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“Ma non ?? clima da anni di piombo”

Tornano in mente gli anni '70 e '80, ma Zaverio Pagani, Luciano Gelpi e Gianfranco Manzecchi (Cisl e Cgil in quegli anni) non leggono similitudini tra il presente e quel passato.

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Uova, fischi, insulti, cattiverie…i recenti misfatti avvenuti anche in Bergamasca, che hanno visto prendere di mira le sedi della Cisl, lunedì in città, qualche settimana prima a Treviglio, fanno temere derive violente e fanno tornare alla mente periodi bui, gli anni Settanta e Ottanta, gli anni dell’antagonismo e del terrorismo. Ma è proprio così? Cosa ne pensa chi quegli anni ha vissuto, magari proprio dentro il sindacato oggi protagonista dei diverbi e degli scontri?
L’abbiamo chiesto a Zaverio Pagani, a Luciano Gelpi e a Gianfranco Manzecchi, i primi due hanno guidato la Cisl di Bergamo nel decennio caldo, il terzo era attivista Cgil nello stesso periodo. Nessuno dei tre legge similitudini tra presente e passato.
“Il clima è brutto e preoccupante – spiega Luciano Gelpi, nella segreteria Cisl dal 1973 al 1987 e segretario dall’83 all’87 –, ma faccio fatica ad associarlo agli anni di piombo. Anche e soprattutto perché allora il sindacato e i lavoratori, pur con le loro divergenze, erano compatti: gli attacchi, quelli violenti intendo, arrivavano dall’esterno, da frange politiche extraparlamentari che i metalmeccanici per primi hanno fronteggiato, magari che vedevano nel sindacato un nemico. Oggi la questione è interna al sindacato, c’è un diverso modo di vedere la realtà e c’è chi estremizza queste divergenze con gesti difficili da capire e giustificare. Mi chiedo: quando smetteranno con le uova e con le scritte, cosa pensano di fare? Quando avranno indebolito il sindacato tutto, chi vincerà? Stanno spostando l’obiettivo, stanno sbagliando questo sì ma non è la stessa realtà di allora”.
La pensa così anche Zaverio Pagani, memoria storica delle prime battaglie sindacali, soprattutto quelle anni Settanta alle quali ha dedicato più di una pubblicazione: “Il clima è totalmente diverso, non dimentichiamoci che anche in Bergamasca tra gli estremisti violenti che hanno contribuito al terrorismo c’erano soprattutto figli della borghesia ricca, non certo operai e lavoratori. Anche la situazione socio-economico-politica è decisamente diversa: la crisi petrolifera per esempio allora faceva macelli. Il nemico era forse più chiaro: oggi il nemico è il tuo compagno di lavoro, quello più vicino a te. Invece bisogna reagire, non è facile, ma questo gioco di divisione del sindacato porta a conseguenze penalizzati solo per i lavoratori”.
Se spostiamo l’osservatorio dalla Cisl alla Cgil l’analisi non cambia poi molto. “Il mio giudizio sul mondo del lavoro oggi è preoccupato e angosciato: non teniamo il passo con la globalizzazione e il resto dello sviluppo – commenta Gianfranco Manzecchi che è stato dapprima sindacalista nella scuola e poi alla Magrini – . L’angoscia e la preoccupazione sono per quelle migliaia di lavoratori che vedono ridursi lo stipendio o perdono il posto di lavoro e che saranno sempre di più. Come reagiranno? Molti reagiranno con silenziosa sofferenza, alcuni invece urlando e nelle urla comprendo anche il lancio di uova, le scritte e magari anche altri gesti violenti. Ma è un urlo, una violenza che non somiglia per niente a quella di allora: allora c’erano menti cattive, c’erano progetti eversivi, c’era una strategia: oggi sono reazioni senza un disegno. Abbiamo già letto di gente che ha perso il posto e si è suicidata, di operai che ammazzano il padrone dopo il licenziamento: io inserirei le contestazioni in questa reazione, non in una possibilità di ritorno degli anni di piombo”.

 

 

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Commenti

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  1. Scritto da corti-novis

    non c’erano solo figli della borghesia ma operai dentro le fabbriche.Pagani ha la memoria corta

  2. Scritto da lucignolo

    Lucignolo
    cercar di sdrammatizzare questi gesti di sconsiderati, significa lasciar
    spazio ad altri scalmanati che potrebbero far di peggio. E mi limito a
    questo. Purtroppo stiamo vivendo una crisi dalla quale non riusciamo a capire come e quando ne usciremo. Solo con saggezza e studio intelligente si potrà attutire, almeno parzialmente, le conseguenze negative su lavoratori e famiglie. Con l’aria che tira, quale investitore, straniero, oggi, si fiderebbe a venire nel nostro bel paese?

  3. Scritto da marilena

    sono d’accordo con manzecchi, non si può mettere il silenziatore ad un urlo legittimo che grida aiuto e rimane inascoltato….

  4. Scritto da gino donè

    Senza democrazia, non c’è sindacato. Non solo la Cisl firma accordi che valgono per tutti, senza passarli al vaglio dei lavoratori ma nemmeno ci sono regole trasparenti. Avete mai partecipato ad un’assemblea sindacale? La posizione dei confederali viene esposta in premessa per 1/2 ora, 3 minuti per le domande e poi, altra 1/2 ora di replica del secondo confederale. Chi pretende di potersi esprimere viene tacciato di disturbatore e, qualche volta, invitato ad uscire. Assurdo. Questi i risultati.

  5. Scritto da gino donè

    P.S. Se la scelta, come afferma Manzecchi, è tra il suicidio e ammazzare il padrone…..be, non ho dubbi! Che sia ora di ridipingere le fabbriche?