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“Per le gite non è corretto parlare di sciopero”

Un lettore risponde ad un insegnante a proposito della decisione di non partecipare più alle gite scolastiche.

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Gentile redazione,
vorrei replicare alla lettera del signor MC sullo «sciopero delle gite», perché vi ho ravvisato debolezze argomentative essenziali.
La prima: sarà rapida e chiara, ma la dicitura «sciopero delle gite» è sbagliata principalmente per la parola «sciopero».
Lo sciopero si ha quando il lavoratore si astiene da una prestazione lavorativa contrattuale, e subisce una corrispondente riduzione del salario, per sostenere le proprie richieste in una trattativa con la controparte. Esso inoltre è un diritto individuale, ma può esercitarsi solo se lo sciopero è formalmente proclamato da organismi rappresentativi nelle forme previste dalla legge. Se lunedì non vado al lavoro, non sto scioperando: sto rischiando il licenziamento.
Ora, la visita d’istruzione non è prevista dal contratto di lavoro; non è obbligatoria per l’insegnante né per la scuola; non è pertanto retribuita nel salario, bensì gode(va) solo di un parziale rimborso delle spese. In ogni scuola ci sono sempre insegnanti che non vogliono partecipare alle visite d’istruzione, e nessuno ha mai chiesto loro una spiegazione, né potrebbe pretenderla. Caduta la possibilità di parlare di «sciopero», cade ogni fantasia sul «picchettaggio ideologico» e simili amenità.
La seconda confusione riguarda le procedure. Dato che le visite d’istruzione sono considerate una parte (pur aggiuntiva e volontaria) dell’offerta didattica, e non uno svago a cui un insegnante può partecipare o no secondo i propri gusti, devono essere approvate: ciascuna dal rispettivo consiglio di classe, e tutte insieme dal collegio dei docenti, che è l’organo deliberativo supremo per tutto ciò che riguarda la didattica.
Già, e come si approva una visita d’istruzione? Votando. E come funziona il voto in democrazia? La maggioranza prevale. Semplice, no?
Orbene, nessun consiglio di classe può approvare una visita senza aver prima stabilito che abbia tutti i requisiti indispensabili quanto a meta, obiettivi didattici, costi e accompagnatori.
Qui sta il senso delle posizioni prese di recente da molte scuole, vuoi nei collegi dei docenti, vuoi in assemblee sindacali o spontanee: la maggioranza degli insegnanti manifesta la propria intenzione di non partecipare alle visite. È un avviso utile a chi, nella scuola, si occupa della loro organizzazione fin da ottobre: c’è il rischio concreto che il suo lavoro sia inutile, perché una maggioranza degli insegnanti potrebbe, nel collegio dei docenti di febbraio, votare contro le visite. Tutto qui.
C’è una rivendicazione in questo? Certo, ma non di tipo propriamente contrattuale: tanto che il ministero dell’istruzione non ha potuto aprire bocca sulla vicenda, né trattenere un solo centesimo dalla busta paga.
Se l’insegnante MC vuole invece partecipare, libero di farlo: organizzi la visita e ne presenti il progetto al proprio consiglio di classe. Se viene respinto, può e anzi deve essere ripresentato al collegio dei docenti: se il collegio vota a maggioranza per il no, nessuna visita si può fare.
O meglio: la classe può assentarsi per uno o più giorni e giustificare a posteriori l’assenza con la firma dei genitori o degli alunni maggiorenni (tutti); un insegnante può chiedere uno o più giorni di ferie che, se concessi dal dirigente, userà per viaggiare negli stessi luoghi e giorni scelti dalla classe – per pura coincidenza. La scuola non chiederà conto di niente né alla classe né all’insegnante: perché formalmente non ha alcuna responsabilità e non è avvenuta alcuna scelta della scuola né attività didattica.
O un cittadino può rifiutarsi di obbedire a una legge vigente solo perché votata da un Parlamento la cui maggioranza non gli è gradita? Salva la materia dell’obiezione di coscienza, funziona in un altro modo: il cittadino è libero di agire in ogni modo pacifico per cambiare quella maggioranza in una a lui più gradita; ma le leggi sono di tutti e per tutti.
Tanto mi pareva necessario chiarire a proposito di «disinformazione».
Cordiali saluti e auguri di buon lavoro

Narno Pinotti
Treviglio

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Commenti

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  1. Scritto da Marilisa

    Posso sbagliare ma credo che la forte presa di posizione dei collegi docenti influenzi i comportamenti ma non sia vincolante. Se un consiglio di classe approva e delibera un viaggio o una visita come progetto formativo con proprie finalità e obiettivi specifici, se c’è l’adesione della classe secondo i regolamenti di istituto, il progetto va in consiglio di istituto per l’autorizzazione. Può essere approvato o bocciato ma non mi sembra debba tornare in collegio docenti. Sbaglio?

  2. Scritto da Narno Pinotti

    Confermo: il collegio dei docenti deve approvare tutte le visite d’istruzione. Di solito lo fa in blocco, stavolta potrebbe non essere così. Motivo pratico: il prof. Cimmino, in visita con la classe A, avrebbe lezione anche nelle classi B e C. Perciò tutta la scuola deve sapere e approvare che le classi B e C rimarranno senza insegnante e provvedere. Un insegnante dice spesso “la mia classe”, ma il responsabile ultimo è il dirigente scolastico, che presiede il collegio e ne applica le delibere.

  3. Scritto da daniela

    Ok, grazie per i chiarimenti

  4. Scritto da daniela p.

    Non ho detto che qui si leggono panzane, anzi, ritengo sia esattamente il contrario, a parte per alcuni noiosi esagitati polemici interventi che servono solo a chi li scrive. Ma siamo in democrazia.
    Ho posto una domanda concreta a persone che ne sanno più di me, come l’autore della lettera che stiamo commentando. E comunque condivido qualsiasi iniziativa (democratica quindi anche questa se decisa a maggioranza),che possa servire a ridare dignità alla scuola pubblica e alle sue componenti.

  5. Scritto da claudiocarminati

    In democrazia è lecito dissentire, ci mancherebbe! Quindi, a parte questo, credo i docenti abbiano raggiunto un accordo a maggioranza, alla quale anche i dissidenti devono adeguarsi. Lasciamo perdere la Bulgaria: classifica 2010 libertà di Stampa Italia 49^ – classifica corruzione 67^ classifica competività 48^ ….e potrei continuare

  6. Scritto da polaroid

    @11: e quindi mi dice che in un collegio docenti non si può presentare un odg (o come diavolo si chiami) dove si dica, per esempio.”se devo pagarmi la gita di tasca mia, io prof. non ci vado” (motivazione economica, pratica, poco politica, e che rispecchia la realtà, mi pare)? e se i prof. sono d’accordo e la votano, questo pronunciamento è da politburo e antidemocratico?

  7. Scritto da Marco Cimmino

    Cucù, Pinotti: qui si mena il can per l’aia col solito scolastichese. Se un consiglio di classe approva un viaggio d’istruzione, con tanto di documentazione sia didattica che organizzativa, e poi il collegio docenti approva una mozione (sindacale, non didattica) in cui si boicottano i viaggi medesimi, come la mettiamo? Il viaggio si fa o no? Cosa c’entra la didattica con una protesta di tipo sindacale? Il collegio può deliberare in proposito? Non ha capito o fa finta di non capire per comodità?

  8. Scritto da bucci fr

    Parlare di “sciopero gita” è solo una semplificazione, giornalistica o che altro. Niente di più o di meno.
    E’ un azione di protesta, che le precisazioni della lettera non spostano di significato.
    In molte scuole i collegi docenti non si sono espressi, o lo hanno già fatto.
    Ad ogni modo il Ministro non dice nulla, non solo perchè non può dir nulla, ma perchè non gli riesce bene il solito ritornello squalificate contro ogni dissenso: “i soliti riti comunisti”, o simili. Ma
    argomenti, zero.

  9. Scritto da Marco Cimmino

    Io dico che, se un organo scolastico deputato a valutare la valenza didattica, stabilisce, viceversa, astensioni di tipo politico, come questa, lede un duplice diritto: quello scolastico e quello individuale. Proprio perchè il viaggio d’istruzione è attività volontaria, l’impedire a chi voglia farlo di effettuarlo è un picchettaggio. Poi, può pure arrampicarsi sui vetri, ma la gente normale, mi creda, non se la beve più. Il gioco è palese: mostrare compatta ed unita una protesta che non lo è.

  10. Scritto da bucci fr

    @3. La decisione è dei consigli di classe, si sa. In gran parte sono contrari, in alcuni casi, c’è il docente (docenti) disponibili ad accompagnare. Ma se i colleghi – questo è da vedere – votano contro, non c’è nulla di irregolare, o di antidemocratico.
    Questo nelle scuole dove lavoro e che conosco.

  11. Scritto da Marco Cimmino

    E sì che mi pareva di cavarmela con l’italiano: se il consiglio di classe dice no, la questione è bella e risolta, grazie tante. Io sto citando il caso concreto (e verificatosi) in cui il consiglio di classe approvi un’iniziativa con tutti i crismi e il collegio docenti faccia propria la mozione di boicottaggio, annullando i viaggi d’istruzione. In questo caso cosa succede, di regolare e di democratico? Si picchetta democraticamente? Sono stato sufficientemente chiaro o devo farle lo spelling?

  12. Scritto da polaroid

    … non capisco sig. Cimmino: se il consiglio di classe approva con tutti i crismi un’attività si muove correttamente, se il collegio docenti davanti (penso) ad una proposta posta in votazione si esprime in modo democratico per un no ad una iniziativa, compie un boicottaggio, un abuso? dire che votare una mozione che non si condivide è boicottare, entra nel merito del problema … si sta discutendo del metodo =mozione->votazione->approvazione/bocciatura, questo è il percorso democratico.

  13. Scritto da claudio carminati

    Egegio Cimmino, i docenti hanno individuato come forma di protesta il blocco dei viaggi di istruzione, per richiedere un pò più di attenzione all’opinione pubblica ai problemi loro e dell’intera EMARGINATA scuola PUBBLICA italiana, rivolgendo così un tangibile invito alle forze politiche del nostro paese. Quindi:può essere che qualche docente non sia daccordo, ma ciò accade in qualsiasi ambito lavorativo. In modo DEMOCRATICO.

  14. Scritto da julius

    diritti tanti, doveri pochi.
    peccato, un insegnante dovrebbe possedere vocazione, mentre si discute invece di regole, leggi, collegidocenti ecc… ecc…

  15. Scritto da daniela p.

    Premetto che uno che inizia l’intervento con un “cucù” o ritiene di dover fare lo spelling per farsi capire è un gran maleducato e farebbe bene a ridimensinarsi. Vorrei piuttosto capire meglio. Nella classe di mia figlia un insegnante ha fatto sapere che nel prossimo c.d.c.allargato alle 3 componenti si metterà a votazione il v. d’Istruzione. Al voto parteciperanno le tre componenti (i 2 rap. genit. i 2 rap. stud e i doc. della classe). Se approvato, il v. si potrà fare. A leggere qui invece…

  16. Scritto da Marco Cimmino

    Perdoni, egregio Carminati, ma permetterà che qualcuno, in democrazia, dissenta? Se poi la legge è dalla sua parte, permetterà un dissenso anche più marcato? Qui si parla di una parte dei docenti che impone ad un’altra parte dei docenti di aderire ad una protesta che non condivide: secondo lei questa è una prassi democratica? In Bulgaria, nel 1970, può darsi…La signora p. (pasionaria?), premesse risibili a parte, ha ragione: qui si leggono allegre panzane sull’argomento democrazia e legalità..

  17. Scritto da Marco Cimmino

    Caro signor Polaroid, quanto a lei, mi tocca di informarla che un collegio docenti non è il Politburo: le decisioni del consiglio di classe, in materia di didattica, sono sovrane, a meno che qualcuno non si opponga, sempre in materia di didattica contestandole nello specifico, con regolare verbalizzazione e voto. Un collegio docenti non è un’assemblea del consiglio di fabbrica e non esprime valutazioni politiche: o, almeno, non dovrebbe farlo. Ma questo, come la democraticità di alcuni, è utopia