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Corruzione, indagato il capo ufficio di gabinetto dell’assessorato alla sanità

Al centro dell'inchiesta c'è l'allestimento di un circuito interno di televisioni nelle aziende ospedaliere. Le indagini dopo la denuncia del capogruppo della Lega, che rifiutò una mazzetta da 15mila euro

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Figura anche il nome del varesino Simone Rasetti, capo ufficio di gabinetto dell’assessorato alla Sanità della Regione Lombardia, tra le persone indagate nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal pm milanese Fabio De Pasquale su presunte tangenti per l’appalto di TeleOspedale. La polizia di Lecco ha effettuato una perquisizione a Milano nel suo ufficio. Al funzionario è stato contestato il reato di corruzione. Raggiunto al telefono da Varesenews ci ha rilasciato una breve dichiarazione.
“Ho sempre avuto piena fiducia nella magistratura e anche in questo caso ribadisco che sono fiducioso nel corretto operato dei pm”. Giornalista professionista, è stato per anni cronista del quotidiano locale La Prealpina, incarico che ha lasciato per diventare capo ufficio di gabinetto in Regione con l’assessore Bresciani (Lega Nord).

La vicenda
Le indagini sono state aperte in seguito alla denuncia del capogruppo della Lega in consiglio regionale, Stefano Galli, che nel 2009 aveva rifiutato un’offerta di 15mila euro da parte di Alberto Uva, ai tempi consulente dell’ex ministro Roberto Castelli. Al centro dell’inchiesta c’è l’allestimento di un circuito interno di televisioni nelle aziende ospedaliere, che esiste già in altre regioni d’Italia come in Veneto e Piemonte, con pubblicità e notizie varie di servizio.
Le indagini sono coordinate dal pm Fabio De Pasquale e avevano già portato la Digos di Lecco a effettuare una serie di perquisizioni per far luce sulla vicenda. Vicenda per cui fra gli indagati figurano il conte Alberto Uva (consulente dell’ex guardasigilli Castelli), Bruno Della Negra (titolare della concessionaria pubblicitaria MultiMedia Hospital) e alcuni manager delle aziende ospedaliere lombarde. In particolare a Alberto Uva, accanto alla turbativa d’asta, è contestata l’istigazione alla corruzione per l’offerta della tangente rifiutata da Galli, il quale si è poi recato in Procura a sporgere denuncia.
L’offerta, avvenuta nell’ufficio di Galli in consiglio regionale, secondo l’ipotesi degli inquirenti sarebbe stato un anticipo di una somma più consistente da versare per ammorbidire le resistenze che il progetto della tivù in ospedale aveva incontrato all’interno del Carroccio in Lombardia.

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