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Indesit, a Brembate Sopra la Pomigliano della lavatrici

Il giornalista Dario Di Vico, esperto di economia del Corriere della Sera, tratteggia un'analisi del caso Indesit e fa un paragone con la Fiat.

Il giornalista Dario Di Vico, esperto di economia del Corriere della Sera, tratteggia un’analisi del caso Indesit e fa un paragone con la Fiat.  

Insieme al più famoso Sergio Marchionne c’è un altro top manager che si sta ponendo da qualche tempo la stessa inquietante domanda: “Ci sono ancora le condizioni per produrre in Italia consistenti volumi di lavatrici e frigoriferi?”. Marco Milani è da sei anni l’amministratore delegato della Indesit, il gruppo che fa capo all’ex presidente della Confindustria Vittorio Merloni, considerato negli ambienti sindacali tutt’altro che un falco.
Eppure, mentre gli italiani andavano in ferie Milani si è visto costretto il 3 agosto ad emettere un comunicato di fuoco. Diciassette righe in cui, in risposta a un nuovo blocco dei magazzini messo in atto dai sindacati degli stabilimenti del Nord Italia, Milani non solo annullava l’incontro del 3 settembre per discutere il futuro degli investimenti in Italia, ma annunciava che avrebbe valutato “autonomamente ogni ulteriore iniziativa”.
Cosa voglia dire con esattezza questa frase nessuno lo sa o vuole dirlo, ma l’idea che si sono fatti i metalmeccanici è quella di una Pomigliano bis. Di una drammatizzazione ormai imminente. Uno scontro che questa volta vedrebbe la Fiom accanto alla Fim contro un gruppo come quello di Fabriano annoverato tra le colombe confindustriali.
Tutto ovviamente comincia con la Crisi che in casa Indesit vuol dire soprattutto crollo del mercato russo, considerato di primaria importanza nelle strategie della compagnia, seconda nella grande Europa solo alla Bosch.
Non ci fosse stata la recessione Milani aveva programmato addirittura di sbarcare alla grande in Cina e Brasile, però dopo i ripetuti cali del Pil in tutta Europa ha dovuto cambiare marcia e decidere di concentrare le forze sui mercati chiave. Ma ha anche varato una drastica ristrutturazione della produzione alla ricerca di economie di scala: da qui la scelta di chiudere due fabbriche del Nord: quella di Brembate (Sopra ndr) in provincia di Bergamo e quella di Refrontolo nel trevigiano, due zone a forte presenza leghista.
Nei piani di Milani c’è la concentrazione delle produzioni negli stabilimenti di Caserta e Fabriano che sono decisamente più grandi e quindi in grado di aumentare i volumi senza gravare sui costi fissi. Tra l’altro a Brembate l’Indesit produce lavatrici con carica dall’alto, un prodotto che si vendeva soprattutto nei Paesi dell’Est e che ora non morde più.
Il piano Italia predisposto dai manager Indestit prevede, oltre alla concentrazione produttiva verso Marche e Sud, anche un robusto investimento di 120 milioni per innovare i prodotti e presentarsi sul mercato con frigoriferi e lavatrici di gamma superiore, capaci di garantire margini più remunerativi a un’industria spesso in balìa delle grandi catene distributive e dei loro super-sconti.
Quindi nessuna delocalizzazione, anzi mantenimento della ricerca e dell’innovazione in Italia a due condizioni che Milani giudica indispensabili: a) la chiusura di due delle 8 fabbriche italiane; b) la definizione con il sindacato di un “pacchetto competitività” che prevede tra l’altro una rivisitazione delle pause di lavoro nella durata (da trenta a venti minuti) e nelle modalità di fruizione.
Ad onta delle tradizioni sindacali del gruppo Merloni, orientate alla cooperazione se non alla complicità, il dialogo con i sindacati è stato difficile fin dall’inizio. Anche perché i metalmeccanici si sono sentiti in qualche modo spalleggiati dagli esponenti leghisti che dal parco di Pontida avevano giurato che avrebbero fatto vedere i sorci verdi ai padroni sinistrorsi dell’Indesit.
In particolare Fiom e Fim hanno avallato una forma di lotta come il blocco dei magazzini che ha mandato su tutte le furie i dirigenti vistisi impossibilitati ad effettuare le consegne a quei pochi clienti che ancora volevano lavatrici a carica dall’alto. Per tutto il mese di giugno si è discusso sull’ipotesi di sospendere la protesta e solo a metà luglio, con un’intesa firmata a Roma in sede ministeriale, l’Indesit aveva ottenuto l’auspicata tregua. In cambio aveva fissato per l’inizio di settembre l’inizio della trattativa sugli stabilimenti e sulla produttività. Ma il 2 agosto gli operai di Brembate e Refrontolo sono tornati a bloccare i camion con le lavatrici da vendere ed è successo il patatrac.
Come si può constatare tra il caso Fiat e quello Indesit ci sono sicuramente analogie ma anche differenze. La produzione di elettrodomestici somiglia molto all’auto perché sono entrambi beni di consumo durevoli e richiedono in fabbrica il ricorso alla linea di montaggio quindi rendono decisivo il negoziato sulle pause e sulla flessibilità.
Contrariamente a Marchionne, che è andato persino al Meeting di Rimini, Milani sta attentissimo a non esporsi, ma la sensazione è che stia per iniziare l’autunno più lungo delle relazioni industriali made in Italy. Non solo a Pomigliano.
Dario Di Vico

 

Commenti

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  1. Scritto da Marcello M.

    L’articolo dice la verità. La cisl è infatti venduta a pomigliano e compromessa a Brembate. Di Vico ha visto bene.

  2. Scritto da ex disocupato

    @8 inutile risponderti..

    Porca di quella eva…riesci a capire che e naturale che cercheranno di portare via tutto ma neanche bloccando lavatrici e macchinari non cambierà nulla?
    Riesci a capire che all’iper troverai sempre e comunque lavatrici indesit?
    Riesci a capire che fra 3 4 mesi gli operai non reggeranno il presidio..e i camion entreranno?
    NON C’è PEGGIOR SORDO DI UNO CHE NON VUOL SENTIRE

  3. Scritto da ex disocupato

    @6 tù hai mai visto far credere una cosa mentre…si agisce diversamente?

  4. Scritto da roberto fugazzi

    @ 7…io so solo che stanno portando via più lavatrici che possono!..non è un bel segnale!…FINO ALLA CHIUSURA DELLA VERTENZA NON SI DEVE MOLLARE IL MAGAZZINO!!!!….il resto sono chiacchere!

  5. Scritto da orazio coclite

    E’ bello leggere quello che finora su questo tipo di giornale non si era mai letto ,i blocchi della merci alla base della decisione finale di chiusura.Come mai il solerte direttore non ha ritenuto di informare i suoi lettori che c’erano stati anche questi blocchi PRIMA della dichiarata intenzione di chiudere qui e non solo dopo?
    Per una volta devo dire grazie a DiVico che certo non sta dalla parte dei “Padroni”

  6. Scritto da GD ISOLA

    rhttp://www.facebook.com/home.php?#!/event.php?eid=115142405205666&ref=ts
    Appuntamento importantissimo organizzato dai “Giovani Democratici dell’Isola” ad Almenno San Bartolomeo,
    giovedì 9 settembre alle ore 20.30.
    Un concerto (suoneranno “La Garibaldina” di Terno d’Isola e i “Folkstone” in acustico) per raccogliere fondi a sostegno dei lavoratori della Indesit e contro la decisione del management di chiudere lo stabilimento di Brembate. Vi aspettiamo

  7. Scritto da UNIONE SINDACALE di BASE (USB) di BERGAMO

    IL PUNTO DI FORZA dei lavoratori INDESIT di BREMBATE SOPRA è il magazzino pieno di lavatrici,da qui il PRESIDIO che si è mantenuto anche nel mese di agosto,nel silenzio dei madia! Ora tutti i nodi verranno al pettine e solo la determinazione dei lavoratori impedirà una soluzione di compromesso pagata dai lavoratori! BREMBATE come POMIGLIANO NON SI PIEGA! Noi come UNIONE SINDACALE DI BASE sosterremo fino in fondo LA LOTTA DEI LAVORATORI INDESIT,auspichiamo che sia condotta dai lavoratori stessi!

  8. Scritto da Federazione della Sinistra

    Purtroppo Marchionne fa scuola
    ma a Brembete come a Pomigliano gli operai non dovranno piegarsi ai ricatti ed agli sporchi giochetti di padroni e manager
    si mantengano i blocchi al magazzino finche’ non sara’ fatta chiarezza e finche’ non saranno confermati tutti i posti di lavoro
    Non un passo indietro!

  9. Scritto da ex disocupato

    BREMBATE come POMIGLIANO NON SI PIEGA!
    Questi sono spot elettorali che gli operai condividono fino ad un certo punto…i mnagazzini pieni significano poco perche ”indesit” tiene anche altri magazzini pieni..
    E più facile affamare una famiglia di un operaio…che demolire una multinazionale
    Pertanto ti invito a non raccontare stronzate, e vedere la realta
    Io direi….”dopo pomiliano.. brembate”

  10. Scritto da roberto fugazzi

    a 5 ex disocupato…Come ti spieghi allora l’irritazione aziendale per il presidio,proseguito per tutto agosto?…evidentemente ,oltre alla ora quotidiana di sciopero,il BLOCCO DEI MAGAZZINI interessa eccome l’azienda! Per cui AVANTI CON IL PRESIDIO!…fino ad una chiara marcia indietro della volontà di chiudere BREMBATE!
    Cerchiamo piuttosto di non lasciare soli i lavoratori INDESIT in lotta per difendere 430 posti di lavoro! Costruiamo attorno a loro la massima solidarietà possibile! AVANTI….