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“Se la politica si trasforma in guerra”

Carlo Sangalli, di Ponte San Pietro dà una sua lettura della tensione che serpeggia nell'Italia del Duemila.

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Carlo Sangalli, di Ponte San Pietro dà una sua lettura della tensione che serpeggia nell’Italia del Duemila.

In momenti come questo, crisi economica, scarsa ripresa delle attività produttive, rischio di peggioramento a causa della perdurante "assenza" di governo degli eventi, le tensioni si autoalimentano, crescono e si sviluppano.
C’è chi si sente responsabile e richiama alla calma
, alla coesione sociale, alla necessità di uno sforzo di comprensione reciproca che aiuti tutti a superare il momento di difficoltà, e chi, invece, sostiene che come sempre (la storia è li ad insegnarcelo) in questi momenti ancor più che in altri si sviluppa l’azione di sfruttamento, di prevaricazione dei forti sui deboli, e giunge ad auspicare una "soluzione finale" che sa tanto di resa dei conti per nulla pacifica.
Comunque la si pensi, credo che si debba riconoscere ad entrambe queste posizioni, il diritto di esistere e di essere esternate.
Quando il nostro paese si trovò ad attraversare la fase del terrorismo, erano gli anni 70 e 80, eravamo all’interno di una società nella quale ancora contavano i valori, gli ideali ed anche le ideologie dei partiti politici.
I sindacati erano usciti dalla tempesta dell’autunno caldo del 69 molto uniti, e tutto ciò contribuì non poco ad isolare prima e sconfiggere poi il terrorismo.
Questo avrebbe dovuto portare ad una presa di coscienza che ci avrebbe aiutato a superare davvero le molte divisioni che c’erano.
Purtroppo, lo stravolgimento politico-giudiziario e l’entrata in politica di un branco di squali rabbiosi, che hanno trasformato la politica in lotta vera e propria, in guerra solo in apparenza priva di armi ma, in realtà, fatta usando armi diverse, ha disintegrato quelle possibilità.
Non si spara più, almeno fino ad ora, ma se alzi la testa anche solo per un attimo, ecco che gli "i bravi" del Don Rodrigo di turno, sono pronti ad intervenire per ricordare che a 4 anni rubavi le caramelle della mamma, magari pagando la mamma perché lo confermi.
E’ una forma di violenza forse ancora peggiore, contro la quale ci si sente ancor più indifesi.
Se cerchi di fare qualcosa o, peggio, fai qualcosa per la tua comunità, ecco che subito qualche testa "pensante" incomincia a chiedersi cosa c’è dietro, perché ricevi aiuto. E queste cose non si verificano solo ad alto livello, sia chiaro.
Se questa lettera verrà mai pubblicata, sono sicuro che qualcuno si chiederà quali sono i "poteri forti" che mi hanno sostenuto, aiutato.
In questa atmosfera, nella quale ci si guarda con sospetto quasi come fossimo tornati ai tempi dell’OVRA, quando i genitori temevano di venir denunciati dai figli, difficilmente si potrà ricostruire, o costruire ex novo, una coesione sociale che ci aiuti a comprenderci e sia utile a superare i momenti di difficoltà.
Temo fortemente che se riusciremo ad evitare la caduta in un nuovo baratro, sarà solo per caso, per un colpo di fortuna. Onestamente non riesco a vedere politici che si sforzino di compiere atti di comprensione, che smorzino davvero gli animi, che evitino di dire bugie anche a sé stessi, e in questo contesto, sono più le paure che non le speranze.

Carlo Sangalli

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Commenti

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  1. Scritto da nicola carrara

    Condivido l’opinione del sig. Sangalli.

  2. Scritto da il legionario

    La politica è guerra, e la guerra politica.
    E’ sempre stato cosi e sempre lo sarà.