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Sessa Marine lancia lo yacht low cost

Una barca low cost costruita a Cividate al Piano. E’ la novità presentata al salone della nautica di Genova da Sessa Marine.

Una barca low cost costruita a Cividate al Piano. E’ la novità presentata al salone della nautica di Genova da Sessa Marine.

Tratto da La Repubblica
di Massimo Minella

Punto primo: anche in tempo di crisi chi ha soldi e ama la barca, magari soltanto come status symbol, non rinuncia a comprarsi un megayacht. Stando alle voci che circolano attorno agli stand dei marchi più noti, infatti, non passa giorno che non si firmino contratti da centinaia di migliaia di euro.

Punto secondo: a tenere in piedi la nautica italiana, oggi, è soprattutto la clientela degli appassionati, di quelli che amano andar per mare e lo fanno con barche di dimensioni ridotte. Nautica "sociale", insomma, che non vuol affatto dire nautica povera, ma attenta ai costi e comunque sempre alla ricerca di prodotti di qualità. Per rendersene conto basta dare un’occhiata al corridoio centrale del padiglione S, dove ci sono i gommoni per le famiglie, o spingersi un po’ più in là, al "B", allo stand di Sessa Marine, uno dei nomi di punta dello yachting made in Italy che al Nautico lancia sei nuove barche e ha già concluso parecchi affari con il "Key Largo One", uno degli open più piccoli ed economici (5 metri e mezzo, la lunghezza, 13mila euro il costo).

"Gli appassionati e le famiglie tendono alla cosiddetta low cost boat" sintetizzano i rappresentanti del cantiere bergamasco. Perché in tempo di crisi, "low cost" può anche diventare la barca e i servizi ad essa connessi, a cominciare dal suo ricovero. Non a caso, con sempre maggiore forza, sta prendendo piede anche in Italia il cosiddetto "dry storage", la nautica a secco, che non costringe a pagare un anno intero di posto barca in una marina, con il rischio di spendere per l’affitto più del costo della barca stessa.

Per raccontare chi è, c’è il rischio di esaurire lo spazio disponibile. A lungo segretario generale dell’Ucina, esperto internazionale, rappresentante della Cna Nautica a Bruxelles, consulente di Federagenti per i megayacht e curatore del Salone di Venezia, Lorenzo Pollicardo è anche un ingegnere atipico, capace di affiancare alle sue competenze tecniche anche una nuova esperienza nel campo della comunicazione, come responsabile della yachting division di "The Docks". Incontrarlo fra gli stand del Nautico non è poi così difficile, visto che è sempre presente e che è pure alto due metri. E dopo i primi quattro giorni di Salone riflette sul successo della piccola nautica.

Ingegner Pollicardo, la nautica sociale è realmente la spina dorsale del settore?
"Certamente sì. Perché "sociale" non vuole dire povera, ma esigente e attenta ai costi. E vedere qui al Nautico tanto interesse fa veramente piacere perché dimostra che l’amore per il mare non subisce flessione".

Il problema è nei costi.
"È vero, ma restiamo pure in questo campo. Ho visto gommoni con motori da 15 cavalli che ospitano quattro persone che costano quattromila euro. Mille li paghi subito, gli altri a rate. Non c’è retorica, insomma, se diciamo che questo è un prodotto veramente per tutti".
Lei è curatore del Salone di Venezia. Che cosa accadrà in Laguna il prossimo anno?
"Ingresso gratuito per i visitatori, piccole barche in acqua. Il salone sarà ad aprile e testimonierà esattamente ciò che il mercato chiede oggi".

E cioè?
"Due cose: non soltanto grandi yacht, che pure sono vitali per questo settore, e la capacità di assecondare al meglio il rapporto fra domanda e offerta. Si vuole ripartire dalla base, insomma, dalle barche sotto i dieci metri, perché è questa la fascia che può dare ai produttori le migliori risposte".

La nautica è veramente pronta a ripartire dopo un 2009 devastante?
"C’è stata burrasca, è vero, ma questa passione non si è affatto spenta. Casomai, se vogliamo cercare anche qualche segnale positivo, è servita a rimettere a posto anche alcune cose fra i consumatori".

Tipo?

"Forse qualcuno si era lasciato un po’ troppo coinvolgere e aveva fatto il passo più lungo della gamba. Ora la passione non lo ha allontanato dalla nautica, casomai lo ha indotto a prendere una barca più piccola".

Anche se è difficile scoraggiare un appassionato, bisogna pur sempre fare i conti con norme spesso farraginose e difficili da capire e con le spese per il posto barca.
"Quello della semplificazione è un obiettivo doveroso da raggiungere. Anche sui posti barca dobbiamo essere chiari. Non si può far spendere di affitto in un anno più di quanto una persona ha speso per comprarsi una barca. Qui però sta prendendo piede anche in Italia il concetto di "dry storage", di nautica a secco. Perché bisogna tenerla in acqua tutto l’anno? A Miami, nelle grandi ville ci sono le barche ritirate dall’acqua. Perché non farlo anche noi?"
 

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