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“Punire chi delocalizza? E’ cultura antiindustriale”

Il presidente di Confindustria Bergamo contesta le posizioni di chi, Lega e sindacati, vorrebbe penalizzare le imprese che delocalizzano.

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"Dietro questo modo di ragionare ci vedo un sottofondo di cultura antiindustriale che, come un fiume carsico, ogni tanto riaffiora". Di fronte all’inedita saldatura tra la Lega Nord da un lato e Cisl e Cgil dall’altro sull’emendamento inserito nel Piano regionale di Sviluppo per disincentivare le imprese che delocalizzano, il presidente di Confindustria Bergamo Carlo Mazzoleni si dichiara sconcertato. "Se introduciamo meccanismi che ingessano il mercato chi verrà più sul nostro territorio? Se un’impresa sa che un domani, di fronte ad una scelta strategica che impone di trasferirsi altrove, rischia di subire una penalizzazione ci pensa due volte a venire da noi. Questi provvedimenti non sono per nulla lungimiranti". 
Anche se Cisl e Cgil, per bocca dei segretari provinciali Ferdinando Piccinini e Luigi Bresciani, si dicono convinte dell’opportunità di tentare strade nuove e di impedire che le aziende abbandonino troppo facilmente il territorio in cui hanno operato in tempi di vacche grasse, il leader degli imprenditori bergamaschi ribadisce che la posizione non fa i conti con la realtà. "I meccanismi dell’economia si basano su leve che hanno poco a che vedere con incentivi e disincentivi. Io sono contrario agli uni e agli altri, anche se in situazioni eccezionali possono sembrare utili. I posti di lavoro, e le aziende soprattutto, non si creano né si mantengono per decreto. Alla politica tocca creare le condizioni competitive, non inventarsi soluzioni che rischiaano addirittura di essere controproducenti". Mazzoleni allarga il discorso e provocatoriamente aggiunge: "Se portassimo all’estremo certi ragionamenti dovremmo penalizzare anche il negoziante che decide di cambiare provincia o il medico che sposta il suo ambulatorio altrove".
Di tutt’altro tenore la posizione di Luigi Bresciani, segretario Cgil:
“La Commissione Bilancio della Regione Lombardia ha approvato un emendamento della Lega Nord al Piano regionale di sviluppo che prevede disincentivi, fino alla revoca dei contributi, per le imprese che trasferiscono fuori dal territorio lombardo le attività produttive. Condividiamo in pieno questa iniziativa anche perché non si capisce perché la Regione Lombardia dovrebbe incentivare e dare contributi, cioè soldi, di tutti i contribuenti ad imprese che poi se ne vanno fuori Regione o fuori dall’Italia. Così come condividiamo la proposta del PD lombardo di rafforzare ancora di più l’emendamento per evitare che resti una scatola vuota prevedendo, nel caso di “contributi superiori a 100.000 euro, la sottoscrizione di una fidejussione per garantirsi il recupero dei fondi concessi nel caso l’azienda trasferisca all’estero la produzione. 
Adesso serve una seria politica industriale che favorisca il mantenimento in patria delle attività produttive attraverso incentivi fiscali, sostenendo gli investimenti nei settori più innovativi e di qualità e una politica del Governo che diminuisca la pressione fiscale sul lavoro dipendente e sulle pensioni”.

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Commenti

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  1. Scritto da boss

    Come è possibile difendere chi delocalizza? Questi pseudoimprenditori chiudono l’unità produttiva in Italia, producono in Romania, o Cina o in Bangladesh, importano le merci in Italia e poi vorrebbero, che gli operai da loro licenziati, comprassero le loro merci. Con quali soldi? E con quale beneficio, se non il loro? Ostenteranno un mega suv o una barca ormeggiata a Portifino avendo magari una dichiarazione dei redditi da 20 mila euro?

  2. Scritto da pm

    @3: ha dimenticato un dettaglio: producono in Cina, importano le merci a un decimo del costo precedente, ma le rivendono allo stesso prezzo di quando le producevano in Italia.
    Poi, quando c’è l’occasione, piangono per la crisi.

  3. Scritto da truss

    si fa alla svelta quando si sta dalla parte di quelli che hanno la grana a riempirsi la bocca di frasi tipo “cultura antiindustriale” … vieni di qua, dalla parte di noi cittadini “normali” a far quadrare i bilancio familiare … prova questa bella avventura ! vedrai come cambi idea !

  4. Scritto da sergio

    Perché allora, i francesi i tedeschi delocalizzano mentre innovano? Il problema riside nella mancanza di politiche vere che abbiano una visione globale. Il vantaggio competitivo della delocalizzazione deve essere concesso di fronte ad impegni veri sul territorio!

  5. Scritto da empioasceta

    si dai, delocalizziamo anche il cervello a questo punto…credo che quello di molti italiani non sarebbe poi una grande perdita per questo paese

  6. Scritto da Red Cloud

    C’è un che di contraddittorio e poco industriale in quanto dice Mazzoleni. Il pubblico correttamente incentiva le realtà che si vogliono insediare sul proprio territorio e non quelle che vogliono delocalizzare e questa non è mancanza di cultura industriale bensì cultura industriale basata sulla concorrenza. Troppo bello fare gli industriali con i soldi altrui e solo con benefici.

  7. Scritto da DettoChiaro

    Rimane il fatto che su certi prodotti o si delocalizza o non si vende per questione di costi.
    Quindi se si delocalizza i lavoratori e l’indotto locale perdono il lavoro perché si è delocalizzato. Se non si delocalizza le vendite andranno a zero e perderanno il lavoro lo stesso.
    E’ un problema complesso che richiede una politica industriale da grande nazione. Non se ne viene fuori con slogan e azioni propagandistiche.
    Istituzioni, Industria, Parti Sociali dovrebbero fare progetti seri su questo.

  8. Scritto da andrea

    troppo comodo per voi industriali portare la produzione all estero per guadagnare sulla manodopera ed utilizzare ilo marchio made in italy,secondo me sinonimo di garanzia del prodotto.
    volete produrre con meno costi,bene subitene le conseguenze via il made in italy e dazi sui prodotti importati ….. semplice

  9. Scritto da cultura ANTI

    Mi spiace, dott. Mazzpleni, ma se QUESTA, è CULTURA INDUSTRIALE, ne facciamo a meno. E siamo per altra cultura, industriale e non.
    2 e 3 dicono cose talmente ovvie che non occorre aggiungere altro.
    Ma con quale faccia viene a predicare?

  10. Scritto da Rossodentro

    Se penalizzare chi delocalizza è antindustriale cose dovremmo fare? Dargli un premio e dirgli anche grazie? Totò direbbe: “ma mi faccia il piacere!”

  11. Scritto da DettoChiaro

    E’ la reazione alle delocalizzazioni/utilizzo di immigrati fatti senza profondità strategica, organizzativa, innovativa.
    I lavoratori italiani sostituiti per inseguire la Cina sul prezzo ma senza innovare, crescere, creare lavoro in nuove attività, inserire persone competenti invece dei famigliari propri, del sindaco, etc.
    Gli italiani votano e chiedono il blocco delle delocalizzazioni.
    Il primo errore sta generando il secondo.
    E si va alla deindustrializzazione.
    E poi alla rivoluzione.