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Persone in coma: le vite sospese di Francesco Cito fotogallery

All'ex chiesa della Maddalena dal 4 settembre gli scatti in bianco e nero del grande fotogiornalista raccontano la solitudine delle famiglie.

Belli, nel limite della loro assenza, emarginati, venerati o semplicemente – per un tempo sconosciuto – interrotti. Sono i corpi dei tre protagonisti della mostra fotografica “Coma: vite sospese” di Francesco Cito, che si inaugura il 4 settembre 2010, alle ore 19, nell’ex Chiesa della Maddalena (via Sant’Alessandro) a Bergamo.
Ritenuto da molti il miglior fotogiornalista italiano, Cito – in una dozzina di scatti in bianco e nero – racconta la solitudine delle famiglie delle persone in coma, senza moralismi e facili ricette risolutive.
“I loro occhi ti guardano,sembrano scrutarti attentamente – dice – sembrano volerti chiedere chi sei, sembrano… E’ bastata una caduta dal motorino, un incidente, un’anestesia andata a male ed è rimasto solo buio”. Un’oscurità dentro cui si muovono angosce, speranze, desideri di chi li accudisce.
Le immagini del grande fotogiornalista portano dentro quella relazione profonda che c’è tra il vivere ed il morire, quell’intervallo sospeso abitato dall’amore e dalla fatica di chi si prende cura, interrogandoci su come la rappresentazione mediatica cambia il nostro universo simbolico, dove percezione del tempo e dello spazio, sentimenti, realtà individuale e sociale sono fragili..
Cosa rappresentano per noi, per la collettività, per le famiglie, Cristina, Davide, Federico Max e gli altri i corpi che l’autore ha fotografato per anni?
Raccontano forse il senso della morte e della vita riuscendo a scandagliare nei nostri nascosti processi mentali ed emotivi?
E’ noto che la figura antropologica compromessa oggi dai media è la “partecipazione”, ossia quell’esperienza in comune, motivo fondante in tutte le culture, che stiamo perdendo. I media, rendendoci spettatori e non attori di un evento, ci spingono a diventare solo“consumatori” di immagini.
Con le fotografie di Francesco Cito che ha un approccio meditativo ed emozionante ma, nel contempo, crudamente reale, ciò non è possibile. I corpi spenti nella consunzione di una vita sospesa, senza alcuna forma di controllo onnipotente sul reale, continuano a vivere negli atti di chi li accudisce, conservando una loro intima eloquenza.
La mostra, a cura di Nicoletta Prandi, resterà aperta sino al 19 settembre 2010.
Orari: feriali 16-20/ festivi 10- 20
Ingresso libero.

Commenti

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  1. Scritto da marilena

    non andrò a vedere la mostra perchè non ne ho il coraggio, mi parrebbe di violare un dolore. Come dice bene l’autore dell’articolo, la partecipazione come esperienza in comune e accudimento collettivo non esiste più.Mi fa molta tristezza pensare che solo alcune persone si fanno carico della cura,qualcuno per lavoro e i parenti per amore,è troppo difficile affrontare un problema così delicato,credo vada rispettato il dramma dei parenti e la solitudine che nessuno riusciràmai ad alleviare…