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Haiducii, o l’immigrato che non ti aspetti

c’è un sistema letterario per togliersi di mezzo un po’ di luoghi comuni e vedere le cose sotto una lente diversa: il curioso ultimo romanzo di Tommaso Labranca

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Haiducii Tommaso LabrancaAvete a cuore la vita degli immigrati nel nostro paese o non ve ne frega niente? Cercate di comprendere come possono stare in un luogo straniero o vi danno solo fastidio?
In entrambi i casi, c’è un sistema letterario per togliersi di mezzo un po’ di luoghi comuni e vedere le cose sotto una lente diversa: il curioso romanzo “Haiducii” di Tommaso Labranca.
Un testo, pubblicato nel 2010, che affronta la questione con un’idea antica,  espressa però nello stile del terzo millennio: un romanzo pubblicato a puntate su di un giornale. Lo fece anche Dickens, con Il circolo Pickwick e Oliver Twist (non a caso romanzi che raccontano della società dell’epoca) e così avviene anche con Haiducii, storia pubblicata prima di tutto a puntate su Film Tv, la rivista culto che parla di cinema in tutte le sue rappresentazioni, dove Labranca ha una – caustica – rubrica dal titolo “Collateral”. Dopo quest’esperienza, che risale al 2009, ora è nelle librerie la versione in volume, edita dalla brillante piccola editrice Excelsior 1881, che riunisce e amplia il feuilletton di Film Tv, mostrandone l’originale struttura complessiva.

Una struttura fatta di capitoli in flash back che passano da un anno all’altro saltando dal passato remoto al futuro prossimo e che si leggono come un puzzle: pezzo per pezzo senza domandarsi altro e rimettendo insieme tutto a poco a poco, finchè non se ne vede il quadro generale.
Che in questo caso, tra una risata amara e una considerazione sardonica, mostra una realtà tanto vicina e poco conosciuta: quella degli immigrati che ci vivono al piano di sopra. Quelli che si incontrano tutti i giorni ma ci si ostina a definire “albanesi”, anche se vengono dall’Ucraina o dalla Romania, quelli che sono delinquenti per definizione anche quando fanno parte integrante della loro chiesa e l’osservano più di noi. Quelli che “non c’è da fidarsi, sono stranieri” in una Italia dove qualunque autoctono ha come filosofia di vita il metterla in quel posto a chiunque.

Commedia tragicomica, tremendamente attuale ma per certi versi “classica”, Haiduci si legge in frettissima e resta in testa per tanto tempo: come dire che sono soldi spesi bene, in questi tempi in cui di solito il motivo per cui ci si ammazza di fatica è quello di comprare la millesima versione del cellulare con fotocamera, o il buono per l’happy hour in centro.

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