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La crisi non è passata: cresce la richiesta di aiuto

Il non rapporto sulle povertà di Caritas nella diocesi di Milano registra un aumento degli italiani in difficoltà. Calano gli stranieri irregolari, perchè hanno paura di essere denunciati

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La crisi economica scoppiata lo scorso anno continua a “mietere” vittime. La conferma arriva dal nono rapporto sulle povertà nella diocesi di Milano. Si tratta di un’indagine sulle situazioni di disagio, di esclusione e di emarginazione incontrate dai centri di ascolto di Caritas Ambrosiana.
Il campione è costituito da 56 centri di ascolto della diocesi, distribuiti nelle diverse zone pastorali, e dai servizi SAI (Servizio Accoglienza Immigrati), SAM (Servizio Accoglienza Milanese) e SILOE (Servizi Integrati Lavoro, Orientamento, Educazione).
 
Nel corso del 2009 si sono presentate ai 56 centri del campione 17.283 persone, di cui il 64,8%
donne. Per quanto riguarda la nazionalità, prevalgono ancora gli stranieri con il 73,7% sui dati rilevati. Tra gli stranieri, si segnala un calo significativo della presenza di extracomunitari privi di permesso di soggiorno, passati dal 13,4% del 2008 al 9,7% di quest’anno. Si tratta di un fenomeno che può essere messo in relazione all’entrata in vigore della legge 94 del 31 luglio 2009, il cosiddetto pacchetto sicurezza, che con l’introduzione del reato di clandestinità ha probabilmente indotto gli stranieri irregolari a ridurre il ricorso ai centri e servizi di assistenza, per il timore di incorrere in denunce. Va sottolineato che il calo della visibilità degli stranieri irregolari non corrisponde ad un calo della loro presenza effettiva, che, secondo alcune stime, sul territorio nazionale al 1° gennaio 2010 sono 544.000, cioè 126.000 in più rispetto al 1° gennaio 2009.
 
Per quel che riguarda le difficoltà degli utenti, nel 2009 le persone che si sono rivolte ai centri del
campione hanno manifestato 28.047 bisogni e 48.550 richieste. Come negli anni passati,
occupazione e reddito sono le problematiche più diffuse tra gli utenti del campione, ma mai come
quest’anno si registra una così forte polarizzazione dei problemi intorno a queste due categorie.
 
In generale, il Nono rapporto sulle povertà fotografa una situazione di grave difficoltà e di
precarietà delle persone e delle famiglie che si rivolgono ai centri e servizi della Caritas, che aveva
iniziato a profilarsi già nel 2008, a seguito della crisi economica che sta interessando anche il
nostro Paese.
Le principali evidenze emerse dal rapporto di quest’anno sono le seguenti:
 
 innanzitutto, l’aumento del numero di persone in difficoltà, che si sono rivolte ai centri del
campione, che, con un incremento del 9% rispetto al 2008 ha riportato il numero totale di
assistiti intorno a valori che non si registravano da almeno 5 anni;
 in secondo luogo, l’aumento di bisogni legati all’occupazione. In questo caso l’incremento in
termini percentuali non è stato altissimo (1,5%), ma in valori assoluti si contano 1.224
persone in più che hanno manifestato questo tipo di problematiche;
la precarietà economica e la difficoltà a far fronte alle spese quotidiane sono confermate sia
dai dati relativi ai bisogni, sia da quelli relativi alle richieste. Per quel che riguarda i primi, i
problemi di reddito sono aumentati del 3% rispetto all’anno passato. Ancora più eclatanti i
dati relativi alle richieste: si confermano in aumento le persone che richiedono generi
alimentari, passate dal 28,8% del 2008 al 30,2%, che in valori assoluti significano circa 700
persone in più. Se si passa poi ad analizzare il numero di persone che hanno richiesto
sussidi economici, l’aumento è ancora più vistoso: il 4%, pari a circa un migliaio di individui;
 
 significativo, inoltre, l’aumento della presenza di italiani, soprattutto in un contesto come
quello dei centri di ascolto in cui da sempre la presenza di persone straniere è fortemente
predominante, rappresentando i ¾ sul totale degli utenti. Rispetto al dato del 2008,
quest’anno gli italiani sono aumentati del 15,7%, essendo passati da 3.879 a 4.489. Si
tratta di un fenomeno alle cui radici si trova sicuramente la crisi economica che ha colpito
molte famiglie italiane, che hanno dovuto fare i conti con licenziamenti, cassa integrazione
e mobilità, e con la conseguente caduta del reddito, che ha indotto molte persone in
difficoltà a rivolgersi ai centri di ascolto per raccogliere informazioni sul Fondo Famiglia
Lavoro e su altre misure anti-crisi, istituzionali e non;
 
 infine, è aumentata tra gli utenti la presenza di uomini, passati dal 31% del 2008 al 35% del
2009. Ed è proprio tra gli uomini che si registrano aumenti più significativi nei problemi di
occupazione (+5,5%) e di reddito (+ 4,7%).
 
L’aumento della presenza di italiani, il calo di stranieri privi di permesso di soggiorno e l’incremento
di uomini tra gli utenti, sono segnali che indicano che la povertà si sta estendendo oltre quelle
fasce particolarmente vulnerabili, che da sempre si presentano ai nostri operatori. Quindi, non
parliamo più solo di stranieri e di donne, per lo più impegnate nel lavoro di cura. La crisi, cioè, ha
ormai raggiunto anche quelle realtà che fino a un paio di anni fa sembravano condurre un livello di
vita dignitoso, anche se modesto. È il caso delle famiglie di stranieri che, grazie al lavoro, potevano
avere un permesso di soggiorno e quindi garantire a sé e ai propri cari la possibilità di integrarsi
nel nostro tessuto sociale, inserendo i figli nelle nostre scuole e nelle nostre comunità e che ora, a
seguito della crisi, vedono messo in discussione tutto il loro progetto di vita. Ma è anche il caso di
quelle famiglie italiane in cui la presenza di un capofamiglia regolarmente occupato ha sempre
garantito una certa stabilità e che ora, con la crisi del mercato del lavoro, si trovano costrette a
rivolgersi ai nostri servizi.
Il rapporto di quest’anno contiene poi un approfondimento sull’esperienza del Fondo Famiglia
Lavoro. In questa sezione vengono analizzati i dati relativi alle 3.237 persone che, nel periodo
gennaio-settembre 2009, hanno richiesto un contributo al Fondo e alle 2.332 che ne hanno potuto
beneficiare.
Dall’identikit tracciato emerge che, per quel che riguarda la professione, 2/3 dei beneficiari sono
operai generici nel ciclo dell’industria, della sub fornitura e dell’edilizia; seguono i lavoratori non
qualificati nei servizi e un 15% di persone con lavori dequalificati, saltuari o irregolari. Solo il 5% ha un profilo professionale medio-alto (insegnanti, professionisti o dirigenti). Se però scorporiamo quest’ultimo dato in base alla cittadinanza, vediamo che la percentuale tra gli italiani sale
all’11,5%, a testimonianza di una crisi che si è estesa anche a quelle fasce di popolazione che fino
a ieri sembravano essere al sicuro e che oggi hanno trovato il “coraggio della miseria” per
rivolgersi al Fondo Famiglia Lavoro.

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