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“Tassa regionale sulla benzina per finanziare i treni”

La proposta dei comitati e blog di pendolari per dare autonomia finanziaria alle Regioni. Previsti aumenti di biglietti e abbonamenti fino al 30% e taglio di una corsa ogni dieci

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Aumenti fino al 30% e taglio di un treno ogni dieci: uno scenario davvero fosco per i pendolari e i viaggiatori occasionali lombardi. Ora i pendolari si mobilitano contro i tagli e fanno una proposta precisa, che premi chi usa i mezzi pubblici: «Introduciamo una piccola accisa regionale sui carburanti». Una tassa locale, che resti – come si dice – sul territorio e aumenti l’autonomia finanziaria della Regione, oggi vincolata alle scelte fatte a Roma.

La proposta è all’interno della petizione sostenuta da blog e comitati pendolari della Lombardia, che in pochi giorni ha raggiunto milletrecento adesioni. Nel documento i pendolari denunciano i tagli indiscriminati al trasporto pubblico attuati dal governo centrale: «gli effetti della manovra economica concepita nei mesi scorsi dal ministro Tremonti, consistente nella riduzione dei trasferimenti dallo Stato alle Regioni e agli Enti Locali, arriveranno presto a farsi sentire nelle tasche dei pendolari italiani». Una riduzione dei finanziamenti che avrà conseguenze significative, con il mix di aumenti tariffari (soprattutto sui biglietti singoli, meno sugli abbonamenti) e di tagli al numero delle corse annunciato dall’assessore Raffaele Cattaneo. «La prima Regione a scoprire le carte è stata la Lombardia, il cui assessore ai trasporti ha preannunciato aumenti tariffari dal 25% al 30% su biglietti ed abbonamenti per l’utilizzo dei mezzi di trasporto pubblico locale a partire da gennaio, nonché un taglio di servizi pari ad una corsa ogni dieci ». Tagli che riguardano in misura diversa sia i treni che autobus urbani ed extraurbani.
 
Se certamente le scelte fatte al Pirellone avranno conseguenze immediate da dicembre, i pendolari denunciano come la responsabilità vera stia a Roma: «Non si può allontanare il sospetto che, in realtà, dietro agli aumenti tariffari si nasconda una strategia precisa che ritiene il trasporto pubblico, anziché una risorsa, un inutile fardello per le casse dello Stato, penalizzando così milioni di cittadini che si comportano in modo virtuoso». Il problema è che le Regioni – che hanno la competenza sul trasporto pubblico locale – poi non hanno le risorse per finanziarlo: tutto dipende, ancora una volta da Roma. Nella petizione si chiede dunque un nuovo approccio che premi chi usa i mezzi pubblici, evitando gli aumenti, e trovi nuove entrate grazie alla tassazione della mobilità privata, ad esempio una «piccolissima accisa regionale sui carburanti». In parallelo i pendolari chiedono anche scelte di risparmio sugli sprechi, intervenendo su quei «fattori che limitano la produttività del servizio» 

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