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L’Italia prende il mondo per la gola

Vola l'export dei prodotti alimentari nazionali: +10% negli ultimi sei mesi. Vino, formaggi e ortofrutta i più richiesti.

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Raddoppiano e oltre le esportazioni di grappa (+135 per cento) in Russia, il paese della vodka, aumentano quelle di salsicce in Germania, la terra dei wurstel (+23 per cento), e di pasta in Cina, la nazione dove c’è chi sostiene siano stati inventati gli spaghetti (+17 per cento). A darne notizia è la Coldiretti, sulla base dei dati Istat sul commercio estero del primo semestre del 2010, resi noti nel corso del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione organizzato a Villa d’Este di Cernobbio, dai quali emerge che nei primi sei mesi dell’anno è stato registrato il massimo valore di sempre. Se il trend dovesse proseguire, si raggiungerà a fine anno quota 26 miliardi, frutto di esportazioni effettuate per la grande maggioranza nei paesi dell’Unione Europea, ma anche negli Stati Uniti e nei mercati emergenti come la Cina. 
Gli esempi della grappa, delle salsicce e della pasta – rileva la Coldiretti – sono rappresentativi del successo del Made in Italy agroalimentare sulle tavole del mercato globale, dove i prodotti del Belpaese fanno registrare complessivamente un aumento del 10 per cento in valore nei primi sei mesi dell’anno, con la crescita a due cifre della presenza di ortofrutta, vini e formaggi. A crescere – continua la Coldiretti – sono soprattutto l’ortofrutta (+16 per cento), i formaggi e latticini (+ 14 per cento), l’olio di oliva (+11 per cento) e il vino (+ 9 per cento) mentre restano sostanzialmente stabili due cavalli di battaglia del Made in Italy all’estero come la pasta e le conserve di pomodoro. Positive – continua la Coldiretti – sono soprattutto le performance dei prodotti a denominazione di origine come il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano che mettono a segno un aumento record del 23 per cento sui mercati mondiali con una rilevante effetto traino per l’intero settore.
L’andamento sui mercati internazionali potrebbe ulteriormente migliorare da una piu’ efficace tutela nei confronti della “agropirateria” internazionale che utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per prodotti taroccati che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale: All’estero – stima la Coldiretti – il falso Made il Italy a tavola fattura 50 miliardi di euro e sono falsi tre prodotti alimentari di tipo italiano su quattro. Le denominazioni Parmigiano Reggiano e Grana Padano sono le piu’ copiate nel mondo con il Parmesan diffuso in tutti i continenti, dagli Stati Uniti al Canada, dall’Australia fino al Giappone, ma in vendita c’è anche il Parmesao in Brasile, il Regianito in Argentina, Reggiano e Parmesano in tutto il Sud America, ma anche Pamesello in Belgio o Parmezan in Romania. Per non parlare del Romano, dell’Asiago e del Gorgonzola prodotti negli Stati Uniti dove si trovano anche il Chianti californiano e inquietanti imitazioni di soppressata calabrese, asiago e pomodori San Marzano “spacciate” come italiane. E in alcuni casi sono i marchi storici ad essere “taroccati” come nel caso della mortadella San Daniele e del prosciutto San Daniele prodotti in Canada. Un fenomeno che frena la diffusione del Made in Italy e che – precisa la Coldiretti – è causa di danni economici, ma anche di immagine. Il rischio reale è che si radichi nelle tavole internazionali un falso Made in Italy che toglie spazio di mercato a quello autentico e banalizza le specialità nostrane frutto di tecniche, tradizioni e territori unici e inimitabili. 
I risultati positivi delle esportazioni alimentari non si sono ancora adeguatamente trasferiti alle imprese agricole dove – sostiene la Coldiretti – si registrano ancora in molti settori quotazioni al di sotto dei costi di produzione, a conferma delle pesanti distorsioni che permangono nel passaggio degli alimenti lungo la filiera dal campo alla tavola. La Coldiretti sta promuovendo un progetto per una filiera agricola tutta italiana con l’obiettivo di tagliare le intermediazioni e arrivare ad offrire, attraverso la rete di Consorzi Agrari, cooperative, farmers market, agriturismi e imprese agricole, prodotti alimentari al cento per cento italiani firmati dagli agricoltori al giusto prezzo.

 

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