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"Metodo Boffo" per la Marcegaglia? Blitz al Giornale di Feltri - BergamoNews
Il caso

“Metodo Boffo” per la Marcegaglia? Blitz al Giornale di Feltri

Perquisizioni anche nelle abitazioni di alcuni giornalisti del quotidiano sospettati di preparare dossier. I provvedimenti sono stati disposti dalla Procura di Napoli per presunte minacce alla presidente di Confindustria.

Anche la presidente di Confindustria ha rischiato di subire il cosiddetto "metodo Boffo" ideato da Vittorio Feltri? Perquisizioni nella sede de ‘Il Giornale’ e nelle abitazioni di alcuni giornalisti del quotidiano milanese sono state effettuate giovedì mattina su disposizione della Procura di Napoli nell’ambito di una inchiesta su presunte minacce a Emma Marcegaglia, attraverso la raccolta di un dossier riguardante il presidente della Confindustria, dopo che l’imprenditrice aveva formulato critiche nei confronti del Governo.
I decreti di perquisizione sono stati emessi dai pm Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock e vistati dal procuratore Giovandomenico Lepore. L’ipotesi di reato formulata dai magistrati è di concorso in violenza privata. L’indagine sarebbe scaturita da alcune intercettazioni disposte nell’ambito di una diversa inchiesta condotta dai magistrati partenopei. Dalle conversazioni e da un sms sarebbe emersa la presunta intenzione di una campagna di stampa nei confronti della Marcegaglia.
Le dichiarazioni di Emma Marcegaglia contro l’esecutivo, secondo gli inquirenti, avrebbero messo in moto un’attività di dossieraggio da parte di alcuni giornalisti. Una "fabbrica del fango", secondo gli investigatori, simile alla campagna di stampa condotta nell’estate 2009 contro il direttore di Avvenire, Dino Boffo, costretto poi a dare le dimissioni, mentre l’allora direttore del Giornale, Vittorio Feltri, subì una sospensione di sei mesi dall’Ordine dei giornalisti. 
Di particolare rilievo, secondo i magistrati, l’sms inviato il 16 settembre dal vicedirettore Porro a Rinaldo Arpisella, responsabile dei rapporti con la stampa della Marcecaglia: "Ciao Rinaldo domani super pezzo giudiziario sugli affari della family Marcecaglia".
Pochi minuti dopo intercorre una telefonata tra i due. Porro: "…adesso ci divertiamo, per venti giorni romperemo il cazzo alla Marcecaglia come pochi al mondo!". Aggiungendo che non si trattava di uno scherzo e di aver "spostato i segugi da Montecarlo a Mantova" con riferimento – spiegano i pm – alla città centro di riferimento degli interessi economici e familiari del presidente di Confindustria.
Gli inquirenti registrano poi una telefonata in cui Arpisella chiede a un responsabile delle relazioni esterne di Mediaset un intervento di Confalonieri. In un colloquio successivo, il responsabile Mediaset parla dell’avvenuto intervento del presidente di Mediaset presso "Il Giornale" e del fatto che la Marcecaglia lo aveva poi ringraziato.
Nel decreto viene poi riportato un passaggio di un’altra telefonata, del 22 settembre, tra Porro e Arpisella. Il giornalista: "…dobbiamo trovare un accordo perché se no non si finisce più qui…la signora se vuole gestire i rapporti con noi deve saper gestire...quello che cercavo di dirti è che dobbiamo cercare di capire come disinnescare in maniera reciprocamente vantaggiosa, vantaggiosa nel senso diciamo delle notizie delle informazioni della collaborazione no…".
Emma Marcegaglia viene interrogata dai pm il 5 ottobre in qualità di "persona informata dei fatti". Un passaggio della sua testimonianza è riportato nel decreto di perquisizione eseguito oggi. "Dopo il racconto che Arpisella mi fece – dichiara la Marcecaglia – ho sicuramente percepito ‘l’avvertimento’ come un rischio reale e concreto per la mia persona e per la mia immagine. Tanto reale e concreto che effettivamente ci mettemmo, anzi mi misi personalmente, in contatto con Confalonieri".
"Il Giornale e il suo giornalista – aggiunge il leader degli industriali – hanno tentato di costringermi a cambiare il mio atteggiamento nei confronti del Giornale stesso concedendo interviste che, per la verità, io sul Giornale almeno recentemente non avevo fatto… Non mi era mai capitata una cosa simile…che un quotidiano ovvero qualsivoglia altro giornale tentasse di coartare la mia volontà con queste modalità per ottenere un’intervista, ovvero in conseguenza di dichiarazioni precedentemente rilasciate".
 

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