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Il “cappio usuraio” con pagamenti in denaro o prestazioni gratuite

Alcune intercettazioni riportano i commenti sulle condizioni di una vittima che si aggirava in bicicletta alla disperata ricerca di denaro da consegnare agli “strozzini”

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Si trattava di un’associazione criminale in grado di assoggettare pesantemente le proprie vittime, secondo quanto emergerebbe dalle indagini di carabinieri e procura che hanno portato all’arresto di 5 persone.
In diverse occasioni i debitori, in preda alla disperazione, sarebbero stati costretti a far contrarre ai propri familiari ulteriori debiti, oppure si sono dovuti rivolgere ad amici e parenti per ottenere denaro in prestito. Le richieste di denaro, secondo quanto emerso dalle indagini, avevano una accelerazione verso la fine di ogni mese quando le “scadenze contrattuali” prevedevano il rientro degli interessi e/o dei capitali. Il sistema che avrebbero adottato all’interno della banda era quello tipico del “cappio usuraio”: i debiti vengono “prorogati” mediante il versamento dei soli interessi mensili, con l’effetto collaterale di prolungare “l’agonia” finanziaria della vittima, fino a portarla alla cessione dell’attività.

Dall’attività investigativa emergerebbe che il sodalizio proponeva anche metodi di pagamento alternativi: sono infatti al vaglio degli investigatori le compravendite di alcuni immobili di proprietà delle vittime siti in rinomate località turistiche sia di mare che di montagna – localizzati nelle province di Varese, Milano, Novara e Catania – sulle quali grava il sospetto che possano essere state cedute a saldo del debito tramite operazioni fittizie. In altri casi i debitori sarebbero stati costretti a prestazioni lavorative gratuite presso alcune imprese edili riconducibili – direttamente o tramite prestanome – all’organizzazione, alle quali talvolta è stata altresì garantita la fornitura gratuita di materiale edile vario. E proprio nel settore dell’edilizia sarebbe avvenuto il riciclaggio del denaro, sia attraverso imprese direttamente riconducibili ai membri dell’organizzazione che attraverso false fatturazioni emesse tramite imprese compiacenti.
Alcuni soggetti, in corrispondenza delle scadenze, hanno anche cercato di sottrarsi all’azione assillante del “boss” e dei suoi “soci”, non rispondendo più alle chiamate.
Ma da quanto sarebbe emerso il capo dell’organizzazione è sempre stato comunque in grado di raggiungerli, per “ricordare” le condizioni da rispettare, aumentando così lo stato di totale sudditanza delle vittime.

L’attività di riscossione, ricostruiscono gli investigatori, era affidata principalmente ad un soggetto particolarmente vicino al “boss” (che lo definiva “nipote”), che entrava in scena dopo che lo stesso capo, attraverso minacce più o meno velate, costringeva le vittime a restituire il prestito usuraio. L’estrema spregiudicatezza del sodalizio sarrebe inoltre dimostrata dalle numerose risultanze investigative acquisite che hanno consentito di verificare – in varie circostanze – la volontà di alcuni di dare luogo anche ad azioni minatorie eclatanti, come ad esempio incendiare le attività delle vittime morose. In alcuni casi sarebbe stato lo stesso “boss” a fermare l’irruenza di qualche suo correo, convinto di poter risolvere la situazione con un suo diretto intervento, salvo poi rendersi in prima persona protagonista di episodi di violenza: in una circostanza infatti avrebbe colpito violentemente al volto un usurato in forte ritardo con i pagamenti, causandogli la rottura del setto nasale e la perdita di un dente.

Non sarebbero mancati neanche episodi di cinico scherno a danno delle vittime: emblematiche sono alcune intercettazioni che riportano i commenti sulle condizioni di un soggetto che si aggirava a bordo di una bicicletta alla disperata ricerca di denaro da consegnare agli “strozzini”.

Lo stato di soggezione era tale che alcune delle persone offese, per timore di più gravi ritorsioni, non hanno collaborato rischiando di rispondere anche per il reato di favoreggiamento.
Negli ultimi due anni l’azione di contrasto all’usura e alle estorsioni è stata una priorità strategica del Comando Provinciale di Varese. Numerose sono state le operazioni contro questi reati, che hanno visto complessivamente l’arresto di 179 soggetti e la denuncia per altri 96 indagati.

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