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“Il Signore delle Cime” dà l’addio a Paolo Zenoni

Nella chiesa di Selino Basso, gremita all’inverosimile, il dolore e lo squarcio affettivo per questa tragica fine erano sul volto di tutti.

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Un caldo abbraccio di popolo, lungo più di due ore. Dalle 15 e fino all’ultimo saluto, nel cimitero di Mazzoleni, Sant’Omobono e la Valle Imagna si sono fermati per dire addio a Paolo Zenoni,37 anni, morto domenica mattina dopo una rovinosa caduta in bicicletta, avvenuta il giorno prima.
Nella chiesa di Selino Basso, gremita all’inverosimile, il dolore e lo squarcio affettivo per questa tragica fine erano sul volto di tutti. Molti gli occhi lucidi, mentre la campana suonava i suoi tristi, interminabili rintocchi. Fra i banchi si pregava e si cantava. A volte, e in certi momenti, sarebbe bello anche lasciar parlare il silenzio, che sa interpellare e scuotere dentro chi lo sa e lo vuole ascoltare. Il punto più alto della commozione lo si è toccato quando dietro la bara, avvolta da un arcobaleno di fiori, si è visto il piccolo Jack in braccio alla mamma Marni, piangere inconsolabile.
E lo ha fatto più volte durante la Messa presieduta dal parroco don Alessandro Locatelli, che tanto in apertura del rito quanto all’omelia ha avuto accenti toccanti nel ricordo di Paolo Zenoni, una vita troppo prematuramente stroncata. Perché? si sono chiesti e si chiedono tutti. La risposta è nelle mani di Dio e c’è una risposta di consolazione e di speranza solo nella fede, quella che Paolo ha vissuto e professato con coerenza.
Certo è difficile, umanamente, accettare un destino così impietoso e crudele. Don Alessandro ha parlato non a caso di un brutto sogno, di un incubo, da cui sarebbe bello risvegliarsi. La realtà è che Paolo se n’è partito in una fredda mattina di un malinconico autunno, mentre in bicicletta viveva la sua passione, la sua ansia di libertà, di spazi grandi dentro una natura che conosceva e che amava, avendola percorsa cento, mille volte.
Adesso, attorno a lui, c’erano straziati dalla perdita la mamma Giuliana e il papà Giuseppe, le sorelle Angela e Chiara, lo zio Giosuè, già commissario e supervisore della nazionale di ciclismo sulla sinistra; la moglie Marni con Jack, poi il primogenito Tyler di 6 anni, poi la sorella giunta dall’America, dove Paolo e Marni s’erano conosciuti e avevano avviato il loro futuro, una vasta schiera di parenti e, dopo loro, una moltitudine di amici, dentro la chiesa e sul piazzale.
Già alle 14,30 la chiesa era andata affollandosi, moltissimi i giovani e diverse anche le autorità intervenute, sindaci ed ex-sindaci, compagni del team Moretti di Curno, con cui Paolo Zenoni correva quando a fine settimana rientrava da Parma. Nella città leader dell’alimentazione, il valdimagnino lavorava da anni, come direttore di un gruppo alimentare, dopo la laurea in Scienze delle preparazioni alimentari e dopo l’esperienza americana.
Un ultimo fremito emotivo lo ha dato a tutti i presenti la sorella Angela, quando ha ringraziato a nome della famiglia per una partecipazione che più di tutto ha svelato come fosse amato e benvoluto Paolo. Il “Signore delle cime” e la struggente canzone “Dopo tutto”, con cui si chiudevano le giornate al CRE nella scorsa estate, hanno accompagnato Paolo nell’ultimo viaggio, coperto di fiori, proprio un “soffice mantello”, verso le cime di Lassù.

IL RICORDO

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