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Italia terra di baby imprenditori

Gli under 20 sono attivi soprattutto nei settori del commercio (35,1%), delle costruzioni (23,3%) e dell’agricoltura (18,5%)

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In un anno in Italia sono più di 2200 i neo maggiorenni che aprono un’impresa individuale. La maggioranza dei “baby imprenditori” sceglie di mettersi in proprio seguendo le orme dei genitori, spesso restando nel medesimo settore dell’attività di famiglia, attività dove in precedenza hanno fatto la loro prima esperienza lavorativa, mentre pochi hanno cercato precedentemente un lavoro come dipendenti presso un’impresa esterna. La maggioranza ha deciso di non portare a termine gli studi, soprattutto “i baby imprenditori” del sud, ma ci sono anche neodiplomati e chi pensa, grazie alla propria attività, di pagarsi gli studi universitari. In pochi hanno aperto perché non hanno trovato lavoro o per abbandonare il “nero”, al sud come al nord.
Complessivamente i titolari di piccola impresa che hanno meno di 20 anni in Italia sono oltre 2600
. I più intraprendenti sono i “giovanissimi” del sud: la Campania è, infatti, la regione con la maggiore concentrazione (14,6%), seguita dalla Lombardia (13,4%) e dalla Sicilia (9,7%). Tra i “baby imprenditori” più di 7 su 10 sono uomini. Gli imprenditori italiani under 20 sono attivi soprattutto nei settori del commercio (35,1%), delle costruzioni (23,3%) e dell’agricoltura (18,5%).
I “baby imprenditori” fanno parte degli oltre 208mila titolari di impresa individuale in Italia che non hanno ancora compiuto 30 anni. I giovani risentono di più della crisi: in un anno sono diminuiti del -3,6% in Italia le imprese guidate da un under 30 rispetto alla media delle imprese individuali (-1,1%).
È quanto emerge da interviste e da elaborazioni condotte dall’Ufficio Studi della Camera di Commercio di Monza e Brianza su dati Registro Imprese – Infocamere.
“Questi giovani, anzi giovanissimi, che nonostante le difficoltà scelgono di aprire una nuova impresa rappresentano una scelta di fiducia – ha dichiarato Carlo Edoardo Valli, Presidente della Camera di commercio di Monza e Brianza. I giovani imprenditori che si fanno carico della sfida del fare impresa devono essere sostenuti nella loro crescita e nel consolidamento dell’attività, perché una piccola impresa di un giovane oggi potrà essere una grande impresa del domani.”

Chi è il baby imprenditore? Tra i “baby imprenditori” più di 7 su 10 sono uomini. La maggioranza dei “baby imprenditori” sceglie di mettersi in proprio seguendo le orme dei genitori, spesso restando nel medesimo settore dell’attività di famiglia, attività dove in precedenza hanno fatto la loro prima esperienza lavorativa, mentre pochi hanno cercato precedentemente un lavoro come dipendenti presso un’impresa esterna. La maggioranza ha deciso di non portare a termine gli studi, soprattutto “i baby imprenditori” del sud, ma ci sono anche neodiplomati e chi pensa, grazie alla propria attività, di pagarsi gli studi universitari. In pochi hanno aperto perché non hanno trovato lavoro o per abbandonare il “nero”, al sud come al nord.

I risultati dell’indagine per alcune regioni italiane I più intraprendenti sono i “giovanissimi” del sud: la Campania è, infatti, la regione con la maggiore concentrazione (14,6%), seguita dalla Lombardia (13,4%) e dalla Sicilia (9,7%). Gli imprenditori italiani under 20 sono attivi soprattutto nei settori del commercio (35,1%), delle costruzioni (23,3%) e dell’agricoltura (18,5%). In particolare scelgono di diventare imprenditori agricoli soprattutto gli under 20 della Puglia (31,7%), del Lazio (22,3%) e del Veneto (20%). Più della metà dei “baby imprenditori” calabresi e dei campani hanno aperto la propria attività nel commercio (rispettivamente il 54,4% e il 50,5%). Aprono una ditta specializzata nelle costruzioni e nei lavori edili i giovanissimi del centro-nord: dall’Emilia- Romagna (37,8%), alla Toscana (33,3%) e Lombardia (32,9%). E sempre in Emilia-Romagna, per la sua tradizione turistica e gastronomica, il 10,9% dei neomaggiorenni imprenditori hanno aperto un’impresa attiva nella ristorazione o nella ricettività.

La maggior concentrazione di giovani imprenditori si trova in Lombardia (13,5% del totale nazionale), seguita da Campania (11,9%) e Sicilia (10,3%). Anche i giovani risentono della crisi: in un anno sono diminuiti del -3,6% in Italia le imprese guidate da un under 30.

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