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Sistema idrico lombardo lontano dai parametri Ue

Presentata un ricerca dell’IReR: tra gli obiettivi prioritari la riduzione dei prelievi idrici in falda e l’incentivazione al riuso di acque reflue depurate.

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Il sistema idrico lombardo presenta un quadro preoccupante che lo allontana dai parametri e dalle scadenze fissate nelle direttive comunitarie. Occorre nell’immediato ridurre i prelievi idrici nelle falde naturali, incentivare il riuso delle acque reflue depurate e riqualificare i reticoli di bonifica. E’ quanto emerso in un convegno sulla gestione delle risorse idriche in Lombardia che si è tenuto lunedì nell’Auditorium del Consiglio regionale.
Promosso dall’Ufficio di Presidenza, il convegno è stato aperto dal Consigliere segretario Carlo Spreafico (Pd), e ha visto gli interventi di Alberto Ceriani e Marina Riva dell’IReR (l’Istituto Regionale di Ricerche) che hanno illustrato una ricerca appositamente svolta sullo stato delle risorse idriche in Lombardia e sulle possibili prospettive dei modelli gestionali, alla luce anche e soprattutto della riforma sul Servizio Idrico Integrato attualmente all’esame della Commissione “Agricoltura”.
Non a caso il dibattito è stato successivamente coordinato dal Vice Presidente della Commissione stessa Dario Bianchi (Lega Nord), mentre le conclusioni sono affidate al Presidente della Commissione Carlo Saffioti (PdL).
“La gestione dell’acqua –ha detto nella sua introduzione Carlo Spreafico- è fondamentale per la qualità della vita. E’ chiaro pertanto che non può essere trattata solo come un mero bene commerciale e che nella sua gestione chiaro e indiscutibile deve essere il ruolo pubblico. Nella piena attuazione del principio di sussidiarietà -ha concluso Spreafico- determinante in tal senso deve continuare ad essere il ruolo dei Comuni”.
Sul concetto di acqua come “bene essenziale pubblico” è intervenuto anche Dario Bianchi, che ha evidenziato come il ruolo dei Comuni e delle Province non è concorrenziale o antitetico, ma può e deve integrarsi e coesistere. “I sindaci però –ha aggiunto Bianchi- devono avere la possibilità concreta di intervenire sulle tariffe, sull’affidamento del servizio e sul Piano d’Ambito, e soprattutto dobbiamo fare in modo che anche i piccoli Comuni possano contare su criteri che permettano loro di incidere nelle scelte che li riguardano direttamente”.
Quanto emerge dalla ricerca fornisce un quadro attuale piuttosto preoccupante, con criticità evidenti nello stato di salute del sistema idrico lombardo che in alcuni casi lo rendono lontano da un completo raggiungimento dell’obiettivo di qualità buono richiesto dalla direttiva comunitaria entro il 2015. Di qui la proroga al 2027 già posta all’interno del Piano di gestione del Po per i fiumi, i laghi e le falde risultati attualmente più “malati” e per i quali non sembra di fatto realistico pensare di arrivare agli standard europei nei tempi previsti.
“Per la riduzione dei carichi inquinanti –hanno evidenziato i ricercatori- diventa necessario agire alla fonte, affiancando a soluzioni classiche di tipo infrastrutturale come il collettamento degli scarichi, anche soluzioni meno tradizionali, ma efficaci, che si vanno sempre più sperimentando in Europa e nel mondo, come il riuso delle acque reflue depurate, la minimizzazione nella produzione di fanghi e la riqualificazione ambientale del reticolo di bonifica. Nell’immediato può infine risultare altresì necessario –ha evidenziato Marina Riva- agire sul mantenimento in alveo e in falda di quantitativi idrici sufficienti a diluire i carichi cercando di razionalizzare sempre più i prelievi idrici”.
La ricerca evidenzia poi la necessità di investire maggiormente sul sistema informativo in tema di qualità delle acque, che è apparso piuttosto lacunoso, anche al fine di saper rispondere con maggior completezza alle richieste dell’Unione Europea evitando procedure di infrazione conseguenti. Serve inoltre un potenziato e più efficace sistema di controllo e di monitoraggio, anche perché ne risulti migliorata la capacità a livello istituzionale e gestionale di rispondere prontamente a episodi acuti di inquinamento, indotti ad esempio da sversamenti accidentali (ad esempio l’episodio del fiume Lambro di febbraio 2010) e crisi idriche.
Sta infine emergendo una sempre maggiore attenzione attorno alla necessità di creare un’autorità indipendente di regolazione che, con caratteristiche di terzietà e indipendenza, potrebbe più adeguatamente svolgere “funzioni indispensabili per favorire lo sviluppo di gestioni efficienti e per garantire un adeguato livello di protezione di consumatori e utenti”.
“Conoscere per deliberare”, ha detto in conclusione Carlo Saffioti citando Einaudi. “Questa è stata un’utile e ulteriore occasione di confronto e di approfondimento su una tematica di particolare importanza a attualità come quella della gestione dell’acqua: la ricerca dell’IReR offre spunti di particolare interesse e ha evidenziato come la gestione del servizio idrico richieda oggi capitali, tecnologie e capacità organizzative adeguate”.

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Commenti

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  1. Scritto da Tariffe

    E le risorse dove le prendiamo se non dalle tariffe?

  2. Scritto da francesco

    @1 Tariffe
    Condivido, i capitali per gli investimenti dove li prendiamo se non dalle tariffe, che sono scandalosamente basse se finalizzate agli investimenti per sistenare anni di incuria dove le tariffe per l’acuq venivano usare per le feste del paese.