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Per gli italiani l’investimento più sicuro è la casa

Lo dice una recente indagine del Censis, che evidenzia però come più di un terzo degli italiani non abbia ora risparmi da utilizzare

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L’investimento in un immobile è considerato il canale preferibile per l’impiego dei risparmi familiari: è quello che dice una recente indagine del Censis, il centro studi di investimenti sociali.
Più precisamente, il 22,7 per cento degli italiani ritiene che l’acquisto di una casa sia la forma di utilizzo dei propri risparmi da privilegiare: una opinione che batte di quasi un punto la quota di coloro che pensano che i risparmi vadano mantenuti liquidi sul conto corrente. Solo l’8,5 per cento giudica preferibile acquistare azioni e quote di fondi di investimento.

Va segnalato però come la quota di italiani che dichiara di non avere risparmi da utilizzare è ancora molto alta: il 39,7 per cento.

Una situazione che peggiora la percezione del rapporto tra domanda e offerta. Ad esempio, molti degli intervistati non hanno percepito il calo calo dei costi delle abitazioni in corrispondenza della crisi: era l’opinione del 35,6 per cento degli intervistati in un’analoga indagine del gennaio 2009, era calata al 34,3 per cento a giugno dello stesso anno, ed è scesa prima al 33,6 per cento (a gennaio 2010) e poi addirittura al 27,2 per cento nell’ultima rilevazione dell’estate 2010. Il 23,6 per cento del campione ritiene che i prezzi siano al contrario aumentati, il 25,9 per cento che siano rimasti uguali, il 23,3 per cento non è in grado di esprimere una opinione in merito.



Se il 9,8 per cento degli intervistati dichiara di avere in programma una spesa per un intervento migliorativo della propria abitazione (percentuale che sale al 13,7 per cento nella fascia alta di reddito), una quota molto significativa, pari al 17,2 per cento, ammette di averne bisogno ma che in questo momento preferisce rinviare. La percentuale delle famiglie che rimandano l’intervento di manutenzione o ristrutturazione della casa sale al 21,3 per cento al Sud ed è più elevata tra il ceto medio (19 per cento).

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