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I “forzati” della cassa integrazione

Matteo Meneghello sul Sole 24Ore descrive le 10 ditte lombarde dove la cassa integrazione sembra non finire mai. Tre sono bergamasche: Legler, Donora e Linificio .

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Matteo Meneghello sul Sole 24Ore descrive la realtà lombarda (e bergamasca) laddove la cassa integrazione dura da anni e sembra non  finire mai. Dieci le imprese in cui la cassa è diventata vitalizio, tra queste tre orobiche: la Legler di Ponte San Pietro; la Donora di Cortenuova (150); il Linificio e Canapificio di Villa d’Almè.  

   
Prima un periodo di cassa ordinaria. Poi due anni di straordinaria. Poi, di nuovo, la cassa in deroga. E poi ancora ordinaria e straordinaria – ma solo se nel frattempo sono passati i 5 canonici –, oppure la mobilità e la disoccupazione. Anche in Lombardia si ingrossano le schiere dell’esercito dei "forzati" della cassa integrazione. Lavoratori appesi al filo di un piano industriale o ad una ripresa che non arriva mai. Spesso ex addetti di aziende fantasma, di scatole ormai vuote. Capannoni, muri e macchinari e "risorse umane" palleggiate tra commissari straordinari, immobiliaristi, improbabili cavalieri bianchi o semplici avvoltoi.
L’elenco delle aziende lombarde di medie dimensioni che negli ultimi mesi hanno chiesto e ottenuto la cassa in deroga è lungo. Solo ad ottobre ci sono pesi massimi come il Cotonificio Honegger di Albino, in provincia di Bergamo (cassa per 402 dipendenti fino al 31 dicembre), la Manifattura di Valle Brembana di Zogno, sempre in provincia di Bergamo (404 dipendenti fino a fine anno), la cooperativa Viadana Facchini di Viadana in provincia di Mantova (230 dipendenti fino al 31 dicembre).
La cassa in deroga per i big è il campanello d’allarme di una situazione complessa: lo strumento, pensato per le piccole realtà che non avrebbero altrimenti accesso ad ammortizzatori sociali, è sempre più spesso utilizzato come tampone per supplire la momentanea impossibilità ad utilizzare la cassa ordinaria o straordinaria (la legge stabilisce un tetto massimo di 36 mesi in 5 anni) da parte delle realtà più grosse. E sul territorio lombardo ci sono aziende e lavoratori che hanno abbondantemente superato i 3-4 anni di utilizzo degli ammortizzatori: per molti lavoratori la cassa sta diventando una situazione permanente, quasi un vitalizio.
Alla Donora di Cortenuova (BG), ex fabbrica dei frigoriferi Candy, è scaduto, il 30 settembre scorso, un periodo di 4 mesi di cassa in deroga. Precedentemente i 150 lavoratori avevano già usufruito di ordinaria e straordinaria: è dal 2006 che le cronache sindacali si occupano della vicenda. «Avevamo ottenuto la deroga – spiega il segretario provinciale della Fiom Cgil, Eugenio Borella – a fronte di un impegno, da parte di un possibile acquirente dell’area, ad attivare un polo logistico riassumendo parte dei lavoratori. L’accordo non è stato rispettato. Ora, mentre i lavoratori vanno verso la mobilità, ci prepariamo a chiedere un’altra deroga, fino a fine anno, in attesa di una risposta».
Ci sono aziende come la Carlo Colombo, con gli operai costretti a salire sul tetto per chiedere il rispetto degli accordi relativi alla proroga della cassa. Ci sono la Metalli Preziosi e la Lares di Paderno Dugnano (MI), entrambe fallite nel 2009. La Elco di Inzago (MI), la Bames (ex Celestica) di Vimercate (MB), la Novaceta di Magenta (nella cui area, tra l’altro, è necessaria una bonifica). C’è il Linificio e Canapificio di Villa Almè, in provincia di Bergamo, che presto chiuderà i battenti. I lavoratori, dopo una trattativa al ministero del Lavoro, hanno ottenuto 2 anni di Cigs. L’azienda già aveva ottenuto un periodo di deroga, dopo avere goduto, in precedenza, di altri ammortizzatori.
I lavoratori della ex Legler (ha stabilimenti in provincia di Bergamo e in Sardegna) sono senza copertura da cassa dall’11 agosto. L’udienza per la conversione della procedura da amministrazione straordinaria a fallimento è fissata per domani: il commissario però, in attesa del pronunciamento del tribunale, ai fini di garantire la copertura della Cigs, ha dichiarato che le società si trovano in regime di continuità di impresa e che questa situazione perdurerà fino a quando interverrà la conversione della procedura. Il 28 settembre così, al tavolo del ministero dello Sviluppo, è stata ottenuta un’ulteriore proroga per circa 800 lavoratori (290 in Lombardia). È dal 2007 che il gruppo è in difficoltà.
Un altro caso emblematico è quello della Brandt Italia: la crisi della ex Ocean inizia nel 2001, quando in Francia entra in difficoltà la capogruppo Moulinex Brandt. Da allora è stato un susseguirsi di accordi ministeriali, Cigs, contratti di solidarietà. Brandt Italia (ha uno stabilimento a Verolanuova, in provincia di Brescia, con 467 unità) aveva esaurito i 36 mesi di Cigs e così è ricorsa alla cassa in deroga. Lo scorso 31 agosto, allo scadere di questo provvedimento, ha ottenuto altri 12 mesi di Cigs.
«Non si possono gestire queste situazioni di difficoltà esclusivamente con la cassa integrazione – spiega Fulvia Colombini, segretario generale della Cgil Lombardia –: nel 2011 queste situazioni saranno ancora tutte da gestire, molti lavoratori resteranno disoccupati, senza possibilità di ricollocamento. È necessario un salto di qualità: va riaperto un tavolo di sviluppo, coinvolgendo Regione, imprenditori e sindacato. Bisogna favorire il confronto nelle province, cercando di capire come va riqualificato il tessuto manifatturiero, come rendere attrattivo il territorio».
Secondo Claudio Negro, segretario della Uil lombarda, «le risorse per coprire gli ammortizzatori nel 2011 ci sono. Ma una decina di grosse aziende, in Lombardia, sono ormai decotte – aggiunge –: hanno esaurito la straordinaria e non la possono riaprire, perchè vanno verso la cessazione. Concedere ancora deroghe significa risucchiare parte delle risorse destinate alle piccole imprese. Analizziamo caso per caso, ma poi facciamo in modo che queste aziende mettano in mobilità i dipendenti. A quel punto, la Regione e le stesse aziende devono mettere mano al portafoglio e finanziare un serio programma di outplacement. Se sappiamo già in partenza che il rientro al lavoro è impossibile, bisogna subito sopperire con politiche attive, senza perdere tempo».

Matteo Meneghello

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Commenti

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  1. Scritto da E,quando tutto questo finira?

    E,quando tutto questo finira?

  2. Scritto da corti-novis

    sicuramente molti di questi lavorano in nero per arrivare a fine mese. Che pacchia per i capitalisti coperti dalla lega che prendono voti dai cassaintegrati e dai padroni. Allora non è meglio dare il salario sociale da 700 euro ai disoccupati dai 20 anni in su e fare MOLTI controlli sul lavoro nero e se vengono trovati toglierlo e se rifiutano la un posto la seconda volta togliere la disoccupazione E’ lacosa più giusta ma in Italia meglio il voto di scambio

  3. Scritto da fabri fibbia

    e la promatech?…..
    quatta quatta da 1000 dipendenti ne ha lasciati a casa 500 e 200 sono in cassa integrazione a zero ore!!!
    Bravo miro radici

  4. Scritto da corti-novis

    cisl-uil- e l’indecisa cgil non pensano ad un nuovo modello di sviluppo basato sulla distribuizione uguale del lavoro e orario. troppo rischioso di apparire alla confindustria e capitalisti di voler cambiare la società in modo equo e giusto.. visto che le nuove tecnologie hanno espulso tanto manodopera ma corrono dietro alla maggior produzionecon ntecnologie nuove che espelleranno altri operai… siamo alla frutta..

  5. Scritto da UNIONE SINDACALE di BASE (USB) di BERGAMO

    PER DIFENDERE LAVORO E REDDITI occorre avere il coraggio di mettere in campo la riduzione dell’orario di lavoro e contratti di solidarietà a parità di salario,invece governo confindustria e sindacati complici,vogliono derogare dal contratto e aumentare di fatto l’orario di lavoro su una platea ridotta di lavoratori,vogliono ridurre le tasse solo sul lavoro straordinario e solo sugli aumenti di produttività ottenuti “spremendo come limoni” i lavoratori residui,pochi più sfruttati e senza diritti!