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Fischio d’inizio, tutti all’inseguimento della solita Inter

Novit??? Tante. In campo e in tv. ?? il campionato del dopo-mou, del rientro dell???ex Adriano, della ri-consacrazione dei numeri 10 e dello spezzatino tv

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Quello che sta per iniziare è il campionato di un calcio che si ritrova ad avere, come Vecchio Saggio, un signore che si chiama Antonio Cassano. Incredibile, vero? Come non chiedersi se sia cambiato lui o se, invece, siamo cambiati tutti noi? Per di più, il suo unico vero erede possibile, Mario Balotelli, ha scelto l’Inghilterra. Si incroceranno solo nella Nazionale rifondata su loro due, il che meriterebbe un pezzo a parte sul tema “ragioni per le quali vale la pena di seguire la nazionale”. Anche se arrivare già al punto 2 sarebbe un’impresa. Mentre il nostro caro vecchio campionato, per quanto da tempo sia stato abbandonato dal titolo di “più bello del mondo”, qualche motivo in più per essere seguito ce l’ha.
LO SCAPESTRATO DI RITORNO – Per esempio. Si parla di (ex?) scapestrati al potere, quindi il pensiero non può che correre al loro Imperatore. È di nuovo tra noi Adriano, questa volta con la maglia della Roma. Le promesse di redenzione, i buoni propositi li abbiamo già sentiti, e più di una volta. Sul suo futuro, le certezze sono due: a) se pensa che Roma sia un ambiente per lui più facile di Milano, si sbaglia di grosso; b) per clima, luce, colori e carattere, Roma assomiglia alla sua Rio de Janeiro molto più della città lombarda: e questo per lui può fare, in meglio, una differenza enorme. (Com’è facile notare, i punti 1 e 2 sono in contrasto fra loro: la sfida per la Roma è tutta lì).
TUTTI MISTER SENZA SCUDETTO – Il campionato che sta per iniziare sarà fino a primavera inoltrata un campionato «senza vincitori». Nel senso che, per la prima volta da tanti anni, nessuno dei 20 allenatori al via ha mai vinto lo scudetto. L’unico che c’era, il campione in carica José Mourinho, se n’è andato nell’unica maniera che conosce, cioè esagerando: nei modi ma soprattutto nelle vittorie, con la tripletta Coppa Italia-Campionato-Champions League mai riuscita a nessuno. Volendo, l’assenza di tecnici scudettati è anche una fotografia del calcio italiano oggi (visto e considerato che, per dire, solo in Inghilterra ce ne sono tre: Ancelotti, Mancini e Capello). Ma insistere troppo su un tema come questo sarebbe ingiusto nei confronti dei nuovi arrivati come Rafa Benitez, che non è proprio l’ultimo dei fessi.
UNA SERIE A VEDOVA DI MOU – Ecco, a proposito. Questo sarà anche il primo campionato d.M., dopo Mourinho. Definizione che a lui piacerebbe di sicuro, al resto del mondo molto meno e che può sembrare esagerata, visto che – in fondo – il portoghese dalle nostre parti è rimasto solo due anni. Piuttosto intensi, però. Sarà perciò interessante vedere che eredità ha lasciato. Tecnicamente, per esempio, adesso sembra che sia impossibile giocare a calcio senza il 4-2- 3-1. Ma questo è il meno: sono bastati pochi mesi per vedere sfuggenti diplomatici come Spalletti trasformarsi in puntuti polemisti. Il successore di Mourinho, Rafa Benitez, ha finora presentato la faccia di uomo più pacioso del mondo. Farà altrettanta tendenza o continueremo a divertirci (un pochino) di più nei dopopartita? CHE FINE FANNO LE “BANDIERE” – In Spagna, infatti, stanno cominciando a capire quel che li aspetta: «La stampa è uguale da tutte le parti: vede solo quello che vuole vedere, e questo è più importante della realtà », ha risposto Mou a chi ha giudicato il suo Real un po’ troppo difensivista. Se José non inizierà da subito a stravincere, finirà che gli rinfacceranno anche la dipartita della bandiera Raul, cioè il suo primo, vero, significativo atto da neoallenatore delle merengues. Negli stessi giorni, la Juventus di Delneri-Marotta cercava di svendere Diego, mentre Del Piero (entrato al suo posto) segnava la solita punizione nei preliminari di Europa League. È soprattutto da scelte come questa che dipenderà il campionato (e pure i prossimi) dei bianconeri.
IL DESTINO DEI NUMERI 10 – Perché, si sa, da quando il 4-4-2 è un po’ passato di moda, i numeri 10 hanno riacquistato qualche importanza nel destino delle squadre. Perciò si accettano scommesse: il miglior numero 10 della stagione avrà la maglia n. 27, rosa e nera. Si chiama Javier Pastore, ha 21 anni e sta per iniziare il suo secondo campionato nel Palermo. Se non gli succede niente (infortuni o smarrimenti per strada), l’uomo – vabbè, il ragazzo – per cui vale la pena di investire al Fantacalcio e di sintonizzarsi su una partita che non sia quella della propria squadra del cuore è questo argentino di quasi 1,90 che balla col pallone come il Kaká dei bei tempi.
IL RISCHIO “GALEONE”- Tempi che il Milan spera di riuscire a rinverdire con Pato, sotto la guida di Massimiliano Allegri. Un anno dopo Leonardo, un altro allenatore giovane da cui ricominciare da capo. Il brasiliano non si era mai seduto su una panchina in vita sua (e ha fatto un miracolo). Il livornese è un allievo di Giovanni Galeone, persona tanto piacevole e simpatica quanto sconsigliabile a qualsiasi squadra voglia tornare a vincere il più presto possibile. Insomma, il rischio che si divertano molto anche i tifosi delle altre squadre c’è. E piuttosto concreto.
FINALMENTE È SPEZZATINO TELEVISIVO- Ecco perché, alla fine, non si capisce tanto perché la frammentazione delle partite tra anticipi del sabato, della domenica a pranzo e posticipi del lunedì debba essere considerata la disastrosa fine di un’epoca. La fine di un’epoca, forse, ma perché disastrosa? Ogni calciofilo degno di questo nome ricorda i tempi di Tutto il calcio minuto per minuto che trasmetteva solo i secondi tempi e la sintesi domenicale delle 19 di una sola partita, come un periodo davvero grigio della propria esistenza, in cui sognava di avere calcio a ogni ora del giorno e della notte. Beh, ci siamo. Ci aspetta così tanto pallone da non avere nemmeno tempo per la nostalgia a buon mercato.

(da corriere.it)

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