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Al via l’Adult Music Tour 2010 di Immanuel Casto

Prima tappa a Napoli per l'artista bergamasco esploso nel 2005 quando in rete compaiono le prime tracce e registra il primo album autoprodotto.

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La vigilia della notte delle streghe ha fatto da scenario questo week-end alla tappa partenopea di Immanuel Casto, l’artista che al di là delle accattivanti melodie electro-pop ha plasmato un vero e proprio fenomeno mediatico e internettiano, e che con il suo Adult Music Tour 2010 si è presentato per la prima volta al pubblico napoletano.
Un’audience rovente, come l’ha definita Immanuel, che ha affollato gli spazi del Duel Beat per dare il benvenuto a quello che è ormai un idolo indiscusso, celebrato dai ragazzini come dai più grandicelli che rimangono stuzzicati dalle atmosfere anni ’80 dei video e delle messe in scena.
La storia di Immanuel Casto come web-celebrity inizia nel 2005, quando in rete cominciano a circolare le tracce che Immanuel (all’anagrafe Manuel Cuni) registra per il suo primo album autoprodotto. Lo stile di Immanuel, che ha alle spalle qualche esperienza nel teatro indipendente e che si è trasferito da Bergamo a Bologna per studiare design, gli regala subito i primi consensi: musicalmente il 27enne bergamasco dichiara di ispirarsi alla dance dei Daft Punk, dei Depeche Mode e di Madonna, ma lo stile dei testi spiazza per la schiettezza dei riferimenti sessuali e per la latitanza del politically correct, perfino nei titoli. Immanuel si costruisce un pubblico affezionato, da cui comincia a farsi attribuire epiteti come Casto Divo oppure Vergineo: l’intento dichiarato è quello di parlare di sesso in modo osceno, crudo e quantomai esplicito, senza ricorrere a volgarità stereotipate o evidenti e mantenendo in tutte le circostanze un’immagine di fondo particolarmente attenta e ricercata, quasi da bravo ragazzo. Anche quando esplode sotto i riflettori dei media, con video cult come Anal Beat e canzoni come Io La Do (esplosa su Radio Deejay), Manuel Cuni continua a rivestire un’aura di enigmaticità e mistero agli occhi dei suoi adepti, verso i quali conserva sempre un certo distacco, alimentato dall’intenzione di contrapporre all’impronta marcatamente erotica delle sue canzoni un ritratto personale sofisticato e riservato.
Continua ancora oggi, dopo 5 anni di attività, a distillare dichiarazioni ed interviste con estrema discrezione: dice di odiare i reality e di preferirvi l’irrealtà e il paradosso, perchè non c’è nulla di più volgare di ciò che è reale o condivisibile dal volgo; ammette però di aver cantato insieme a Laura Pausini al compleanno di Simona Ventura, che è una sua grande fan, dopo aver rifiutato un’apparizione ad X-Factor. Denuncia, senza troppo equilibrio, situazioni che riguardano la Chiesa, la politica e la società, stigmatizzando l’uso implicito e commerciale che viene fatto del sesso in ogni frangente della vita quotidiana, e proponendone invece un’espressione esplicita e liberatoria. Dalla critica sociale all’emancipazione sessuale, Immanuel Casto conia il Porn Groove, un genere in cui confluiscono allo stesso tempo brani pop ed estremamente decadenti; smonta atmosfere allegoriche che prendono in prestito a piene mani dall’iconografia gay, per poterne ricostruire altre più cupe, fino a rappresentarne i colori meno patinati e a trasformarne l’ironia in un sarcasmo salace e spietatamente diretto. Oggi, mentre El Pais si interessa al fenomeno del Casto Divo, Immanuel porta il suo teatro dei feticci (sociali, politici, musicali, pornografici) in giro per l’Italia.
Si tratta di uno spettacolo di circa 15 canzoni, ampiamente coreografato dallo stesso Casto, che rivendica il ruolo di art director per tutti i suoi live-shows, e che giostra sul palco le sue Beat Girls come un ammiccante burattinaio: proprio le coriste si esibiscono accanto ad Immanuel alternando stacchetti degni di Heather Parisi o della Lorella Cuccarini dei tempi d’oro, e assecondandolo in una performance vocale non certo brillante o virtuosistica, dove i fischi elettronici e la concitazione del pubblico aiutano senza dubbio a coprire qualche stecca di troppo. Tuttavia non sono certo le stecche ad interessare i numerosissimi fan di Immanuel Casto (tra cui si riscontra, senza dubbio, un’ampia fetta queer); dopo i due sold-out a Roma, e una calorosissima accoglienza al Viper di Firenze, anche l’incontro napoletano è stato un successone.
Superato l’ingresso (8 euro il prezzo del biglietto, meno di tanti eventi organizzati nelle discoteche limitrofe in occasione di Halloween) ci si imbatte in una sala gremita dal pubblico più disparato; tutti si accalcano sotto il palco, mentre l’inizio dell’esibizione si fa attendere per circa un’ora e mezza. Al termine del dj set, per molti interminabile, ecco apparire il protagonista della serata avvolto in una tutina di spandex, che saluta l’uditorio in modo colorito e dà inizio al concerto intonando uno dei suoi successi più celebri, Bondage. Durante il corso dello spettacolo, che prosegue per circa 90 minuti, Immanuel intrattiene con disinvoltura, lucidità, esperienza e presenza scenica, modificando gli arrangiamenti di quasi tutti i suoi brani più conosciuti attraverso remix a sorpresa, che tendono a spiazzare e ad eccitare il pubblico in più di un’occasione; non mancano almeno due cambi d’abito e la presentazione di un paio di inediti, per la verità accolti in sala abbastanza tiepidamente, ma di cui siamo sicuri che risentiremo parlare: in particolare, il ritornello di Gioco di Mano ci è sembrato assolutamente irresistibile. Qualche seccatura, come il caldo insostenibile del locale (probabilmente aggravato da un malfunzionamento nell’impianto di ventilazione) e la pressione della calca non sono riusciti a rovinare l’esperienza ai tanti fan presenti e che Casto ha salutato, al termine del concerto, con una replica di Crash, l’ultimo singolo in cui si avvale della collaborazione di Romina Marconi. Salutano il pubblico anche le tre Beat Girls, e questa volta Immanuel le congeda presentandole come Patrizia, Ruby e Noemi.
Di questo Adult Music Tour 2010 rimarrà sicuramente il ricordo di una sensazionale versione unplugged di Che Bella la Cappella, eseguito dal cantante bergamasco sullo sfondo di una serie di proiezioni blasfeme, molte delle quali raffiguranti il Papa: forse si tratta di un’anomalia nell’evoluzione di un artista che ha già manifestato l’intenzione di selezionare e differenziare la propria produzione, sempre più scissa tra il filone a cui i fan sono già stati abituati, e un inventario di canzoni più recenti che conta ormai risultati non meno licenziosi degli esordi, ma sicuramente più adatti ad una diffusione mainstream. Immanuel Casto sembra non voler rinunciare alla provocazione, a dispetto di coloro che, in un brano come Crash, avevano già notato un ammorbidimento dei toni che ripiega su metafore sessuali scanzonate ed inequivocabili, ma pur sempre defilate. O forse più appetibili al grande pubblico, da cui Immanuel ha dichiarato di non voler più subire pregiudizi. Più che di un cambio di direzione o di una metamorfosi nello stile che gli ha regalato la notorietà, Immanuel Casto sembra aver acquisito la maturità adatta per riuscire a separare, nei suoi lavori, un target di aficionados da un bacino di nuovi ascoltatori che, senza farsi paralizzare da brani con contenuti troppo espliciti, potrebbero avere voglia di addentrarsi nella filosofia del Casto Divo in modo più graduale e meno circospetto. Riuscirà l’ultima scommessa dell’idolo del web? Se l’esito dovesse essere positivo la musica di Immanuel Casto non raggiungerebbe di certo una diffusione radiofonica su ampia scala, ma riuscirebbe a sganciarsi da dosso la scomoda etichetta da “genere di nicchia”, una categoria che ormai alle canzoni di Immanuel sta decisamente stretta: considerando la vasta affluenza agli appuntamenti dell’Adult Music Tour, non ultima la data di Napoli, possiamo dire che questa volta il Porn Groove ha assolutamente fatto centro.

(da levanteonline.it)

 

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