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Italiani paurosi, colpa dei Tg

A spaventarci è una vita sempre più precaria, stressante e un generico timore di finire vittime di aggressioni o atti di violenza.

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n Italia aumentano le persone con disturbi della paura. A spaventarci è una vita sempre più precaria, stressante e un generico timore di finire vittime di aggressioni o atti di violenza. L’allarme arriva da Eurodap, Associazione europea disturbi da attacchi di panico, che fonda la sua tesi sulle risposte di 600 persone. Il 70 per cento del campione coinvolto nel test, afferma Eurodap, ha dichiarato di vivere in costante stato di allarme e di vedere il mondo in cui vive come un posto insidioso. Oppure teme di perdere all’improvviso tutto quello che possiede per un qualche evento terribile che sconvolgerà la sua vita.
Secondo i ricercatori, la colpa è in parte di telegiornali e informazioni allarmanti. Il disturbo della paura consiste nella sensazione di un pericolo collegata a un evento e i titoli dei notiziari, fra crisi economica, precarietà ed efferati delitti, contribuiscono ad alimentare ansia e stress: "Ogni telegiornale e molte trasmissioni ci parlano, ci dicono che siamo in pericolo – sostiene Paola Vinciguerra, psicologa, psicoterapeuta e presidente dell’Eurodap – . In questo momento, tutto quello che in passato tranquillizzava un individuo non c’è più come certezza, a partire dalla famiglia e dal lavoro. I punti di riferimento sono saltati e ci troviamo in un costante stato di precarietà".
La risposta a questi stimoli è istintiva: si diventa tesi, malfidati, si cerca di tenere tutto sotto controllo e questo sforzo causa danni alla nostra psiche ed al fisico. Cefalee, irascibilità, insonnia, lievi sbandamenti, ansia, tachicardia e gastriti sono conseguenze di queste paure e dello stress che vi è connesso. Ma non sono solo i fattori ambientali a contribuire a questo malessere. "Tutti i disturbi d’ansia – spiega il professor Mario Maj, presidente della Società mondiale di Psichiatria – possono essere influenzati da variabili ambientali che aumentano il senso di precarietà e di solitudine dell’individuo. E’ importante però tenere conto che, come gran parte dei disturbi mentali, anche i disturbi d’ansia hanno un’origine complessa, che coinvolge fattori genetici e ambientali. E’ stato riportato che i fattori ereditari contribuiscono alla vulnerabilità nella misura del 40% circa, quelli legati all’ambiente familiare nella misura del 10%, mentre quelli legati all’ambiente specifico del singolo individuo contribuiscono per il 50%".
Se lo stress diventa difficile da controllare è necessario richiedere l’aiuto di un medico. "La terapia dei disturbi d’ansia – aggiunge Mario Maj – si avvale di interventi farmacologici e psicoterapici. Tra questi ultimi le psicoterapie cognitivo-comportamentali sono quelle per le quali esiste una maggiore evidenza di efficacia".
L’aiuto di uno specialista è decisivo, ma qualche piccolo accorgimento può essere d’aiuto. "Facciamo attenzione al nostro modo di pensare – dice Vinciguerra – . Quando ci sentiamo minacciati, il nostro pensiero è stimolato a organizzarsi sull’evento allarmante tentandone il controllo e passando in rassegna tutte le eventualità, ma quelle che ci verranno in mente saranno solo quelle negative e nella realtà il nostro tentativo di tranquillizzarci si tradurrà in un aumento dell’allarme stesso. Dobbiamo quindi imparare a produrre ipotesi positive".
Tra le buone abitudini, ai fini della prevenzione, c’è combattere l’insonnia, recuperare energie e fare sport. "Dedichiamoci qualche minuto andando a letto per rilassarci, mettiamoci supini, concentriamo l’attenzione sul nostro respiro lungo e lento, pensiamo a qualche evento positivo – dice Paola Vinciguerra che ha appena pubblicato un libro con una serie di consigli – . Poi il movimento è utile, è importante ascoltare le nostre sensazioni fisiche, il benessere che ci viene dall’attività fisica, staccando la spina dal ruminare del pensiero sempre stimolato dal senso di pericolo".

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