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La Dia: «La ‘ndrangheta condiziona politici e imprenditori»

Secono la relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia al nord i cartelli di imprese dei clan calabresi "sono ormai una realtà pacificamente accettata dalla società a tutti i livelli"

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La relazione della Direzione Investigativa Antimafia sul primo semestre 2010 riguardo alle infiltrazioni della ‘ndrangheta nel nord-Italia sembra confermare in pieno le parole di Roberto Saviano dette durante la trasmissione di lunedì sera "Vieni via con me": «In alcune aree del nord e della Lombardia in particolare la ‘ndrangheta ha determinato un vero e proprio condizionamento ambientale – dice la relazione – che si è insinuato a tutti i livelli da quello sociale a quello economico e politico-amministrativo». La relazione insiste in particolare sul radicamento di alcune famiglie nel tessuto economico lombardo le quali sono ormai in grado di condizionare le scelte della politica e degli operatori economici.

Con questa strategia, e favorita da "una serie di fattori ambientali", si consolida la "mafia imprenditrice calabrese" che con "propri e sfuggenti cartelli d’imprese" si infiltra nel "sistema degli appalti pubblici, nel combinato settore del movimento terra e, in alcuni segmenti dell’edilizia privata" come il "multiforme compartimento che provvede alle cosiddette ‘opere di urbanizzazione’. Storie che "a casa nostra", come direbbero i leghisti, abbiamo già dovuto scrivere e che proprio un politico della Lega come Modesto Verderio, aveva denunciato. Impossibile pensare, infatti, che un paese come Lonate Pozzolo a forte infiltrazione mafiosa non fosse condizionato, anche indirettamente, proprio dal forte spostamento di voti che i vari Filippelli e De Castro (arrestati con l’operazione Bad Boys nel 2009) riuscivano a mettere in atto nella foltissima componente cirotana del paese. Centinaia di preferenze spostate sul candidato prescelto per poi poter presentare il conto, probabilmente a sua insaputa, e condizionare la vita amministrativa ed economica del paese.

La Dia mette in guardia la politica sui settori a maggior rischio di condizionamento come il cosiddetto ‘ciclo degli inerti’, la cantieristica e la logistica collegata, la manodopera e le bonifiche ambientali": questi sono i settori – scrive la Dia – maggiormente esposti al rischio di infiltrazione dell’intero indotto che si muove attorno alle grandi opere, agli appalti pubblici e privati". Secondo la Dia  il "condizionamento ambientale" delle cosche su parte dell’economia lombarda, va inteso come "partecipazione ormai pacificamente accettata di società riconducibili ai cartelli calabresi a determinati segmenti, in espansione, del settore edile, sia pubblico che privato". Qualcosa di più di un allarme, dunque, ma quasi uno status quo immodificabile se gli stessi settori interessati ai vari livelli (imprenditori, amministratori pubblici e tecnici) non trovano il coraggio di denunciare al minimo odore di bruciato. La stessa Bocassini, il sostituto procuratore dell’operazione Infinito, ha deciso di trattare alcuni imprenditori palesemente collusi come gli stessi mafiosi.

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