva risuonare le valli bergamasche del tonante suono del dovere e della solidarietà nazionale, e moveva con un pugno di bravi montanari al soccorso di Brescia”.
Gabriele Camozzi, condannato a morte in contumacia e a cui vengono confiscati gli averi, si rifugia a Lugano e successivamente a Genova nella villa dello Zerbino, dove il 31 dicembre 1858 verrà suonato per la prima volta l’inno di Garibaldi. Sarà eletto deputato al Parlamento Subalpino e, nell’aprile del 1860, con grande dispiacere del Generale, voterà per la cessione di Nizza alla Francia.
Non si devono inoltre dimenticare i bergamaschi che nel 1849 partecipano alle eroiche difese della Repubblica Romana (Francesco Nullo, Enrico Dall’Ovo, Caloandro Baroni, Lorenzo Balicco, Felice Airoldi, Antonio Rota, Bettino Grassi, Antonio David, Egidio Locatelli, Annibale Lombardini) e della Repubblica di Venezia (Michele Caffi e Pietro Paleocapa che rivestì anche la carica di Ministro).
Dopo il biennio rivoluzionario la repressione austriaca, personificata dal feld-maresciallo Radetzky, è durissima. Numerose le sentenze di morte emesse anche a Bergamo tra il 1848 e il 1851, eseguite con fucilazione alla Rocca e in S. Agostino e con impiccagione sulla spianata della Fara.

• E ancora: nella primavera del 1859 da Bergamo provengono quasi trecento volontari che si arruolano sia nell’esercito sabaudo, sia nel corpo dei “Cacciatori delle Alpi” guidato da Garibaldi, che sbaraglierà gli Austriaci e libererà definitivamente la Lombardia dall’occupazione austriaca. Un centinaio risultano arruolati nel corpo garibaldino alla vigilia della seconda guerra d’indipendenza, nell’aprile 1859, moltissimi altri (gli studi sui registri di arruolamento sono in corso) confluiscono nel reparto durante la campagna. Con il grado di maggiore troviamo tra il primo gruppo di arruolati Gabriele Camozzi, che viene inviato, segretamente, insieme a Francesco Nullo, in città il 7 giugno 1859, per preparare l’arrivo di Garibaldi. Il Generale entra in Bergamo l’8 successivo, da porta San Lorenzo, poi ribattezzata porta Garibaldi, senza trovare resistenza da parte delle truppe austriache che avevano lasciato nella notte la città e si erano dirette verso Brescia. Altre due colonne entrano per porta S. Caterina e porta Cologno. La prima bandiera tricolore appare da una finestra sopra il Caffè centrale del Sentierone. Il Generale, accolto da una folla enorme che gli tributa ogni onore, si intrattiene con semplicità con i cittadini festanti suscitando il più grande entusiasmo.
A Seriate un migliaio di austriaci vengono messi in fuga dai Cacciatori guidati da Narciso Bronzetti. Nello scontro muoiono Torquato Canetta e Francesco Decò, milanesi, studenti dell’Università di Pavia.

Il 12 febbraio 1860 viene eletto primo sindaco di Bergamo libera Giovan Battista Camozzi, fratello di Gabriele. E già nella primavera di quell’anno si diffonde la voce che Garibaldi stia preparando una spedizione di volontari per sostenere i patrioti siciliani insorti contro il regime borbonico. Gli arruolamenti a Bergamo iniziano dopo il 20 aprile a cura di Francesco Nullo e Francesco Cucchi presso il Teatrino dei Filodrammatici di via Borfuro, nel cuore del Borgo S. Leonardo. Nonostante i volontari scelti siano 180, dopo un’accurata selezione che privilegia chi aveva già combattuto nelle campagne del ’48-49 e del ’59, la sera del 3 maggio, alla stazione ferroviaria di Bergamo si presentano in 300. Nuova selezione, una volta arrivati a Milano, e ordine di tornarsene a casa a tutti coloro che non avevano i requisiti richiesti. I volontari sono per il 60% giovani in età compresa tra i 18-22 anni, di provenienza soprattutto cittadina e di professione operai di mestiere. Numerosi anche gli studenti, liceali e universitari, e gli appartenenti alle categorie professionali, come insegnanti, medici e avvocati. I più giovani: Adolfo Biffi di Caprino Bergamasco, 13 anni e Guido Sylva, di 15 anni; il più pittoresco: Daniele Piccinini, di Pradalunga, veterano del ’48 e del ’59 e abbigliato in foggia piratesca. I bergamaschi sono i più numerosi rispetto a tutte le altre provenienze e si imbarcano, la notte tra il 5 e il 6 maggio, in prevalenza sul “Lombardo”. Il 7 maggio i due vapori della società Rubattino fanno scalo a Talamone per rifornirsi di armi. Nella sosta si distribuiscono i fucili e le camicie rosse, tinte a Gandino, la maggior parte dalla famiglia Fiori, secondo un modello già indossato dalla Legione garibaldina in Uruguay. I bergamaschi vengono riorganizzati e formano l’VIII Compagnia, al comando del pavese Bassini, detta poi, per il coraggio dimostrato in battaglia, “di ferro”. Francesco Nullo non ne fa parte, essendo stato assegnato al corpo delle “guide”. E’ in tale veste che entra per primo a Palermo sul suo cavallo, saltando la barricata di porta Termini e trascinandosi dietro i suoi uomini tra cui molti dei bergamaschi. Garibaldi lo promuove capitano (finirà la campagna con il grado di maggiore) e lo rispedisce a Bergamo per arruolare altri volontari. Nullo torna in città agli inizi di luglio e dispone, con il conte Albani, nuovi arruolamenti (circa trecento). Molti altri saranno poi, con le spedizioni successive, i volontari venuti da Bergamo, a ingrossare le file dell’esercito garibaldino fino alla decisiva battaglia del Volturno. Il Consiglio Comunale di Bergamo decreta, 24 maggio 1860, di istituire un libro d’onore in cui annotare tutti i nomi dei volontari e destinare una somma di denaro alle famiglie che si erano private di un sostegno di lavoro.

• Il 19 marzo 1861, sulla Gazzetta di Bergamo, appaiono queste parole : “Ieri a mezzogiorno il cannone, tuonando dalle mura di S. Giacomo, avvisava i cittadini bergamaschi, che l’amatissimo monarca Vittorio Emanuele venne proclamato Re d’Italia…l’Italia novella eroina, si asside al banchetto delle Nazioni. Ella ha rotto i suoi ceppi e vestita di regio paludamento si mostra ai popoli d’Europa e dice: riconoscete la mia indipendenza, io vi darò in contraccambio l’ordine e la pace, vi comunicherò il patrimonio delle mie scienze, delle mie lettere,delle mie arti. No, non si riderà più al nome d’Italia, ma si tacerà riverenti o si tremerà…”.

Dal 1 al 26 maggio 1862 Garibaldi è alle Terme di Trescore Balneario per curare alcuni reumatismi. L’8 maggio alcuni studenti del liceo di Bergamo gli fanno visita. Francesco Nullo e G. Battista Cattabene iniziano gli arruolamenti per una nuova spedizione che attui una sollevazione del Trentino. I registri degli arruolamenti dei volontari sono tenuti presso il caffè Carini in Contrada Broseta. Il 13 maggio il Cattabene viene arrestato a Genova. Vengono scoperti i documenti che descrivono i piani d’azione e le Prefetture di Bergamo e di Brescia intervengono con la forza a bloccare i volontari e i capi del movimento. Il 14 maggio Francesco Nullo è arrestato a Palazzolo sull’Oglio. Vengono arrestati altri volontari e dimostranti a Sarnico, Lovere e Alzano. I prigionieri sono condotti in parte a Bergamo e in parte a Brescia, mentre agitazioni popolari di piazza ne chiedono il rilascio. Nullo e Ambiveri vengono trasferiti alla cittadella di Alessandria. Garibaldi interviene e ottiene la liberazione di Nullo e di altri volontari. Di lì a pochi mesi Francesco Nullo sarà ancora una volta al fianco di Garibaldi nella spedizione dell’Aspromonte. Di nuovo incarcerato nel mese di agosto con gli altri partecipanti al tentativo militare e rinchiuso nella fortezza di Fenestrelle, verrà rimesso in libertà qualche mese dopo.

• Da Caprera, dove il Generale si trova in volontario esilio dopo i fatti di Aspromonte, giunge un proclama:” Non lasciate sola la Polonia!”. I patrioti polacchi, già compagni d’arme dei garibaldini nella difesa della Repubblica Romana e nella spedizione di Mille, sono insorti contro la Russia che li opprime con la sua occupazione. Francesco Nullo risponde all’invito di Garibaldi e organizza una spedizione di volontari italiani (ventidue, di cui sedici bergamaschi), francesi e polacchi, che parte in soccorso degli insorti, animata dallo “spirito di fratellanza” tra i popoli che caratterizza il programma democratico europeo. Finanziatore dell’impresa, oltre che partecipante, è il bergamasco Luigi Caroli. I volontari partono a piccoli gruppi, per non destare sospetti, con il treno per Vienna e da lì a Cracovia, epicentro della rivolta, tra il 19 e il 25 aprile 1863. Qui Nullo organizza la sua legione con l’apporto di altri volontari francesi e polacchi e ne assume il comando. La legione si scontra con i russi nella periferia di Cracovia, a Olkutz, e nello scontro armato l’eroe garibaldino cade sul campo di battaglia. E’ il 5 maggio 1863. La legione si sfalda. Parte dei combattenti riesce a fuggire. Altri sono presi prigionieri dai russi. Luigi Caroli, Ambrogio Giupponi e Alessandro Venanzio sono deportati in Siberia. Caroli morirà nella terribile prigionia. Venanzio e Giupponi grazie ad un’amnistia potranno nel 1866 tornare a Bergamo.

Nel giugno 1866 Gabriele Camozzi, nominato generale della Guardia Nazionale, viene inviato in Sicilia per riorganizzare il reparto e riportare ordine a Palermo dopo cinque anni di malcontento popolare e repressioni militari. Affronta il 15 settembre una nuova, grave sommossa dove rischia la vita, salvandosi grazie alla determinazione sua e di pochi uomini rimasti fedeli. Nelle parole che scrive a sua moglie, Alba Coralli, vi è tutta l’amarezza del presente e la consapevolezza di combattere contro il popolo italiano al cui riscatto aveva dedicato l’esistenza: ”Comincio questa mia due giorni dopo aver lasciato al Municipio dopo due giorni di combattimento e solo quando eravamo senza pane, senz’acqua e senza munizioni! Credo di non aver mancato al mio dovere, ma è un dovere troppo crudele quello di dover far fuoco sopra individui italiani…”. Camozzi torna a Palermo ancora due volte per proseguire nella riorganizzazione della Guardia nazionale locale, lasciando definitivamente l’isola il 26 luglio 1867: la sua opera è il contributo di un patriota, non fondato sullo slancio entuisasta ma sul senso del dovere, alla vita del giovane stato unitario.
Ma il 1866 è anche l’anno della terza guerra di indipendenza. I patrioti bergamaschi accorreranno ancora una volta ad arruolarsi nei Cacciatori delle Alpi sotto il comando di Garibaldi. Lo faranno soprattutto per la devozione che nutrono per il loro Generale, dimentichi, ma non troppo, delle disillusioni patite, in particolare per i fatti dell’Aspromonte. Sintomatico il comportamento di Daniele Piccinini, uno dei più valorosi. Si arruolerà, ma rinuncerà ostentatamente ai gradi di capitano che si era conquistato con grande coraggio nella spedizione dei Mille. Il 17 giugno 1866 Garibaldi è a Bergamo e accompagnato da Francesco Cucchi vede sfilare sul Campo di Marte due battaglioni di volontari al comando dei maggiori Mosto e Castellini. Sul campo di battaglia di Bezzecca i due fratelli Luigi e Francesco Cucchi si guadagneranno uno la medaglia di bronzo e l’altro quella d’argento al valor militare.
Il coraggio e l’abnegazione dimostrati sui campi di battaglia porteranno alcuni dei più significativi rappresentanti del Risorgimento bergamasco nelle aule parlamentari. Gabriele Camozzi, che già era stato deputato subalpino, siederà sui banchi della Destra Storica dalla VII (1862) alla X Legislatura (1867-1869), sempre eletto nel Collegio di Trescore Balneario. Vittore Tasca sarà in Parlamento per le legislature XI (1870-74), XIII (1876-1880), XVI (1886-1890), XVII (1890-1892) tra i deputati della Sinistra. Così come Luigi Cucchi, fratello di Francesco, che rappresenterà il Collegio di Zogno e successivamente quello di Bergamo tra il 1876 e il 1897. E lo stesso Francesco milita nelle file parlamentari della sinistra dal 1876 al 1892 per il collegio di Sondrio. Un cenno a parte merita Giovan Battista Camozzi che cederà il suo Collegio di Bergamo a Silvio Spaventa, rimasto privo del seggio parlamentare nel suo Collegio di Vasto, per le oblique manovre del barone Nicotera, Ministro dell’Interno con l’avvento della Sinistra storica al potere.

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Commenti

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  1. Scritto da giada

    la storia si è fermata e non si ha neppure voglia di ricordare
    sembra di rivivere un dopoguerra dove tutti si appropriano di qualcosa a disposizione, non ci sono regole e qui parlo di immigrazione… svegliatevi invece a farle rispettare , e dite no a questa immigrazione se veramente ci tenete all’italia, altrimenti sono tutte balle politiche per la vostra poltrona.

  2. Scritto da Il giusto

    @3
    Si parla di VINCITORI e VINTI nella storia. Indipendentemente se sono DITTATURE oDEMOCRAZIE.
    Chi vince ha SEMPRE ragione, e scrive la storia come gli pare, sia che sia in regime di DITTATURA che di DEMOCRAZIA.
    Il SEMPRE ed il QUALCHE VOLTA sono distinzioni faziose.
    La grande DEMOCRAZIA Americana, per esempio ne ha combinate peggio che bertoldo, ma la sua storia è SEMPRE scritta in modo da essere sempre dalla parte del giusto.
    Idem la guerra partigiana in Italia. Solo loro sembrano santi.

  3. Scritto da claudio carminati

    Grazie signor Salvioni, il suo intervento è quanto di più concreto e necessario di cui oggi abbiamo bisogno.C’è chi dice che la storia insegni a tutti gli uomini. Non è vero, si tratta di una banalità retorica. La storia insegna a chi vuole imparare, ed in quest’ultima categoria non ci sono i fanatici, innanzitutto, e chi comunque per ignoranza o preconcetto non vuole ascoltare gli insegnamenti del passato.
    Per dirla con una frase fatta:La storia è maestra di vita, l’uomo un pessimo allievo!

  4. Scritto da claudio carminati

    E’vero, signor Pippo, che la storia è spesso scritta dai vincitori. Ciò accade SEMPRE nelle dittature, QUALCHE VOLTA anche nelle Democrazie. Ma ci sono accadimenti che non possono essere INTERPRETATI, come i fatti di cui narra il signor Salvioni. Per chi volesse avere comunque nozioni più approfondite e riportanti fatti storici raccontati sia da una parte che dall’altra, esistono libri e documenti alla portata di tutti.Basta aver voglia di leggerli.

  5. Scritto da pippo

    ma quali eroi….
    smettiamola di far diventare eroi chiunque…..
    bisognerebbe ridisegnare la storia spiegando che la stessa viene scritta da coloro che vincono le guerre, ma non per questa la cosa che viene fatta sia sempre quella giusta.

  6. Scritto da Gigi

    Tutte le storie hanno un comune denominatore che le fà nascere vivere evolvere cambiare e poi morire per fare posto ad altre. Questo è il DENARO . In tutte le guerre e i conflitti le persone abili (chi comanda) ti cambiano la parola denaro con altre Ideale – Patria – Unità – Democrazia – Pace all fine è sempre un grande teatro dove si vive e si muore. Si può morire poveri ma senza soldi non si vive.