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La Bianchi vede la luce in fondo al tunnel

L???azienda di biciclette sembra aver invertito la tendenza: potenziata la produzione e avviato il rilancio del marchio. Nieri, Fim: non abbassiamo la guardia.

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È di pochi mesi fa la grande campagna di informazione che, su spinta dei lavoratori della Bianchi, le Rsu, insieme a Fim e Fiom, hanno messo in piedi per far conoscere al territorio e anche più lontano la possibilità che un grande marchio storico del Made in Italy potesse scomparire dal panorama produttivo con evidenti e naturali ripercussioni sul tessuto occupazionale del comprensorio (la bassa pianura bergamasca). “Oggi possiamo dire che le tante iniziative messe in campo hanno ottenuto riscontri positivi – dice Luca Nieri della Fim, che segue la storica fabbrica di biciclette che furono di Coppi, Gimondi e Pantani -, a partire dal fatto che l’azienda ha rinnovato l’affitto per i prossimi tre anni con la proprietà per il vecchio stabilimento, che è stato siglato l’accordo sulla nuova struttura che dovrà sorgere (un centro commerciale), dove verrà recuperato uno spazio ad hoc per lo stabilimento. Tra l’altro la futura struttura “commerciale” avrà il nome dello stabilimento, garantendo la permanenza sul territorio di un marchio prestigioso, valorizzando entrambi e promuovendo un simbolo del Made in Italy”.
Non solo si ragiona per un periodo medio termine ma anche di largo respiro.
Ma l’aspetto da sottolineare per il sindacalista è che è stato attuato un fondamentale potenziamento produttivo dello stabilimento, e che l’azienda sulla gamma 2010 – 2011 farà produrre circa 4000 biciclette in più, oltre alle 11.000 preventivate. “È la prima volta, negli ultimi 15 anni, che viene rilanciata la produzione, questo consentirà di ridare valore al made in italy e di mantenere l’attuale assetto occupazionale, (con i 62 lavoratori ancora in pianta organica, che lavoreranno in regime di flessibilità, con l’allungamento di un’ora di lavoro al giorno che verrà recuperata in seguito)”.
La partita non è ancora finita: “ apprezziamo le scelte dell’azienda, ma occorre consolidare queste prospettive anche per il futuro, e cercare di rilanciare attività fondamentali, come la ricerca e sviluppo (su cui non c’è ancora una risposta completamente soddisfacente), la carpenteria e il montaggio.
A oggi, comunque, riteniamo che il risultato ottenuto sia un primo passo che va nella direzione richiesta. L’azienda ha capito l’importanza della salvaguardia dello stabilimento, la sua produzione, che è tutt’uno con il marchio, e la possibilità di un suo rilancio legato all’immagine del made in Italy. Non abbassiamo la guardia, ma la soddisfazione d i questi giorni ci deve portare a valutare con estrema attenzione mosse e strategie utili a garantire un futuro sereno a questa storica azienda”.
 

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