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Keira Knightley snobba lo sponsor Alitalia: “mi hanno perso le valige”

Keira Knightley, la diva de “Il pirata dei Caraibi”si è ritrovata le sue valige “disperse” da Alitalia, e ha deciso di non essere intervistata sotto la sua sponsorship al festival del cinema

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Keira KnightleyKeira Knightley, la diva de “Il pirata dei Caraibi” e di “Sognando Beckham” si è ritrovata le sua valige “disperse” da Alitalia e per ritorsione ha deciso di non essere intervistata sotto la sua sponsorship: una bella dimostrazione di carattere da parte dell’attrice – che ha anche protestato insieme ai suoi  colleghi romani contro i tagli alla cultura nel giorno dell’inaugurazione del Festival di Roma  – e anche una pessima dimostrazione di efficenza della compagnia di bandiera, per una volta però “punita” con una figuraccia pubblica.

A raccontare il piccolo ma non insignifcante episodio, il blog di Paola Jacobbi,  una delle giornaliste di punta di Vanity Fair, esperta di cinema, che intervistato tutte le star più popolari: dal “vampiro” Robert Pattinson a Woody Allen, da Sharon Stone al “dottor stranamore” di Grey’s Anatomy Patrick Dempsey, e che è ovviamente in questi giorni “inviata” al Festival del cinema di Roma, che ha aperto i battenti ieri pomeriggio, 28 ottobre e chiuderà il 5 novembre.

«Sentite qua. La nostra compagnia di bandiera ha perso il bagaglio di Keira Knightley, che è arrivato 24 ore dopo il previsto – spiega la Jacobbi – Lei era imbufalita e, quando si è accorta che avrebbe dovuto fare le interviste televisive proprio in uno spazio sponsorizzato dalla compagnia medesima, ha detto “non se ne parla neanche” e ha fatto spostare tutti. Bel caratterino Keira, complimenti. E grazie per avere un pochino vendicato tutti quelli che almeno una volta sono rimasti senza valigia e senza nemmeno essere testimonial Chanel». Il commento finale del suo post, che prosegue con le proteste in apertura del festival e altre piccole chicche del primo giorno è triste ma significativo: «Certo, che noi italiani, dalla compagnia di bandiera in giù, non ne facciamo una giusta».

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