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Studio a Pisa: rischio di perdere gli aiuti toscani

Alice Crespi, studentessa bergamasca a Pisa per la laurea specialistica, racconta come vengono sostenuti gli studenti in Toscana. E teme che la riforma cancellerà queste chance.

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Alice Crespi, studentessa bergamasca che dopo un triennio a Milano si è trasferita a Pisa per la laurea specialistica racconta come vengono sostenuti, in modo economico non solo gli studenti in Toscana . E teme – non è la sola – che la riforma Gelmini cancellerà queste opzioni positive per tanti giovani.

Spett. Redazione
Nell’arco della prossima settimana verrà votata una riforma che ha intenzione di stravolgere il sistema universitario italiano.
Non è mia intenzione fare polemica sui contenuti della riforma in questa lettera, mi interessa però fare luce sulla reazione che ha interessato negli scorsi giorni parte degli atenei italiani.
Vorrei dire tutti, ma così non è.
Facciamo un passo indietro, partiamo dalla mia esperienza: sono una studentessa bergamasca al primo anno di laurea specialistica in lettere classiche; dopo aver conseguito la triennale all’università Statale di Milano, ho deciso di spostarmi per completare i miei studi, trasferendomi a Pisa.
Ero alla ricerca di un corso più vicino ai miei interessi ed un ambiente accademico più stimolante per le mie aspettative -senza per questo nulla togliere al validissimo corpo accademico che ho trovato a Milano-.
Quello che non mi aspettavo di trovare è stata la mentalità completamente differente con cui la regione Toscana guarda agli studenti. Grazie ai fondi stanziati, ben più consistenti di quelli della regione Lombardia, con il conseguimento di una borsa di studio ho la possibilità di vivere in un’altra città proseguendo l’università senza pesare sui miei genitori: posso dormire in una casa messami a disposizione gratuitamente, mangiare a pranzo e a cena in mense che offrono menù di buona qualità e attenti alle necessità più diverse senza spendere un centesimo, posso usufruire di sconti per mostre, cinema, spettacoli. Ma quest’attenzione non si concreta solo in un beneficio economico:
sto avendo l’opportunità di conoscere persone, studenti come me che vengono da tutto il mondo per vivere l’università come un’occasione di crescita personale irrinunciabile e a tutto tondo, imparando a cavarcela da soli.
Superfluo ricordare che, nel caso in cui la riforma venisse approvata, tutto questo (e molto altro) verrebbe a mancare per la quasi totalità degli studenti.
Sono stata quasi colta alla sprovvista dalla reazione a è nata da parte degli stquesta notizia che udenti: un’onda forte, unitaria, energica ma pacifica, che si informa, è consapevole della realtà e cerca di lavorarci sopra.
Quello che, però, mi ha più meravigliata, è stata la risposta dei cittadini pisani: durante i cortei si affacciano alle finestre, dicono “siamo con voi, non mollate”, da nessuna parte si sente malignare che siamo dei “bamboccioni”.
Io non credo che questo appoggio sia dovuto solo a motivi economici: è vero che il bilancio della città si basa principalmente sugli studenti e sulla Torre, ma quando le due cose si sono unite, quando la Torre è diventata simbolo non solo di Pisa, ma di una città che lotta per vedere tutelati suoi diritti, i cittadini hanno continuato a reagire positivamente.
Hanno fatto lo stesso anche gli innumerevoli giornali e telegiornali esteri che hanno dedicato a questo avvenimento le prime pagine. Scorrendole, campeggiano come bandiere piantate sui monumenti più famosi d’Italia i nomi di tanti atenei.
Tanti, come dicevamo, non tutti.
Per quanto mi riguarda, alcune assenze sono particolarmente dolorose, prima fra tutte quella di molte università lombarde, che sembrano faticare a scrollarsi di dosso una patina di indifferenza ed apatia, debitamente calata dall’alto negli anni: un’arma molto più efficace dei cordoni armati di polizia.
Io non voglio credere che gli studenti di queste università si disinteressino del loro futuro, così come non posso credere che ai cittadini lombardi non interessi l’avvenire dei propri figli, nipoti e conoscenti.
Come ha detto ieri il ministro Gelmini a un convegno a Milano: “Francamente vedere gli studenti giovani manifestare a fianco dei pensionati mi fa uno strano effetto, come quando vedo gli studenti, i professori e i baroni manifestare dalla stessa parte".
Anche a me, in realtà. Ma mi dà anche tanta speranza perché dimostra che tutto il Paese ha capito le ragioni della protesta.
Alice Crespi

 

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Commenti

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  1. Scritto da Narno Pinotti

    @6, il Suo commento è uno straordinario concentrato di tesi false e numeri fantasiosi. Se ha preso ispirazione da una fonte, me la potrebbe rivelare? Ma se invece fosse farina del Suo sacco, mi congratulo. Ci fosse ancora il “Processo del lunedì”, sarebbe un ospite fisso.

  2. Scritto da oraziococlite

    Mi piacerebbe sapere cosa farà Alice una volta che avra’ finito l’universita’.Studiando lettere si aspetta di avere la pappa pronta per insegnare.Ma come si fa se ci sono 300000 precari inseriti senza merito e senza concorso solo perchè orientati alla sinistra più o meno estrema e se i concorsi saranno stati già decisi dai baroni e dalle cosche baronali per indirizzare i risultati.Come farà la povera Alice? Pensare di vivere ancora asbafo sul groppone degli italiani?Poveri sinistroidi saputelli.

  3. Scritto da pierangelo

    Complimenti Alice, bell’intervento. A differenza dello zio sono contento che parte delle mie trattenute dallo stipendio vadano investiti nella scuola. Avrei invece molte remore su altre destinazioni.

  4. Scritto da Lady

    Sarebbe bene che qualcuno avesse studiato di più…. e lavorato di meno. Forse certi errori non li farebbe e avrebbe una mentalità più aperta.
    Ogni tanto non farebbe male neppure uscire dalle proprie mura e verificare che anche altrove si vive bene e, forse, meglio!

  5. Scritto da zio

    Se vuoi studiare devistudiare a spese tue..e ora di finirla di studdiare con i soldi statali…

    ..fannulloni!

  6. Scritto da :)

    zio, invece di parlare perchè hai la bocca (o in questo caso scrivere perchè hai le dita) vatti a ripassare un po’ di grammatica italiana; le doppie si fanno in seconda elementare se non ricordo male..
    LA POSSIBILITà DI STUDIARE è IL MINIMO CHE LO STATO DEVE GARANTIRE. IL FUTURO STA NELLA CULTURA!

  7. Scritto da Pesci

    A giudicare dalla grammatica del suo commento devo dedurre che lei ha scelto di non investire i suoi soldi in questo campo…
    L’istruzione non dovrebbe essere un privilegio solo per chi ha i soldi, ma un diritto di tutti, anche di chi non se la può permettere! A questo servono le sovvenzioni statali! Mi rattrista pensare che c’è tanta, troppa gente che la pensa come lei. A mio avviso il suo commento non ha ragione di essere scritto!
    Continuiamo pure a riempire il Paese di ignoranti!
    Saluti