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Assolto il riso, colpevole la produzione di massa fotogallery video

Il protagonista del processo svolto nell'Aula Corte d'Assise del Tribunale Penale di Bergamo ?? stato anche riconosciuto vittima.

Colpo di scena al processo che vedeva come imputato il riso, presentato giovedì 14 ottobre nell’ambito di BergamoScienza: la pianta erbacea non solo è stata assolta, ma gli è stata riconosciuta la posizione di vittima.
Il giudizio ha avuto luogo nell’Aula Corte d’Assise del Tribunale Penale di Bergamo, per l’ormai tradizionale appuntamento “Processo al…” di BergamoScienza. Dopo aver giudicato carta, animali da compagnia e altri oggetti quotidiani, l’edizione 2010 del festival scientifico ha deciso di citare in giudizio la pianta del riso.
Questa era accusata di arrecare danni alla biodiversità del pianeta, ma anche di causare cambiamenti sociali e politici negativi in molti Paesi del globo: i capi d’accusa formulati dal pubblico ministero andavano dal sequestro di persona (le popolazioni dipendenti dalla sua coltivazione), all’omologazione culturale, all’inquinamento.
Il riso è stato difeso dall’ex Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Bergamo, Ettore Tacchini. Al giudizio hanno preso parte l’inviato di Striscia la Notizia Max Pisu, in veste di Cancelliere, e Cristina Parodi, che ha depositato una dichiarazione in qualità di teste.
Proprio la Parodi ha presentato un reportage girato in Mozambico, stato in cui più della metà del consumo annuale di riso deriva da importazioni estere. A questo proposito, il CESVI (organizzatore dell’incontro assieme a Slow Food) ha sottolineato un concetto fondamentale: per liberare i Paesi in via di sviluppo dal giogo delle multinazionali e degli interessi economici, è fondamentale fornire strumenti che aiutino i piccoli produttori al mantenimento della biodiversità.
Gabriele Conti, coltivatore milanese, ha ricordato che in Italia il riso ricopre un’importanza fondamentale in campo agricolo, soprattutto al nord. Conti ha esposto le difficoltà che i produttori affrontano con la coltivazione di questa pianta: l’uso quasi generalizzato di fitofarmaci da parte della grande industria e le infestazioni di zanzare sono alcuni dei problemi quotidiani degli agricoltori. Molto importane anche il calo dei prezzi del prodotto finito a livello mondiale: se nell’ottobre 2009 un quintale di riso costava 50 euro, nel luglio 2010 il prezzo è sceso a 30 euro. Tutto questo va a discapito dei produttori, che vedono negli OGM e nella monocoltura una soluzione. “La qualità”, ha proseguito Conti, “è nel biologico: carpe contro gli insetti, lotta naturale alle piante infestanti, lavorazioni che mantengano intatte le proprietà nutritive”.
E’ stato inoltre sfatato un falso mito, riguardante il consumo di acqua delle coltivazioni di riso: “Le risaie necessitano una irrigazione minore rispetto ad un campo di mais. Inoltre, il riciclo e l’acqua piovana contribuiscono a mantenere limitato l’uso di risorse idriche”, ha concluso Conti.
Questi elementi hanno portato la Corte a ribaltare la situazione iniziale, emettendo un verdetto chiaro: è proprio il riso ad essere vittima di inquinamento chimico e biologico, visto come un semplice oggetto di profitto dalla grande industria, e portato a perdere la sua naturale ricchezza di varietà coltivabili.
Il futuro è racchiuso nella coltivazione consapevole, nel biologico, nel mantenimento della biodiversità, nell’aiuto ai Paesi in via di sviluppo, contro una produzione poco accorta che punta al semplice guadagno. E con questo, come affermato da Max Pisu, “il caso è risotto”.
 

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