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Tavernola

Frana: “Vecchia miniera è bomba ecologica a tempo”

Romeo Lazzaroni, Pd sottolinea che la miniera Ognoli ha bisogno di continua manutenzione e ammonisce l'amministrazione: riporre mano al più presto al Pgt.

Romeo Lazzaroni, coordinatore del PD Tavernola e Basso Sebino, già componente del Consiglio Superiore Miniere, ripercorre la storia della miniera Ognoli, sottolinea che ha bisogno di continua manutenzione e ammonisce l’amministrazione: sarà bene riporre mano al più presto al nuovo Piano di governo del territorio.

Egregio Direttore,
ringraziando in anticipo, le chiedo adeguato spazio per fare un po’ di memoria storica sulla frana nella ex miniera Sacci di Tavernola, e quindi sgombrare il campo dall’idea che certi dissesti non hanno responsabilità.
Negli anni Novanta si decise di non coltivare più l’enorme miniera, sommatoria nei fatti di tre miniere precedenti e diventata di difficilissima gestione. A memoria i tavernolesi ricordano in quella miniera varie frane di grandi dimensioni negli ultimi 40 anni.
Vent’anni fa, in occasione del progetto di ripristino della miniera, su proposta dei sindacati fu costituito un Comitato Scientifico Consultivo con i migliori esperti lombardi: si era preoccupati dei problemi sottesi ad un’area, già di per sé morfologicamente complicata, a cui si era sovrapposto per decenni un metodo di escavazione che probabilmente aveva ulteriormente aggravato i problemi idrogeologici e forse contribuito ai vari episodi di dissesto geologico. Si trattava di mine e “volate” con esplosivi sulle pareti, con bancate fino a venti metri di altezza e qualche lavoratore c’è anche morto nella bonifica di questi enormi e pericolosissimi fronti cava.
Le conclusioni del Comitato furono quelle che ci si aspettava: la miniera era bene chiuderla, ma dopo il ripristino ambientale era indispensabile proseguire nel tempo il monitoraggio di tutta l’area e soprattutto realizzare una manutenzione continuativa ed attenta, pena la continuazione del dissesto idrogeologico. E’ notorio infatti che il tempo gioca sempre a favore del dissesto idrogeologico, il quale più va avanti più diventa ingestibile, aggravandosi fino al crollo finale.
La frana di cui si discute in questi giorni aveva inviato da tempo i suoi segnali fino al punto di non ritorno: non si è potuto far altro che lasciarla scendere. Le piogge di questi mesi hanno accelerato il processo. Il monitoraggio, con tecnologie avanzatissime, è servito solo a seguire in tempo reale il processo di sfaldamento e a controllarlo.
Perché sia chiaro a tutti e a ognuno, e perché nessuno in futuro possa dire che non sapeva, voglio sottolineare che il grande fronte di roccia messo a nudo nella ex miniera Ognoli è composto da strati di calcari e marne e strati di materiale argilloso, più o meno compatti, e potentemente pressati dal proprio peso. Nel tempo possono appunto creare dissesto idrogeologico “imbevendosi” d’acqua (anche in profondità) e “asciugandosi” con il continuo modificarsi, anche solo stagionale, sia della quantità d’acqua che filtra sia delle temperature.
Non si deve nemmeno dimenticare la frana, citatissima in questi giorni, delle “Squadre”, composta anche di ghiaioni, che tuttora insiste a monte della ex miniera.
La realizzazione nell’ex miniera della stessa bretella fra Cambianica e la strada nuova per Parzanica fu suggerita dai geologi perché avrebbe in qualche modo “obbligato” la proprietà alla manutenzione dell’intera area,
a partire da un toponimo che allora si individuava come quello a rischio più immediato: è la frana di cui stiamo discutendo! Ha pazientato vent’anni…
Se ne deduce con chiarezza cristallina che, almeno fin dai primi anni ‘90 del Novecento, qualche responsabilità c’è.
Ci interessa però di più il futuro, che rischia di essere fatto di episodi franosi, che magari aumentano di numero e gravità, con il passare del tempo.
E’ indispensabile che il Comune, risolta l’attuale emergenza, non ne aspetti altre (rischieremmo fra l’altro di andare avanti all’infinito, un’emergenza dietro l’altra) e verifichi cosa Sacci ritiene di fare per la gestione di questa possibile “bomba ecologica a tempo”, innescata (ironia della storia!) appunto al momento del ripristino. Definisca una destinazione d’uso che faccia da base al risanamento e alla valorizzazione ambientale dell’area e pretenda da Sacci un programma definito di gestione prevenzione e manutenzione.
Io sono poi un vecchio sindacalista convinto che i patti debbano essere chiari e scritti e gestiti quotidianamente perché siano efficaci.
A partire dalle regole, dove per esempio si è persa un’occasione d’oro nel Piano di Governo del Territorio approvato la settimana scorsa, dove nulla si dice sulla manutenzione della ex miniera, nonostante l’attuale frana fosse in atto da mesi. Sarà bene riporre mano al più presto a questo PGT, a partire dalla VAS, e definire almeno gli obiettivi del Comune sull’area più fortemente a rischio ambientale di tutto il territorio comunale.
I Circoli del PD del Lago d’Iseo, bergamaschi e bresciani, proveranno a dare il proprio contributo di merito con un’assemblea pubblica a Tavernola giovedì 2 dicembre dove illustreremo precise proposte per intervenire in modo efficace sugli impatti ambientali della cementeria Sacci, non dimenticando che stiamo discutendo da anni sulla questione dei combustibili alternativi, riproposta con l’Aia (autorizzazione integrata ambientale).
Romeo Lazzaroni
(Coordinatore PD Tavernola e Basso Sebino – già responsabile nazionale CGIL cemento e cave – già componente del Consiglio Superiore Miniere)

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