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Dalla comunit?? di Brembate un esempio di civilt?? - BergamoNews
Claudio magris

Dalla comunit?? di Brembate un esempio di civilt??

Lo scrittore sul Corriere della Sera si sofferma su Yara ma anche sull'importanza della conoscenza delle lingue dopo la traduzione errata delle parole di Mohammed Fikri

Lo scrittore Claudio Magris sul Corriere della Sera si sofferma su Yara ma anche sull’importanza della conoscenza delle lingue dopo la traduzione errata delle parole di Mohammed Fikri 

Sembra incredibile, ma ogni tanto gli uomini, le istituzioni e l’opinione pubblica mostrano anche segni di umana civiltà. Un muratore marocchino che lavora a Brembate di Sopra, presso Bergamo, è stato sospettato di aver assassinato Yara Gambirasio, la ragazza scomparsa da alcuni giorni; sospettato ingiustamente e poi rilasciato in base alla traduzione sbagliata di una sua frase in arabo detta al telefono.
Non si è scatenata, come purtroppo è avvenuto in altri casi (lo stupro commesso da un romeno che ha creato una feroce psicosi verso i romeni accusati quasi in blocco d’essere stupratori, l’indiscriminata violenza verso gli zingari), alcuna bestiale caccia al marocchino, non si sono sentiti idioti insulti razzisti rivolti globalmente agli arabi.
La comunità di Brembate di Sopra ha dato in generale un esempio civile
oggi più che mai prezioso nel clima teso ed eccitato – anche comprensibilmente, per le difficoltà dei problemi legati all’immigrazione e al contatto fra culture diverse – che stiamo vivendo, in cui spesso si sentono risuonare selvagge parole di odio generico e si assiste a violenze gratuite. Non sarebbe male se tutta l’Italia, sotto tale profilo, assomigliasse a questa Brembate.
C’è sempre, e sempre più drammatica, l’angoscia per la sorte di Yara, la speranza o meglio la necessità di trovarla; e – nella tragica eventualità di una sua morte per mano di un assassino – la necessità di individuare quest’ultimo e punirlo con tutti i rigori della legge. Troppo spesso si dimentica che Dio è anche collera.
Mohamed Fikri, il manovale accusato ingiustamente, ha rischiato una sorte terribile per una traduzione sbagliata. La lingua regge il mondo, nel suo potere di comunicare, informare, plasmare e talora plagiare gli animi. Determina la giustizia o l’ingiustizia, può far trionfare la verità o la menzogna, chiarire o avvelenare la vita. Se non si mette correttamente il soggetto al nominativo e il complemento oggetto all’accusativo ma si inverte la sintassi, non si capisce più chi ruba e chi è derubato, si mette in galera la vittima e si manda libero il colpevole. Una punteggiatura sbagliata o alterata può falsare e sconvolgere l’ordine delle cose.
Oggi è sempre più necessaria, nello scambio e nel contatto sempre più a gomito di genti e culture diverse, la conoscenza delle lingue ovvero la possibilità di comunicare, capire, incontrarsi, difendersi, aiutare. L’insegnamento reale delle lingue, così carente in Italia, dovrebbe essere una pietra angolare dell’istruzione, a tutti i livelli. Se il ministro dell’Istruzione – colpito da questo episodio che mostra come la conoscenza linguistica possa dannare o salvare una vita – recedesse dall’assurdo provvedimento che ha abolito i lettori di madre lingua straniera all’università, la vicenda di Mohamed Fikri sarebbe stata, tra le tante altre cose, pure utile al nostro Paese.

Claudio Magris

 

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