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La Riforma approvata alla Camera

Il provvedimento passa per 307 voti contro 252. La protesta anima decine di città in tutta Italia, tra ricercatori sui tetti ai cortei che hanno occupato le stazioni.

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A Montecitorio è stata approvata la "Riforma Gelmini" sull’Università: in tutta Italia sono in corso proteste da parte di studenti e ricercatori. Moltissime le facoltà occupate, in molti casi con i protagonisti della vita universitaria asserragliati sui tetti, in alcuni casi già da alcuni giorni, per richiamare l’attenzione senza causare disagi. Disagi che si sono ivece avuti in diverse città per i cortei, da cui si sono staccati anche gruppi che hanno occupato le stazioni ferroviarie e l’autostrada A14 vicino a Bologna. 

20.16 Votazione finale: su 566 presenti, 307 voti favorevoli, 252 contrari, 7 astenuti. La Riforma Gelmini è stata approvata dalla Camera dei Deputati.

20.08 Cicchitto, PdL: dal Pd «linea massimalista ed estremista. Serve riflessione dopo gli episodi gravi di questi giorni».

20.04 Fabrizio Cicchitto, PdL: «L’opposizione», caratterizzata da «pigrizia conservatrice», ha cavalcato le proteste. «Le Riforme sono valutate da voi solo per quanti precari si piazzano nella pubblica amministrazione».  

19.58 Franceschini, Pd: «Emerge un disegno preciso: una Università pubblica di basso livello che sforni laureati per colmare il divario numerico con gli altri Paesi europei e una Università privata costosa per chi se la può permettere»

19.52 Dario Franceschini, Pd: «A chi protesta il centrodestra risponde solo con slogan e alibi, quando avete favorito i baroni e avete moltiplicato la burocrazia☼

19.49 Reguzzoni, Lega Nord: «solidarietà alle Forze dell’Ordine, la responsabilità è di chi sale sui tetti», i ricercatori ma anche di Bersani che ha fatto loro visita. «Avanti tutta con le riforme!»

19.45 Marco Reguzzoni, Lega Nord: «L’alternativa non è tra Riforma e mondo ideale, ma tra la Riforma e l’università attuale, quella dei corsi di laurea con un solo iscritto». Elementi positivi sono «la promozione del merito, il costo standard per ogni studente, il premio del merito nella gestione delle Università». Il capogruppo della Lega parla anche di «parentopoli», soprattutto al Sud. «E l’assunzione di 3500 precari promessa dal Ministro»

19.37 Luisa Santolini, UDC: «Volete votare la Riforma per dire che siete il governo del fare, senza curarvi dell’effetto che avrà sulla ricerca». Il ministero dell’Economia diventa «l’unico decisore su quel che ogni Ateneo vorrà fare». Dall’UDC voto contrario.

19.33 Della Vedova, FLI: «Governo ha esaurito ogni capacità di riformare l’Italia». Futuro e Libertà voterà la riforma «per senso di responsabilità» e perchè «non c’è stato nessun provvedimento  positivo che non abbia avuto il voto di FLI».

19.29 Della Vedova, FLI: «Restano delle ombre, anche legate ai decreti attuativi; comprendiamo le difficoltà e rispettiamo le ragioni di chi protesta, vanno ascoltate. Non si può liquidarle con le battute come andate a lavorare o a studiare». Riferimento a Silvio Berlusconi che aveva usato proprio un’espressione simile. «Grazie ai nostri emendamenti la Riforma è stata migliorata».

19.20 Intervento di Antonio Di Pietro: Gelmini «mediocre maestrina» e «furbetta», «salvabaroni». Il leader dell’IdV definisce «balle» e «sogni» i titoli della Riforma: «è una truffa che non risolve nulla. Si taglia la cultura e si investe in armi»

Nel corso dell’esame pomeridiano il governo è stato battuto due volte nell’Aula della Camera. La prima volta è accaduto su un emendamento proposto da Futuro e Libertà sull’articolo 19. La proposta di modifica riguardava gli assegni di ricerca (modificava solo poche parole), aveva avuto parere negativo da parte del governo della commissione bilancio, ma è stata approvata con una maggioranza di venti voti (277 a 257). La seconda volta l’esecutivo è stato battuto su tre emendamenti identici proposti da FLI, Api e Pd: prevedevano la soppressione della «clausola di salvaguardia» inserita nella riforma dell’università. Si tratta di un emendamento significativo, perchè elimina la norma che prevedeva di fatto una specie di commissariamento del Ministero dell’Istruzione da parte del ministero dell’Economia nel caso in cui si fossero verificati o fossero in procinto di verificarsi scostamenti rispetto alle previsioni di spesa.

 

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