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Facebook si compra la parola “Face”

Da questa estate l'azienda si sta muovendo per assicurarsi il "trademark" della parola "face",

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"FACCIALIBRO" è la storpiatura italiana del nome di di Facebook più usata in Rete, ma forse in un futuro non troppo lontano si potrà eliminare il libro e condividere contenuti direttamente su "Faccia". Forse, perché le intenzioni di Mark Zuckerberg in questo senso non sono ancora molto chiare. Ma è da questa estate che l’azienda si sta muovendo per assicurarsi il "trademark" della parola "face", e ora il Patent and Trademark Office degli Stati Uniti ha dichiarato percorribile la pratica, notificando a Facebook una ‘Allowance’ ufficiale. Al social network è richiesta una somma non precisata per fermare il marchio. E qualcos’altro che potrebbe far comprendere le reali intenzioni dietro questo brevetto.
Face.com? Chissà. Al momento, il dominio è occupato e quello che è certo è che secondo il Patent Office, per garantirsi l’uso come marchio proprietario della parola "Face", Facebook dovrà usarlo in prodotti o servizi commerciali. Attualmente l’azienda di Zuckerberg utilizza la parola solo abbinata a "Book", mentre Face.com è una piattaforma di riconoscimento fotografico, un’applicazione web che può risalire all’identità di una persona analizzandone la foto. Non sono pochi poi i possibili fronti di scontro con altre aziende di peso massimo: Apple, proprietaria della tecnologia "FaceTime", potrebbe avere qualcosa da ridire. Facecash è invece un’azienda
che sviluppa applicazioni per iPhone e Android che fornisce servizi di pagamento basati sull’identificazione del volto. E anche qui per Zuckerberg non sarebbe facile capire come muoversi. A meno che il suo portafogli non sia già pronto a comprare tutto quello che contiene "Face" nel nome.
Meglio prevenire. Il motivo più immediato per cui Facebook potrebbe volere la parola "Face" è per non farci mettere le mani sopra a nessun altro. Ma fino ad un certo punto: nel documento prodotto dal Patent Office si fa riferimento agli usi del marchio registrato all’interno di applicazioni sociali e di comunicazione elettronici, ma si specifica la non validità del trademark per quanto riguarda i settori dell’automobile e dei motori in genere. Un argomento evidentemente troppo delicato per l’economia Usa, e che per il momento, Zuckerberg non può toccare.
 

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