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“Rivivo il dramma di mio figlio: in Brasile nessuna giustizia”

La madre di Giuseppe Codeluppi, ucciso nel gennaio 2009 a Fortaleza, segue con partecipazione il caso dell'omicidio di Roberto Puppo.

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La notizia dell’omicidio di Roberto Puppo ha riaperto una ferita molto dolorosa per un’altra famiglia bergamasca che ha vissuto la stessa tragica esperienza il 10 gennaio 2009. Quel giorno Giuseppe Codeluppi, 59 anni, è stato ucciso durante una rapina nella sua fazenda a Fortaleza. Gli hanno sparato di fronte alla figlia 14enne. Come accaduto alla sorella di Roberto Puppo, anche la madre di Giuseppe, Luigina Andreoletti, ha appreso la tragedia al telefono. Solo poche ore prima dell’omicidio, aveva chiamato il figlio per salutarlo.
Nel leggere sui giornali la notizia della morte dell’imprenditore di Bonate Sopra, la signora Andreoletti, che oggi ha 83 anni, ha avuto un tuffo al cuore. “Ho ripensato a mio figlio, ucciso quasi due anni fa in Brasile – racconta tradendo l’emozione – da allora stiamo aspettando che venga fatta giustizia. Abbiamo avuto pochissime notizie da parte delle forze dell’ordine brasiliane. Sappiamo che sono stati accusati alcuni minorenni, non sappiamo però a che punto è il processo”.
Il più grande rammarico della madre è non poter pregare sulla tomba del figlio. La burocrazia brasiliana infatti impedisce di riportare la salma di Giuseppe Codeluppi a Torre Boldone. “Abbiamo tentato anche con un avvocato, ma ci sono troppi impedimenti. La salma di mio figlio purtroppo è rimasta in Brasile”.
Il desiderio espresso a poche ore dall’omicidio è stato però esaudito: occuparsi della nipotina 14enne. “Ora finalmente vive qui con me” – racconta la signora Luigina, che trova la forza di parlare nonostante il dolore sia ancora vivo. “Non so più cosa dire, mi dispiace per la famiglia del signor Puppo. So cosa provano”.
 

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