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In vacanza nei luoghi di Giuseppe Verdi

Da Roncole a Sant'Agata passando per Busseto: ecco le tappe imperdibili per un viaggio verdiano.

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Sono passati tanti anni, eppure riecheggia ancora la presenza Maestro. La sua anima, la sua opera e le il suo ricordo, sono ancora vivi in tanti luoghi legati alla sua giovinezza. La prima tappa d’obbligo è senz’altro Roncole Verdi, poco più di tre chilometri da Busseto, dove si trova la casa natale del compositore. Niente si lussuoso, ma un’umile abitazione di campagna, dove il giovane Verdi mosse i primi passi con l’organo. Altra tappa, a Busseto, Casa Barezzi, dimora del benefattore e suocero di Verdi, Antonio Barezzi e sede dell’ottocentesca Filarmonica Bussetana, palestra giovanile del Maestro. In questo palazzo, che si affaccia su Piazza Verdi, è stato ripristinato lo storico salone sede dell’Associazione Amici di Verdi (www.amicidiversi.it). Da ricordare anche Palazzo Orlandi, locato quasi a metà della via maestra, che Verdi acquistò nel 1845 e dove andò a vivere, per un certo periodo, insieme a Giuseppina Strepponi. Nel 1848, poi, Verdi volle costruire la sua villa fuori Busseto, a Sant’Agata, piccolo centro del piacentino in comune di Villanova d’Arda. La villa conserva in modo integro l’appartamento del maestro unitamente al grande parco che circonda l’edificio. Qui sono custoditi importanti cimeli verdiani, ricordi della sua vita e opere d’arte.
Ma una vera “full immersion” nella rappresentazione verdiana la si può vivere nel Museo Nazionale Giuseppe Verdi che ovviamente ha sede a Busseto. Un museo “particolare”: non una galleria di cimeli, con reliquie o fogli ingialliti, ma davvero lo straordinario “spettacolo” verdiano, un’avvincente messa in scena dell’opera e della vita di Verdi nella splendida cornice di Villa Pallavicino a Busseto, terra natale del Maestro. Un museo delle suggestioni, uno spazio zeppo di storia, che non raccoglie oggetti originali appartenuti al Maestro, ma evoca tutto il suo mondo attraverso la magica ricostruzione di un’ipotetica dimora ottocentesca fatta di arredi e ricordi certamente cari a Giuseppe Verdi. I visitatori possono liberamente girare da una stanza all’altra come sulla scena di un teatro, diventando così spettatori del tutto “particolari” in grado di muoversi all’interno dello spettacolo, cosa impossibile a teatro.
Ogni ambiente del percorso museale è dedicato a un’opera di Verdi, dall’esordio con “Oberto Conte di San Bonifacio” (1839) fino all’ultimo capolavoro: “Falstaff” (1893). E, naturalmente, la grande musica del Maestro accompagna il viaggio. Dietro al Museo, ci sono tanti anni di lavoro e la voglia di vincere una sfida è entusiasmante: fare a Busseto per Verdi quello che Saliburgo ha fatto per Mozart e Bayreuth per Wagner. Non mancano, quindi, eventi e iniziative all’insegna della musica classica e soprattutto operistica: concerti con star internazionali della lirica e serate con giovani talenti; premi, convegni, gadgets e anche squisite degustazioni dei migliori prodotti della tradizione enogastronomia parmense, un fiore all’occhiello del “Made in Italy”.

(da lastampa.it)

 

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