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“Tra Ardemagni e Bianchi scelgo Ruopolo”

Per l'allenatore dell'AlbinoLeffe si tratta della "partita del cuore", lui che he guidato entrambe le formazioni: "Tifer?? per entrambe".

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Un Mondo di ricordi. Atalanta-Torino per Emiliano Mondonico è una palla di vetro in cui specchiarsi, per guardare al passato. “Non è detto. Mai dire mai. L’anno scorso al grande ritorno ci sono andato vicino, a Bergamo se ne parlava, ma ho chiuso le porte agli spifferi: alla festa per la salvezza dell’AlbinoLeffe ho dato la parola al presidente, non lo avrei tradito. Meglio così, quando circola il mio nome vuol dire che le cose non filano per il verso giusto, sono la protezione civile del pallone”. A 63 anni, l’adrenalina ha i colori dell’AlbinoLeffe, il “buen retiro” a Rivolta d’Adda, la cascina a due passi da casa a ricordo delle radici, per festeggiare con gli amici a pane e salame.

Domenica sera, di ritorno dalla sua gara di Modena, dove vivrà la partita del cuore?
“Se torniamo in tempo, potrei anche andare allo stadio, male che vada davanti alla tv. Per chi tifo? Per entrambe, Atalanta e Torino sono due società più importanti della mia carriera di allenatore e di giocatore, con il Siena sono le tre candidate alla Promozione”.

Pronostico?
“Finirà in parità, 1-1 o 2-2, con gol di Ruopolo, da una parte, Iunco e Sgrigna per il Toro”.

Dovesse scegliere tra Ardemagni e Bianchi?
“Ruopolo. L’ho allenato all’AlbinoLeffe, mai nessun giocatore mi ha dato la sensazione di potenza come lui. Mi ricorda Inzaghi: Pippo vive per il gol, Ruopolo no, ma se non segna vive male. Nel Toro ho grande ammirazione per Iunco e Sgrigna: in B sono la tipologia di giocatori difficilissimi da marcare”.

I più bei ricordi nerazzurri e granata?
“Tanti, stagioni esaltanti, le Coppe, il rapporto genuino con la gente, i tifosi, ma anche i momenti negativi fanno parte della storia. Ho messo spesso la faccia, non da allenatore ma da tifoso che amava la società, i suoi giocatori. Con Borsano al Torino siamo andati oltre, mi sembrava di essere don Chisciotte contro i mulini a vento”.

Ci vorrebbe qualcuno a Torino che alzasse ancora la sedia. Lerda è un cuneese taciturno, l’opposto di Colantuono, fin troppo fumino.
“Colantuono recita: nella realtà fuori dal campo è molto più normale di quanto sembri. Lerda è un emergente, lui si scatena nello spogliatoio”.

Urbano Cairo è al centro di pesanti contestazioni.

“Ha ereditato una situazione deficitaria particolare, la serie A è la panacea di tutti i mali, si ricostruirebbe anche il Filadelfia, arriverebbe qualche sponsor e imprenditore”

Atalanta e Torino, nobili decadute. Cosa si è rotto?

“Forse alla fine degli anni Novanta vivevamo al di sopra della nostra realtà. A Torino le vicissitudini dei presidenti hanno coinvolto società e squadra. A Bergamo non sono stati capaci di rispettare i programmi e, agli errori di mercato, si è aggiunto il dramma del presidente Ruggeri”.

(dalla Gazzetta dello Sport)
 

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Commenti

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  1. Scritto da pipponeroblu

    ehehehe…..il solito GRANDE ed UNICO MONDO !!!
    ciao Mondo
    solo Atalanta

  2. Scritto da Coppa Italia 62/63

    Il solito Mondonico,sempre pronto a mettere le mani avanti e ad arruffianarsi i tifosi di qualsiasi squadra alleni. I KAOS finalmente l’avevano capito e l’avevano smascherato,poi con le sue lacrime da coccodrillo,2 anni fa alla festa della Dea è riuscito perfino ad abbracciare Gigi il R. che l’ha sempre insultato e a farsi perdonare.Non ne posso più del suo pane e salame,dei Nomadi,della sua cascina e delle sue solite frasi fatte.