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La provocazione di Radici: I centri commerciali non sono uno scandalo fotogallery

L'imprenditore Radici durante la presentazione del Cyfe, nuovo centro universitario: "Non c'?? scandalo nel vendere un prodotto rispetto a ricamare un lenzuolino".

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Semmai ce ne fosse stato bisogno Miro Radici ha messo un po’ la parola fine sul sistema economico bergamasco conosciuto fino a poco tempo fa, quello fatto di produzione diretta, e in particolare di manifatturiero, il settore che l’ha portato ai vertici dell’imprenditoria. Da principale finanziatore del nuovo Centro per l’impresa dei giovani e delle famiglie (Cyfe, Center for Young&Family Enterprise) nato in seno all’Università di Bergamo, Radici ha parlato di "ricerca e sviluppo", "engineering", "logistica" e commercio come settori del futuro: "Perchè dove sta lo scandalo nei centri commerciali? Non c’è. Dove è lo scandalo nel vendere un prodotto rispetto a fare un ricamino su un lenzuolo? Non c’è scandalo, è una strada per dare un futuro".
Si è trattato della chiosa del discorso di Miro Radici alla presentazione del Cyfe, finanziato dal più noto ingegnere bergamasco perchè "se c’è una realtà, o meglio un istituto che può garantirci di tenere la sfida con il futuro è l’università". La sfida che nei prossimi anni verrà ancora dai paesi emergenti, Cina e India soprattutto, ancor più di quanto stia avvenendo oggi. "Oggi i giovani indiani e cinesi sono a studiare in Europa e Stati Uniti. Cosa succederà – si è chiesto Radici – quando rientreranno nei loro Paesi carichi di competenze? Sarà quello il momento in cui subiremo l’urto di una sfida potente, alla quale bisogna reggere".
Miro Radici si è messo così a disposizione del Cyfe e di chi lo frequenterà, per insegnare a tutti che "le vittorie ottenute di giorno in giorno vanno sempre azzerate, per ripartire ogni volta, per insegnare molte cose, ad esempio come si può sopravvivere ad una crisi violenta, come quella degli ultimi anni".
Il Cyfe è il quinto Centro nato all’interno dell’Università di Bergamo. "Il nostro obiettivo – ha sottolineato il rettore Stefano Paleari – è gettare ponti tra saperi differenti, tra didattiche differenti, tra l’università e la società. Al Cyfe si chiede di raccogliere questi spunti. Ed è quasi con emozione ed imbarazzo che accolgo la grande partecipazione a questa presentazione".
La sala conferenze dell’Università a Sant’Agostino era colma, di amministratori bergamaschi, di rappresentanti delle associazioni produttive, di studenti. Il gruppo di ricerca del Cyfe è diretto dal professor Lucio Cassia. Il comitato scientifico annovera docenti di quattro università internazionali. Tra i finanziatori, oltre al presidente Miro Radici, ci sono anche Ferruccio Locatelli (Dedalo srl), Gianfranco Gamba (Ad Remazel Engineering spa) e Roberto Sancinelli (presidente Montello spa).

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Commenti

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  1. Scritto da stella

    mah… adesso l’univeristà si mette pure a fare impresa … certo se così facendo arrivano i soldi del radici … forse dovrebbero concentrarsi sulla loro mission!

  2. Scritto da mario59

    questo è il tipico discorso che può fare solo chi sostiene la politica del mangiato io mangiato tutti.
    Questo discorso del signor Radici è simile a quello sui giudizi positivi della globalizzazione, naturalmente solo quando la globalizzazione, favorisce gli interessi di chi delocalizza..perchè se qualcosa non gira per il verso giusto..allora diventa un pianto e una critica feroce nei confronti di un sistema senza regole..ma ribadisco..questo solo quando a perderci sono coloro che l’hanno voluta.

  3. Scritto da zzzz

    bene.. ora dopo averci intossicati tutti con gli scarti chimici, aver portato via il lavoro… non abbiamo più nemmeno il lenzuolino per coprirci!!!!

  4. Scritto da luciano015

    Niente da ridire sui centri commerciali, ma molto sul resto.
    Confondere i soldi fatti rivendendo prodotti di altri con i soldi fatti realizzando e vendendo i propri mi sembra indegno di un grande industriale.
    E poi ormai India e Cina vengono citati a proposito e sproposito.
    Chi vuole studiare in Italia, per prendere poi (forse) un trenta per cento in più di uno che ha superato a malapena la terrza media?
    Forse perr questo là la scuola è vista ancora come una opportunità.
    E da noi come un debito.

  5. Scritto da gino

    E i soldi da spendere nei centri commerciali dove ce li possiamo guadagnare se la produzione viene tutta delocalizzata?

  6. Scritto da M.M.

    SE i cinesi studiano in un Europa spenta e dovrebbero farci paura, sarebbe meglio far studiare i nostri in Cina e India, visto che non ne sbagliano una, o no? I cinesi vengono in Europa e parlano cinese, gli italiani vanno in cina e a malapena parlano inglese, e tutto quello che avviene dietro le quinte, chi lo capisce?

  7. Scritto da alpino

    povera val seriana, da che pulpito e da che predicatore.
    Speriamo che quanto detto dal sig.miro non sia solo il sunto pubblicato.

  8. Scritto da FBL

    un bel modo di giustificarsi. brao Miro.

  9. Scritto da CLAUDIO CARMINATI

    Ci sono molti altri modi per darsi un futuro…ci pensi, signor Radici.
    Naturalmente i centri commerciali non sono il diavolo, ma nemmeno la soluzione ad ogni problema,così come, del resto,lo dimostra lo stesso CYFE che,mi sembra, sia un ottima opportunità.

  10. Scritto da llll

    Ma impara a fare l’industriale, con che cose si compra ai centri commercviali se la gentenon ha i soldi per comprare!
    Se questi sono i nostri industriali sono c…..acidi per il futuro…

  11. Scritto da da che Pulpito...

    Da che Pulpito… il sig R. uno dei primi,se non il primo Industriale Bergamasco a portare via il Lavoro dalla nostra Provincia dopo averla spremuta ben bene,per portarlo nei Paesi del Est etc etc.

  12. Scritto da Giuseppe Allevi

    I centri commerciali sono il simbolo del consumismo. Quest’ultimo è la patologia di questa società super tecnologica che ha tante cose positive ma ha anche tante insidie. Miro dovrebbe saperlo anche considerato che le sue aziende hanno dovuto fare i conti con cambiamenti radicali che lo hanno quasi travolto.
    Dunque, se la globalizzazione ha messo a rischio le nostre aziende, il rischio è che i centri commerciali contribuiscano a minare la qualità della nostra vita.