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“Per la Dalmine l’identit?? ?? un vantaggio competitivo” fotogallery

Alle celebrazioni per i 10 anni della Fondazione Dalmine il presidente di Techint spiega come il successo si basi sui valori storici.

I numeri sono rilevanti, le iniziative senza sosta. La Fondazione Dalmine festeggia i suoi primi dieci anni di vita (anche se in realtà sono quasi 11) alla presenza della crema dell’imprenditoria bergamasca con un bilancio che racchiude il senso della sfida. Il lavoro sull’archivio, sulla conservazione della memoria, come spiega in apertura di cerimonia Paolo Rocca (foto a fianco), è utile per mantenere e rafforzare l’identità.
Torna più volte una parola che risuona spesso in talune parti politiche. Ma per la Dalmine "identità" è un insieme di valori che spiegano come sia possibile creare un modello di sviluppo capace di dare frutti in Italia come in Argentina, in Indonesia come in altri 40 paesi del mondo. "L’insieme dei valori che costituiscono la nostra identità – chiarisce Rocca – sono oggi un vantaggio competitivo". Prima di entrare nel merito del lavoro svolto dal 1999 ad oggi dalla Fondazione che sorge all’ombra della grande ciminiera, c’è spazio per una riflessione tanto più utile in una economia globalizzata.
Il presidente del Gruppo Techint (cui fa capo Tenaris e, sotto, Dalmine spa) ricorda che negli archivi, nelle fotografie come nei documenti, si rintracciano i fattori di successo dell’industria siderurgica creata da Agostino ed Enrico Rocca: la determinazione incrollabile, l’approccio razionale ai problemi, la visione illuminata, la capacità di ragionare in termini di comunità. Tutte caratteristiche precipue del modello Dalmine, non a caso esportato tale e quale in Argentina, in Messico e in altre realtà solo apparentemente lontane. "Se noi riusciamo a tenere i lavoratori, anche di paesi con culture e tradizioni molto diverse dalle nostre, dentro un progetto comune, i risultati arrivano".
Dentro questo orizzonte, la Fondazione Dalmine diretta da Carolina Lussana si è mossa fin dalle sue origini con grande vivacità.
L’archivio ora è costituito da 65 mila fascicoli, 30 mila fotografie, 5 mila disegni, 2 mila volumi. Sono state organizzate dieci mostre (con oltre 25 mila visitatori) e promossa formazione per più di 5 mila studenti (ci sono stati anche 60 stage). "La nostra ambizione, ora che in buona parte abbiamo raccolto il materiale relativo alla Dalmine, è poterci occupare degli archivi di altre aziende" spiega Lussana. Ma i progetti in cantiere sono tanti: dagli studi sulla trasformazione urbana conseguente allo sviluppo industriale al rapporto fra l’industria italiana e quella americana, a nuove indagini sulla storia e la vita dei lavoratori. Importante è anche lo sviluppo del sito internet che presto godrà di un potenziamento che consentirà di archiviare altre migliaia di immagini e di documenti. "E’ tutto a disposizione – conclude Carolina Lussana – E’ un patrimonio di tutta la comunità e vorremmo che se ne facesse l’uso più largo possibile".

Commenti

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  1. Scritto da luciano015

    Il Brand vale per tutte le industrie, e non solo.
    Il resto è fumo negli occhi, o volontà di imbonirsi qualcuno.