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“Soldati, emigranti e martiri del 2000”

Dopo l'ennesimo episodio che ha visto vittime in Afghanistan quattro militari italiani, Alberto Sangalli, dà la propria lettura del volontariato militare.

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Dopo l’ennesimo episodio che ha visto vittime in Afghanistan quattro militari italiani, Alberto Sangalli, lettore di Bergamonews, dà la propria lettura del volontariato militare che fa proseliti soprattutto nel meridione più povero.

Finita l’epoca della “leva obbligatoria”, siamo passati all’esercito dei “volontari”, professionisti delle armi e con il relativo addestramento per i compiti ai quali sono assegnati nell’esercito. Per molti giovani, specialmente nell’Italia meridionale, il reclutamento diventa uno spiraglio alla “disoccupazione” e “l’evasione” da una società tristemente gestita dalle cosche criminali: mafia, camorra, ndrangheta.
Un sia pur piccolo, stipendio che spesso serve all’andamento familiare: moglie, figli e genitori.
Le cosiddette “missioni di pace” incrementano ulteriormente tale stipendio e, conseguentemente, diventano l’occasione extra che per alcuni mesi consente loro di guadagnare qualche euro in più da inviare a casa.
Sono i nuovi “emigranti” di un Paese che si sente ricco e opulente, per pochi, e miserabile per molti altri.
Il Sud ha provato, negli anni del secondo dopoguerra, cosa significhi lasciare la casa, la famiglia e partire per trovare occupazione nelle fabbriche e nelle miniere d’Europa e del mondo.
In passato molte famiglie hanno provato a piangere i propri cari deceduti nelle oscure gallerie minerarie del Belgio o nelle viscere dei trafori alpini in Svizzera, come oggi altri piangono i “caduti” da impalcature, bruciati nelle fabbriche, asfissiati nelle cisterne.
A tutti questi dobbiamo aggiungere una nuova “categoria”: i martiri delle missioni di pace.
Con una differenza: se viene accertato dalla Magistratura che un datore di lavoro è responsabile degli incidenti mortali, è punito per quanto previsto dalla legge (anche se mai troppo severa, in verità), al contrario per questi nuovi “martiri” si dedicano solo elogi funebri, parole di circostanza, funerali di Stato, ma il datore di lavoro (i Governi) non è mai punito.
Anzi, si discute se il loro “lavoro” debba diventare ancora più pericoloso
, per sé e per gli altri.
La bilancia della Giustizia pende sempre da una sola parte!

Alberto Sangalli

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Commenti

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  1. Scritto da Ascari

    Lettera condivisibile,aparte 2 punti Emigranti ne abbiamo avuti molti anche noi ” Nordisti ” per ció i Leghisti dovrebbero capire… e poi i Datori di Lavoro quasi mai pagano loro Colpe come si dovrebbe;una Vita Umana non ha prezzo.

  2. Scritto da il giudice

    Noto solo ora che l’ultimo mio EDUCATO post è stato censurato, mentre altri ben più violenti ed assurdi troneggiano fieramente sui vostri forum, bravi.
    L’umiltà nel sapere riconoscere i propri errori è cosa rara e delegata da tempo solo a persone comuni e semplici.
    Arrivederci.

  3. Scritto da il legionario

    per @17 GERONIMO
    Vedo con soddisfazione che almeno un lettore di bergamo news ragiona con coscenza e racconta comè davvero la faccenda, bravissimo.

  4. Scritto da mario59

    Condivido il pensiero di Alberto Sangalli…e aggiungo…chi governa ha capito perfettamente che facendo gli onori ai soldati morti in guerra, l’opinione pubblica si placa…e continua a giustificare la guerra in afghanistan…ma i funerali di stato e tutte le cerimonie che hanno voglia di inventarsi, non potranno mai restituire ai loro cari, i morti ammazzati.
    Tutti a casa subito…prima che diventi un massacro.

  5. Scritto da GERONIMO

    @7 legionario
    Ho scelto GERONIMO, perché è il nome del figlio di Ignazio La Russa. Mentre i soldati muoiono Geronimo La Russa è stato nominato membro del Consiglio direttivo dell’ACI di Milano.
    Comunque, mi sembra che gli Europei non siano stati gentili con i nativi dell’America Latina. E poi guardi che i pellerossa sono stati sterminati anche dagli inglesi prima del 1776, anno di nascita degli americani.
    Qui nessuno nega l’onore ai ragazzi caduti in una guerra che non hanno deciso loro.

  6. Scritto da lino

    la stessa cosa succede in america la maggioranza dei morti in irak proviene dai quartieri più poveri e disagiati…………non sono certi i figli dei senatori o deputati ,che se vanno in irak ci restano poco e super scortati per poter dire che c’erano………non è giusto

  7. Scritto da il giudice

    Vogliamo continuare all’infinito a parlare e straparlare di questo argomento oppure si parla e discute d’altro, mi pare che di disastri ed argomenti interessanti ce ne siano fino troppi quotidianemente.

  8. Scritto da paolot

    @giudice: se non vuoi parlarne taci. Chi sei per dare lezioni a tutti?

  9. Scritto da il giudice

    Da tempo tutti emettono sentenze non gradite ne consone all’argomento in oggetto, e poi l’imbarbarimento selvaggio dei forum su bergamo news lascia molto perplessi.
    Per quanto riguarda ll buon “paolot”, OMEN NOMEN.

  10. Scritto da GERONIMO

    @2 il giudice
    di cosa vorrebbe parlare lei?
    Mi sembra che la questione posta dalla lettera sia reale. Perché la provenienza dei ragazzi deceduti in missione è prevalentemente meridionale?

  11. Scritto da il legionario

    Bravo il giudice.
    Il continuo parlare a vanvera sulla morte dei nostri ragazzi è vergognoso, onoriamoli in compostezza e basta.
    Lei GERONIMO si occupi dei pellerossa, per’altro sterminati dai bravi Americani.
    Americani, pericolo per l’umanità.

  12. Scritto da leo cat

    Caro, carissimo giudice, si contenga. Oppure, già che usa come nik un attributo solitamente spettante a qualcuno che può, nell’accezione comune, affiancargli l’aggettivo… supremo, non si contenga per nulla e si firmi… giudice supremo. Oppure, carissimo, vada anche lei a quel paese (intendo, tanto per restare all’argomento in oggetto e non essere da lei sgridato, l’Afghanistan). Meglio un giudice morto che un OMEN NOMEN saccente e scassa cabasisi.

  13. Scritto da SEL1

    Il rispetto per chi perde la vita in queste missioni è una cosa, parlarne per cercare di far terminare il nostro intervento il prima possibile è un’altra .Quindi continuiamo a parlarne anche fra 2 giorni quando l’onda emotiva sarà passata.L’italia non è certo nelle condizioni di sprecare risorse oltre alle vite umane (giovani) in una guerra.Oltre a calpestare per l’ennesima volta la Costituzione.(l’italia ripudia la guerra ……..)Impegnamoci invece perchè in Italia ci sia più lavoro,ma…..

  14. Scritto da SEL2

    ..soprattutto più lavoro dignitoso e correttamente pagato.Ci saranno a quel punto meno giovani costretti a migrare sia da civili che da militari.E non solo al sud,anche da noi si cominciano a sentire giovani (scuole superiori)che vedono l’arruolamento come sbocco di lavoro.BASTA SPRECO DI RISORSE E DI CERVELLI !!!

  15. Scritto da Soldati, emigranti, ma non martiri

    Non capisco perché si debba punire il Governo. Questi soldati che sono tutto tranne che “martiri”. Questo lavoro, infatti, se lo sono scelti loro: sono volontari o professionisti, non ragazzi di leva E il lavoro del soldato è per antonomasia uccidere il nemico o essere uccisi.Per un operaio la morte, invece, è un rischio non preventivato, per questo si parla di “incidente sul lavoro”.Quanto al fatto che sono meridionali, appunto scelgono questo mestiere per guadagnare più di un operaio.

  16. Scritto da alice

    Dignità…per favore

  17. Scritto da alberto

    Insisto con il termine “martiri del lavoro”. Ricordo che l’articolo 11 della nostra Costutuzione: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo….segue

  18. Scritto da Alberto

    Segue….pertanto se è vero che i militari volontari vengono addestrati anche a combattere tale compito dovrebbe esser loro affidato solo per la difesa del patrio suolo. Anche un operaio può venir mandato dai suoi superiori in zone pericolose, ma ciò non significa che debba esser “pronto a morire” perchè accetta l’incarico. Nelle miniere sapevano che potevano esistere gas velenosi, eppure son morti!