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Addio Paolo Zenoni, uomo della nuova frontiera fotogallery

Il giornalista Giuseppe Zois racconta chi era Paolo Zenoni, scomparso in seguito a una caduta in mountain bike avvenuta sabato a Bedulita.

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Il giornalista Giuseppe Zois racconta chi era Paolo Zenoni, scomparso in seguito a una caduta in mountain bike avvenuta sabato 2 ottobre a Bedulita.

Paolo Zenoni era un uomo della nuova frontiera. Serio, rigoroso, essenziale: soprattutto preparato, aggiornato e con un ricco bagaglio di esperienze professionali. Un “self made man” del nostro tempo, proprio in omaggio all’esperienza che aveva deciso di fare, dopo essersi brillantemente laureato all’Università Cattolica in Scienze delle preparazioni alimentari. Anche questo indirizzo non è casuale e ci dà un segno della vivacità intellettuale del giovane. Paolo, infatti, aveva deciso di ampliare i suoi orizzonti e di varcare l’Atlantico per gli USA. Non si accontentava di ciò che aveva imparato in Italia, voleva sapere, imparare, confrontarsi dal vivo.
La Valle Imagna ha abituato da secoli i suoi figli a far le valigie. Prima partivano a contrade, soprattutto verso i boschi della Francia e della Svizzera per tagliar piante e fare carbone oppure per i cantieri edili come manovali e muratori. C’era, c’è sempre stato, chi si è spinto anche più lontano, negli Stati Uniti e nel Canada ma anche in Australia: adesso, la nuova generazione, di cui Paolo Zenoni era un esponente qualificato, si spinge in America – come molti bergamaschi – per migliorare le proprie conoscenze, per affinare le proprie ricerche e l’America da questo punto di vista resta pur sempre il laboratorio più avanzato e prestigioso.
Ho visto crescere, nel tempo, questo flusso; lo vedo da dove ho lavorato e lavoro, in Svizzera: figli di emigranti bergamaschi che si sono affermati in America; l’ho sperimentato attraverso infiniti incontri e l’ho raccontato in pagine e pagine di esperienze fatte da giovani che affrontano le sfide della modernità, mettendosi in gioco con lo stesso spirito dei padri. Sono le risorse più belle che abbiamo, quelle che ancora ti danno una scossa d’orgoglio nazionale e non ti fanno sentire il mondo una piccola gabbia, ma uno scenario su cui disegnarsi e investire la propria intelligenza, le proprie capacità, la vita. Italiani e bergamaschi che onorano il proprio paese e la propria terra con le antiche e nuove qualità di intraprendenza, di coraggio nell’assunzione di ruoli che spaziano in tutti i campi, dalla medicina all’ingegneria, dall’economia alla cultura.
Ho trovato riduttivo che si sia titolata la notizia della sua tragica fine – un’uscita in bici, nella sua valle, una caduta fatale – restringendo il fatto, l’attività, l’impegno di Paolo Zenoni alla sola dimensione di “ciclista”, di biker. Nessuno vuole mancare minimamente di rispetto al ciclismo e a chi pratica questo sport in qualsiasi forma: però, per completezza di informazione in questa sventura, che ha falciato la vita a lui, portandolo via agli affetti della sua famiglia (madre, padre, sorelle, moglie e tre figli) era ed è giusto dire anche di Paolo Zenoni prima di tutto uomo e professionista, direttore commerciale e ricercatore. Uno che, dopo anni d’America, è ritornato a casa per amore del suo paese e della sua terra, cittadino del mondo – perché il suo lavoro lo portava spesso all’estero – ma con forti radici e senso dell’appartenenza. Lascia in tutti coloro che l’hanno avvicinato e conosciuto, e sono molti, il ricordo di una bella persona, seria e motivata, con la passione mai allentata per la vita e l’entusiasmo di coinvolgersi, in continuazione, nel nuovo che aspetta ciascuno di noi.
Giuseppe Zois


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Commenti

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  1. Scritto da Simone Bocchini

    Ci lascia un amico , un collaboratore, un compagnio di avventure. Ho avuto il piacere e l’onore di lavorare con lui per anni durante la sua esperienza in America. Lo ricordo come un professionista attivo e capace. Ci manchera’ a tutti. E’ andato via inseguendo la sua piu’ grande passione, la bici. CIAO PAOLO.