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“Spero un giorno di sorridere pensando a Marco”

Parla Cinzia Fumagalli, mamma di Marco Licini, morto a 17 anni cadendo dallo scooter. "Ci sono giorni in cui si fa fatica, ma poi la vita ?? pi?? forte. Troppo spesso sottovalutiamo questi giovani".

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Racconta la sua prima reazione, l’incredulità, poi una grande paura, di fronte ad un sipario che si abbassa, sapendo che si è abbassato definitivamente. E oggi la fatica, tanta fatica, che "spesso ti impedisce di alzarti tranquilla la mattina". "Ma ci sono anche i ricordi e ci sono anche i racconti degli amici, che mi fanno capire tante cose e mi fanno sentire anche orgogliosa di essere stata la madre di Marco".
Lei è Cinzia Fumagalli, mamma di Marco Licini, 17 anni, morto a febbraio cadendo dallo scooter in via Baioni, a pochi passi da casa. Racconta gli ultimi nove mesi, con un po’ di emozione in alcuni momenti, ma anche con molta lucidità e qualche punta di serenità che lei stessa ammette di intravedere. E non c’è niente di scontato da parte di questa mamma che si definisce "non credente" e ha perso un figlio, "che era un gran rompiscatole, un ribelle al punto giusto per la sua età, un curioso che si interessava di politica anche se magari era presto, e poi piangeva se non andava bene a scuola, pur fingendo che non gli importasse nulla".
"Dico che è molto dura sopravvivere alla morte di un figlio: ma anche pensando al tempo trascorso con lui, all’educazione che gli è stata data anche con fatica e con difficoltà, anche grazie a queste cose si può sopravvivere e lo dico a tutte le altre mamme che stanno vivendo la mia stessa situazione. C’è una forte mancanza terrena, proprio materiale, ma si scopre anche che spesso la vita, anche la vita difficile di questo periodo, è più forte della morte".
La vita è forte, "lo capisco, lo intuisco, anche se da quell’incidente è passato ancora poco tempo. Quindi spero un giorno di poter sorridere serena pensando a Marco". E’ quel che Cinzia vorrebbe, consapevole che è anche ciò che Marco avrebbe voluto: "Dopo la sua morte ho trovato una lettera anonima nella cassetta della posta, scritta forse da un amico che simulava un pensiero di Marco. Diceva di "non piangere, perchè io non sono nella mia stanza di sempre, ma sono in un’altra stanza, e il mio sorriso deve essere il tuo sorriso". E’ ciò a cui vorrei arrivare".
Cinzia Fumagalli soffre nel leggere le cronache, quelle che parlano di molti e troppi morti sulla strada. Ma non vuole lanciare appelli ripetitivi e già sentiti più volte ai giovani che stanno sulle strade. "No, perchè troppo spesso quando si dicono certe cose si tende un po’ a sottovalutarli, i nostri giovani. Io parlando con la ristretta cerchia di amici di Marco ho scoperto tante cose su di lui di cui vado orgogliosa. Era un ragazzo che limitava gli eccessi, suoi e degli altri, sapeva fare da guida al gruppo. Cose a cui speravo di averlo educato ma che per me non erano evidenti. E sono contenta di averle sapute, anche così".
"Credo si faccia presto a dire "andate piano", "non usate il motorino", o tante altre cose così – continua la mamma -. E’ più difficile dire, ma va detto, che tanti ragazzi resistono bene ai troppi stimoli di una società allo sbando e un po’ degradata. Troppo spesso li sottovalutiamo. E io invece ho scoperto dopo, quando non c’era più, che i miei dialoghi con Marco avevano avuto il loro effetto, sono serviti".

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Commenti

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  1. Scritto da Federica

    Sono una mamma di un ragazzo di 15 anni e quando leggo sui giornali la morte di tanti ragazzi mi commuovo. Anche al mio ragazzo, felice del suo scooter, raccomando di andare piano e di essere prudente. Ogni volta che esce mi assale un’angoscia ma penso che sia giusto così: è la sua vita come io alla sua età ho fatto la mia. Sono anche una automobilista e quando guido penso a loro, a questi ragazzi che non ci sono più. Siate prudenti e non frettolosi alla guida, potreste evitare tante morti inuti

  2. Scritto da marilena

    ringrazio cinzia per la sua testimonianza. Anch’io non sono credente e capisco che forse è più difficile ma certamente più dignitoso accettare la perdita di un figlio facendosene una ragione prettamente umana. Soprattutto quando parla della fatica del mattino, io ho perso i genitori anziani e per molto tempo al mio risveglio dovevo fare “mente locale” per rendermi conto che non c’erano proprio più! Per un figlio giovane è ancora più dura,è un’ingiustizia. Ma la vita continua,ti sono vicina .

  3. Scritto da Alessandro

    Cinzia, esserti amico e’ un privilegio.