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Niente pi?? posti, partoriente dirottata a Como

Una donna milanese che doveva partorire un bimbo prematuro ?? stata trasferita d???urgenza a Como, dopo il no di Rho, Lodi, Bergamo e Brescia.

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Tratto da Repubblica.it

di Laura Asnaghi

Tutto esaurito nella terapia intensiva neonatale alla Mangiagalli, il reparto per i piccoli che hanno bisogno di cure urgenti subito dopo la nascita. Una donna che doveva partorire un bimbo prematuro è stata trasferita d’urgenza a Como, l’unico ospedale che in quel momento aveva la disponibilità di una culla “ad alta intensità di cura”. Prima di trovare un posto lì i medici avevano chiesto a tutti gli ospedali milanesi: ma niente da fare. Tutto esaurito al Buzzi, alla Macedonio Melloni e a Niguarda. Così la ricerca si è allargata alla provincia, e poi ancora oltre. E dopo i “no” degli ospedali di Rho, Lodi, Bergamo e Brescia per mancanza di posti liberi, finalmente Como ha detto sì ed è scattato il trasferimento della donna, con l’ambulanza e l’assistenza medica. Il tutto accompagnato dalle proteste del padre, che non ha gradito questo trasloco forzato a cinquanta chilometri da casa.

E’ andata in crisi la Mangiagalli, ma il problema della difficoltà di trovare posti disponibili per la terapia intensiva dei neonati che vengono al mondo con gravi problemi potrebbe ripetersi in altri ospedali. Il motivo? La carenza di culle. Milano ne ha solo 36 sulle 105 sparse in tutta la Lombardia. Oltre alla Mangiagalli che ne ha 15, ce ne sono altre 8 al Buzzi, 6 alla Macedonio Melloni e 7 al Niguarda. Il livello di assistenza è tra i più alti a livello europeo ma, come spiegano i medici, "con l’innalzamento dell’età delle donne che partoriscono il primo figlio, e la maggiore incidenza dei parti gemellari dovuto al ricorso all’inseminazione artificiale", l’attività in questi reparti è aumentata enormemente. In un anno a Milano vengono seguiti oltre duemila “neonati patologici”, vale a dire piccoli che nascono prematuri e pesano meno di un chilo e mezzo. Ma tra loro ci sono anche casi più complessi, con bambini che arrivano a malapena a 700-800 grammi. E la sfida per farli sopravvivere richiede non solo una grande competenza professionale, ma anche un’assistenza che solo pochi centri riescono a garantire.

Per uscire dall’emergenza c’è solo una strada: aumentare le disponibilità di culle per i piccoli. La Regione ha da tempo finanziato, con un investimento di 2 milioni e 300mila euro, la creazione di 23 nuovi posti, di cui 8 in più in Mangiagalli, 1 in aggiunta al Niguarda e 4 al San Paolo che, così, entra a far parte delle rete milanese che accoglie i neonati prematuri. Ma le culle nuove non sono ancora state attivate. Nel giro di un mese sarà potenziata la Mangiagalli e le altre seguiranno. Nel frattempo, però, resta il rischio di dover disporre altri trasferimenti fuori Milano. "Ma quando c’è di mezzo un bimbo prematuro spiega un medico bisogna far scattare tutte le misure d’emergenza. Se le culle non sono disponibili in città, è doveroso andare dove può essere garantita l’assistenza al nascituro".

A esasperare la situazione nelle terapie intensive milanesi è stato anche il boom delle nascite, già segnalato nei giorni scorsi dalla Mangiagalli. Il 5 ottobre sono nati 29 bambini, un record che ha messo a dura prova lo staff dei medici e delle ostetriche della clinica, professionisti abituati a tour de force già stressanti con una media di 22 parti al giorno. Al boom di nascite la Mangiagalli ha risposto con il “numero chiuso”, una misura necessaria per non paralizzare le sale parto. Da un’emergenza all’altra: ieri è toccato alla terapia intensiva neonatale con il trasferimento della partoriente a Como.

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