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In piazza la Milano che studia

In occasione della giornata internazionale per il diritto allo studio, e alla vigilia del ritorno in aula del contestato “ddl Gelmini”, la città è stata invasa da migliaia di studenti per dire “no” alla riforma.

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Da sempre, il 17 novembre le città di tutta Europa si riempiono di studenti per la Giornata Internazionale per il diritto allo studio.
Quest’anno in diverse capitali ci sono state manifestazioni: a Londra si è protestato per l’aumento delle tasse universitarie, a Parigi per le riforme sociali di Sarkozy e in Italia per il contestato ddl Gelmini che – ironia della sorte- tornerà in aula proprio il 18 novembre.
La lunga giornata di Milano è iniziata alle 8 quando, dai licei della città, si sono mossi lunghi cortei per arrivare in un largo Cairoli blindato dalle prime ore della mattina. La manifestazione che avrebbe preso forma poco dopo aveva uno slogan molto chiaro: “Make school, not war”. Gli studenti chiedevano semplicemente che i soldi utilizzati per finanziare le missioni militari all’estero vengano spesi per la scuola pubblica. E così, poco prima delle 10, diverse migliaia di studenti (20 mila per gli organizzatori) si sono mossi in direzione del provveditorato agli studi di Milano per far sentire la loro richiesta al direttore scolastico regionale, Giuseppe Colosio.
Durante il corteo, musica e slogan coloriti hanno scaldato i manifestanti che, scortati da un imponente ma discreto cordone di polizia, hanno letteralmente paralizzato la città. Alcuni gruppi isolati però hanno dato vita ad alcune azioni violente che hanno alzato la tensione tra le fila delle forze dell’ordine. Si è partiti con un piccolo incendio di qualche giornale -causato involontariamente da un fumogeno- per poi passare a scritte con vernice spray su vetrine di alcune banche e, una di queste, è stata anche presa a sprangate. La tensione ha raggiunto l’apice quando alcuni ragazzi incappucciati, dopo aver distribuito un volantino contro la polizia, hanno serrato i ranghi marciando poi in modo minaccioso. Sembrava il preavviso di uno scontro che, a parte qualche grosso petardo lanciato nei giardini di alcuni istituti privati cattolici, non ha avuto alcun seguito. Ma il timore di manifestazioni non autorizzate era alto e numerosi membri delle forze dell’ordine in tenuta anti sommossa hanno presidiato per tutto il giorno numerosi punti strategici della città.
Il lungo serpentone è infine arrivato sotto la sede del provveditorato. E quando verso l’una il corteo si scioglie, i ragazzi si sono dati appuntamento dopo poco dall’altra parte della città: in via Imbonati. Gli studenti volevano infatti dare il loro supporto ai migranti che dal 5 novembre si trovano appollaiati sulla ciminiera dalla ex Carlo Erba. Sono arrivati ai piedi della torre quasi 300 studenti che, tra canti e balli, lentamente sono tornati verso casa. Questo, dicono le organizzazioni studentesche, è stato solo l’inizio di un grande movimento di protesta che vedrà nelle prossime settimane scuole occupate o autogestite.  

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