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Gimondi: “Il ciclismo a Bergamo si sente nell’aria”

Il campione bergamasco si confida a gazzetta.it: "Tra Val Brembana e Seiana scelgo la prima, la mia terra, di cui conosco curve, bivi e varianti".

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È come la sua terra: autentico, cresciuto all’aria, tagliato con l’accetta. Pane e polenta, pane e bici, pane e Gazzetta. Orobico. Felice Gimondi ha girato il mondo, ha vinto dappertutto (allora, Anni ’60 e ’70, il dappertutto era Italia, Francia, Belgio e Spagna),maappena poteva, tornava a casa. Lui è nato a Sedrina, Val Brembana, aria prealpina.

Gimondi, pedala ancora?
"Pedalo e faccio pedalare. Pedalo poco e piano, tutto il contrario di una volta. Però faccio pedalare tanto e anche forte: una granfondo su strada, una granfondo in mountain bike, una scuola di ciclismo, e una squadra — la Bianchi — cui ho dato la mia vita. Tutto da queste parti".
Bergamo = ciclismo. O no?
"Da sempre. Sarà nel carattere o nell’aria. Sarà nei luoghi o nelle strade. Ma qui è sempre stato un viavai di uomini e donne, di ragazzini e nonnetti, di campioni e gregari. Forse perché basta uscire di casa e sei già proiettato in una tappa da Giro d’Italia".
Meglio la Val Brembana o la Val Seriana?
"Se ascolto il cuore, dico la Val Brembana. È la mia valle, la mia terra, la mia vita. Ne conosco curve, bivi, varianti. È più semplice, più vergine, meno commerciale. E c’è tutto quello che vuoi: il Selvino, che basta e avanza; se non basta, anche il Berbenno e, tornando, la Roncola; la Val Taleggio; Oltre il Colle; e su fino a Foppolo. La Val Seriana significa distanze più impegnative, ma con il traguardo di una Presolana, o addirittura di un Passo del Vivione".
Le ha asfaltate.
"Al contrario: a forza di farle e rifarle, le ho consumate. L’allenamento è il pane quotidiano. A volte mi spingevo oltre. Una volta, con il danese Ole Ritter, che abitava a Zogno, sono andato a fare il giro del Lago di Como con tanto di Ghisallo. Era un mercoledì o un giovedì. Poi la domenica vinsi il Lombardia".
Vantaggi?
"Il paesaggio, la natura. Qui ho imparato a nuotare in torrenti e fiumi. Una volta da un sasso all’altro si saltava, ora si scivola: è l’inquinamento. Pedalando respiri, ti scarichi e ricarichi, ti accorgi del cambio delle stagioni. Ancora oggi, se vedo un’alba radiosa, il primo pensiero è: prendo la bici e vado".
Svantaggi?
"Traffico. E maleducazione. Ce l’hanno tutti con i ciclisti: camion, auto, perfino pedoni, per non parlare dei cani. Non raggiungeremo mai i livelli culturali di Olanda, Belgio e Germania. Ma si può fare di più e di meglio".
Per esempio?
"Se le piste ciclabili sono troppo impegnative, come spazi riservati, basterebbe una striscia bianca o gialla per proteggere una fascia, a costo zero. E moltiplicare gli accordi con le ferrovie per poter mettere la bici su un treno e uscire indenni dallecittà".
Altro?
"Semplice: creare campi metà per lebmx e metà per le mountain bike. Così le mamme portano lì i figli e non tremano più dalla paura. Poi, per andare su strada, anche per correre, c’è sempre tempo".

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Commenti

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  1. Scritto da bruno

    infatti quando vado in bibicletta non accendo i fari, non metto la freccia, tanto… mi sentiranno arrivare nell’ aria