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Il mercato caseario torna in fibrillazione

Non solo grana, tutto il mercato molla gli ormeggi: ora tocca a burro, gorgonzola, taleggio e provolone

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Non solo grana. Ormai tutto il mercato caseario è in fibrillazione. Anche formaggi come il gorgonzola, il taleggio, il provolone o le mozzarelle di latte vaccino, che sembravano immobili hanno invece mollato gli ormeggi e “staccato” al rialzo rispetto alle quotazioni di giugno.
“Se gli industriali volevano una conferma di lungo termine del buon andamento del settore adesso ce l’hanno – spiega Nino Andena, Presidente della Coldiretti Lombarda – e non possono più dire che la ripresa riguarda solo il grana, che pure assorbe il 50 per cento del latte lombardo”.
Il gorgonzola, ad esempio, sulla piazza di Milano, è passato dai 3 euro di giugno agli attuali 3,45 euro al chilo, la crescenza è salita da 3,9 a 4,25 euro, il taleggio da 3,9 a 4,25 o ancora il provolone è aumentato da 4,6 a 4,85 al chilo. Anche il burro, che pareva ancorato ai 3,4 euro si è mosso e adesso quota 3,45. E la tendenza positiva ha coinvolto pure un prodotto di largo consumo come le mozzarelle di latte vaccino (in confezioni da 125 grammi) balzate da 4,25 a 4,50 euro al chilo in una settimana.
“Ma il segnale importante arriva non tanto dall’entità di questa crescita, quanto dal fatto che si è sviluppata dopo settimane di sostanziale immobilità rispetto agli aumenti di grana e parmigiano – dice Andena – tutto il mercato sta tirando e non ci sono più scuse economiche per dire che non sono possibili miglioramenti dignitosi al prezzo del latte pagato agli allevatori”.
Parametrato ai valori del grana e del burro, iche invece alcune industrie di trasformazione stanno versando alle stalle come acconto o contro i 37-38 centesimi che invece altre realtà hanno deciso di pagare in base ad accordi con singole aziende agricole.
“La situazione del mercato è sotto gli occhi di tutti e solo chi è in malafede può continuare a dire che non ci sono le condizioni per venire incontro agli adeguamenti chiesti dagli allevatori – conclude Andena – non c’è praticamente più un solo prodotto trasformato che a fine agosto non abbia migliorato le quotazioni”.
 

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